Si è conclusa anche la nona giornata di campionato. E di tempo per riflettere ne abbiamo pochissimo visto che domani si riparte già alla...

Si è conclusa anche la nona giornata di campionato. E di tempo per riflettere ne abbiamo pochissimo visto che domani si riparte già alla grandissima con un turno infrasettimanale da paura. Giornata che ha regalato una nuova capolista al campionato: è la Roma di Garcia che è passata di autorità al Franchi di Firenze. Dietro, di gran carriera arriva il Napoli di Maurizione Sarri.

Andiamo a scoprire il meglio e il peggio di questa nona giornata di Serie A. E pronti che domani già si ricomincia. Non c’è sosta per chi delinque, mai.

TOP

Paulo Dybala

Dopo il pareggio contro l’altro Borussia (scusate, stamattina non funziona il copia-incolla) l’opinione pubblica si era scagliata compatta contro Massimiliano Allegri, colpevole di “non vedere” Paulo Dybala e di relegarlo troppo spesso in panchina. Quasi costretto, il tecnico livornese ha messo in campo l’argentino, che ha fatto ammattire tutta la difesa dell’Atalanta (meraviglioso il fallo con cui Paletta l’ha dovuto abbattere) e ha segnato il gol che ha sbloccato la partita.

Insomma, Allegri sarà stato contento della prestazione dei suoi e dei 3 punti che forse rilanciano la Juve nella rincorsa (abbastanza frenetica) alla prima metà della classifica, ma si sarebbe risparmiato volentieri i “te l’avevamo detto noi” di tutti quelli che volevano la Joya in campo da settimane.

Il Napoli del boss

Napoli ha un solo e unico padrone, in questo momento: Maurizio Sarri. Se solo lo volesse, potrebbe andare in panchina anche infrangendo le leggi, accendersi le sue 20 sigarette e fumarsele in santa pace mandando tutti a quel paese. Invece il buon Maurizione si accontenta del suo delinquentissimo filtro smozzicato che lo accompagna nelle sue imprese. E, a tempo perso, fa giocare il suo Napoli da scudetto. Padrone assoluto della baracca e del nostro cuore.

Certo, anche un Higuain in grandissima forma contribuisce a rendere più rosea la situazione. L’argentino, a suon di gol e saracche fortissime sta ripagando l’investimento dei milioni di fantallenatori che tra il mutuo per la casa e quello per acquistare il 9 del Napoli hanno scelto la seconda opzione.

Roma capoccia

Il doppio posticipo domenicale delle 18 ha regalato alla Serie A il dominio delle due romane. La Roma, da oggi capolista, è andata a vincere, di forza e prepotenza, in casa della Fiorentina (di cui parliamo sotto). La Lazio, invece, si è sbarazzata del Torino dimostrandosi praticamente imbattibile tra le mura amiche.

Grandi protagonisti: il fischiatissimo ex Momo Salah, che ha sbloccato la partita dopo pochissimi minuti, esultando poi a braccia alzate, quasi a chiedere perdono sperando di portare a casa la pellaccia. All’Olimpico, invece, si è rivisto il Felipe Anderson dei tempi belli, quello che Lotito voleva vendere a cifre astronomiche. E un Mauricio da premio Oscar, capace anche ieri di rischiare il rosso in più di qualche occasione.

La Samp spumeggiante

Tra le squadre emergenti di questo avvio, scegliamo la Samp di Walter Zenga (ieri in versione “le bombo tutte io” con un occhialino da sole nero da numero uno). 14 punti in classifica e obiettivo Europa che sembra quasi fattibile. La Samp è divertente, gioca bene, e davanti ha due fenomeni come Eder e Muriel che riescono a toccare in maniera divina le corde del nostro cuoricino.

E poi, diciamocelo, far giocare tanti bimbi come fa la Samp è sempre qualcosa di piacevole. Ah, quasi dimenticavamo. In mezzo al campo, nella squadra blucerchiata, c’è un padrone con una cresta da galera e le cattive intenzioni nell’anima: mister cartellino giallo, al secolo Fernando. Campione indiscusso dalla randellata molto facile.

FLOP

Fiorentina al sangue

Fino a qualche settimana fa, anche noi eravamo estasiati: la Fiorentina di Paulo Sousa giocava un calcio meraviglioso ed era in testa alla classifica. Ora, probabilmente, saremo noi che siamo diventati degli uccelli del malaugurio, ma la macchina perfetta del portoghese sembra essersi inceppata. Certo, uscire sconfitti dalle gare con due delle squadre più in forma del campionato (Roma e Napoli) non è qualcosa di cui preoccuparsi particolarmente, a meno di non voler essere eccessivamente pessimisti.

A queste due sconfitte, però, ci aggiungiamo quella con i polacchi del Lech Poznan in Europa League (polacchi che sono ultimi in campionato, da dire), con una partita dominata e poi sfangata in maniera invereconda dal Lech. Insomma, le scelte di Paulo Sousa non sono sempre vincenti. Pensiamo, soprattutto, a Bernardeschi usato ieri da terzino. Quando si vince, si passa per genio, quando si perde, però…

Da come si era messa a inizio anno, avevamo iniziato a pensare che l’Inter avrebbe potuto vincere il campionato con una serie praticamente infinita di uno a zero. E invece, la squadra di Mancini, alla fine, si è impantanata, e ha smesso di vincere. E, quasi, pure di segnare. Qualche problema sembra esserci: costruire azioni da gol è diventata impresa titanica per i nerazzurri, e Maurito Icardi non segna da quando Maxi Lopez era ancora sposato con Wandona.

L’impressione è che il gioco dell’Inter passi troppo dai piedi e dalle invenzioni di Jovetic, castrando un po’ le giocate di Icardi. Inoltre, solo ora Perisic comincia a carburare, ovviamente da quando è stato messo nel suo ruolo naturale. Di questo passo le ambizioni scudetto possono essere accantonate. A meno che Felipe Melo non decida di vincere il campionato da solo.

Il suicidio del Carpi

Il vero big match di giornata si è giocato sabato alle 18: Carpi-Bologna valeva una fetta di salvezza. E i biancorossi sembravano essere riusciti a controllare la gara. Passati avanti con il gol di Letizia, avrebbero solo dovuto controllare la gara. Invece il buon Lollo ha pensato bene di incasinare la situazione facendosi cacciare dopo poco, lasciando i suoi a soffrire in 10. E alla fine, di riffa o di raffa, il Bologna l’ha sfangata ribaltando la partita con i gol di Gastaldello prima e di Masina (fortissimo) poi.

Delio Rossi ha salvato la panchina, Sannino ha tirato una sequela incredibile di ingiurie al cielo nel postpartita. Il Carpi si può salvare, noi ci crediamo. Ma giocare così non è la strada migliore per farlo.

Verona in caduta libera

La faccia di Mandorlini ieri non prometteva niente di buono. Il tecnico del Verona era depresso, non aveva quasi la forza per prendere a calci nel deretano i suoi giocatori, cosa che immaginiamo avrebbe fatto molto ma molto volentieri. Il suo Hellas non ha ancora vinto una partita da quando è iniziato il campionato (unica squadra in serie A). 5 pareggi hanno fin qui tenuto a galla i gialloblu (ieri in una accecante divisa fosforescente tipo ANAS: probabilmente i calciatori veronesi si sono accecati guardandosi tra di loro, ecco spiegata la triste prestazione di Marassi) che devono ringraziare solo le squadre che hanno fatto peggio di loro.

Ma se continua così, Mandorlini di santi ne dovrà tirare giù parecchi per rimanere aggrappato alla panchina del Verona.