E’ vero, i numeri non dicono mai tutto, specialmente in un gioco come quello del calcio in cui alcune variabili, fondamentali, non possono essere...

E’ vero, i numeri non dicono mai tutto, specialmente in un gioco come quello del calcio in cui alcune variabili, fondamentali, non possono essere calcolate, con nessun indicatore. In questo caso, però, ci dicono abbastanza o quantomeno ci fanno capire, se mai ce ne fosse bisogno, che siamo di fronte ad uno dei difensori più decisivi della storia del gioco.

Stiamo parlando di Sergio Ramos: il Supereroe dei Blancos, l’uomo della provvidenza del Real Madrid, colui al quale rivolgere le proprie preghiere quando serve una stoccata decisiva, nel momento topico della partita.

82 gol in carriera, 47 dei quali di testa, sono un numero spropositato per un difensore centrale. A prescindere da tutto, da qualunque parte li si voglia guardare. Se poi volessimo rispolverare un classico motto, sempre valido, per cui “i gol non si contano, bensì vanno pesati” scopriremmo cose ancor più incredibili, così clamorose da farci dubitare di essere di fronte ad un uomo in carne ed ossa.

Già perché andando ad analizzare molti di questi suoi gol ci sembrerà di avere a che fare con un cyborg programmato appositamente per stroncare le emozioni altrui: un personaggio che, nel momento di difficoltà, trova sempre il mantello giusto a portata di mano, per salvare la propria squadra ed assurgere ad eroe.

Difficile dire quando sia avvenuta esattamente la trasformazione, il primo passo fondamentale potrebbe essere ricondotto a quel 24 maggio 2014 in quel di Lisbona, dove il suo Real Madrid si giocava la finale di Champions contro i rivali cittadini dell’Atletico. Tutto sembrava già scritto: la rete di Godin nel primo tempo, le barricate dei Colchoneros guidate in trancea dal Cholo Simeone, un copione già visto e rivisto. Fino al 93’ minuto di gioco, quando la palla incoccia sulla testa di Sergio Ramos e finisce alle spalle di Courtois. La rete vale i supplementari, ma di fatto è come se valesse la coppa. Nell’extra-time, infatti, sarà dominio delle Merengues.

A ben guardare già in semifinale, di quella stessa edizione della Champions, Sergio Ramos aveva dato sfoggio delle proprie qualità impallinando per due volte Neuer nella gara di ritorno contro il Bayern.

Da quel momento in poi è stato un crescendo rossiniano, in cui i momenti topici della stagione del Real Madrid portano impressi quasi sempre il suo marchio, indelebile.
Da quella finale del 2014 Sergio Ramos ha realizzato altri 21 gol, tutti di importanza vitale. Basti pensare alla rete realizzata nella rivincita della finale del 2014, due anni dopo, che ha portato in vantaggio i suoi, prima che Carrasco mandasse la partita ai supplementari e successivi rigori. Rigori che hanno consentito al Real di alzare l’undicesima coppa dalle grandi orecchie, rigori che lo hanno visto, ancora una volta, protagonista.

O ancora alla finale della Supercoppa Europea contro il Siviglia, disputata in Norvegia, in cui il difensore dei Blancos, senza pietà nei confronti della sua ex squadra, ha mandato la gara ai supplementari con un colpo di testa negli ultimi minuti. Gara poi vinta dal Real ai supplementari con un gol di Carvajal.

Memorabili anche, in tempi più recenti, il gol con il quale ha gelato al 90’ il Camp Nou, lo scorso Dicembre, e quello che ha regalato la vittoria per 3-2, la settimana successiva, contro il Deportivo.

Qualcuno ha pensato, più che legittimamente, di ribattezzare l’ormai vetusta “zona Cesarini” in una più attuale “zona Sergio Ramos“, tante sono le occasioni in cui il capitano madridista ha giustiziato i rivali nei minuti di recupero.

Il resto è attualità, con le immagini dei gol, o meglio del gol in quanto il secondo è stato derubricato ad autorete di Mertens, che ci scorrono ancora davanti agli occhi, ossessive come un mantra.

Di queste 21 rete realizzate dalla finale di Lisbona, ben 18 sono arrivate con il risultato in parità o con la sua squadra sotto nel punteggio. Sempre per quel discorso che non tutti i gol hanno lo stesso peso.
In questa stagione del Real Madrid solo Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Alvaro Morata hanno segnato più di Sergio Ramos, che è già arrivato a quota 10.

Ora arriveranno i più grandi esperti di pallone a dirvi che ieri si poteva, anzi si doveva, marcare a uomo un giocatore della sua pericolosità. La verità è che tutti gli allenatori migliori del mondo, e Sarri per quanto fatto vedere in termini di gioco merita di stare tra questi, Sergio Ramos lo hanno studiato a fondo.

Hanno provato a marcarlo a uomo, a zona, in qualunque altro diavolo di modo. Hanno cercato di inventarsi nuovi modi e stratagemmi ma la realtà è una e soltanto una: quando il gioco si fa duro e la palla inizia a pesare Sergio Ramos sveste i panni da comune mortale e indossa il mantello da Supereroe.

Era la mia centesima partita in Champions League e volevo segnare dei gol per aiutare la mia squadra in un momento delicato. Per una settimana mi hanno ‘ammazzato’, oggi invece sono di nuovo bravo. Non mi sento l’eroe della partita di oggi, abbiamo imparato a soffrire tutti insieme.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo