2002: il (mezzo) miracolo del Senegal 2002: il (mezzo) miracolo del Senegal
Ci sono storie, squadre e giocatori lontani da noi, per distanza geografica, culturale, calcistica, che però, per qualche oscura ragione incomprensibile alla mente umana,... 2002: il (mezzo) miracolo del Senegal

Ci sono storie, squadre e giocatori lontani da noi, per distanza geografica, culturale, calcistica, che però, per qualche oscura ragione incomprensibile alla mente umana, ci entrano nel cuore.

Si guadagnano uno spazio speciale, tra un ventricolo e l’altro, e non vogliono saperne di andare via. Restano lì, nascosti in quell’angolino, pronti a strapparci un sorriso o una lacrima ogni qual volta abbiamo voglia di ricordarci di loro.

E’ il caso della storia di questi ragazzi venuti dal nulla che, in un’estate amara per noi italiani, ci fecero divertire, entusiasmare e, perchè no, fare il tifo per loro. Era l’estate del 2002, e mentre Byron Moreno e Ahn Jung-Hwan cacciavano gli azzurri via dal Mondiale nippocoreano a pedate nel deretano, un gruppo di ragazzotti venuti dall’Africa scriveva una pagina indimenticabile di storia. Era l’estate del 2002 e il Senegal di El Hadji Diouf, Henri Camara, Pape Bouba Diop, Khalilou Fadiga e Tony Sylva si stava ritagliando quello spazio speciale nell’angolino del nostro cuore.

Un Mondiale strano, quello di Giappone e Corea. Sin dall’inizio, sin dalla prima partita. Che vede in campo, come da tradizione, i campioni del mondo (e d’Europa) in carica.

La Francia, contro un’allegra banda di ragazzotti africani che sembra essere sbarcata in Asia solo per fare folklore e colore, la più classica delle squadre simpatia. In quei loro completini colorati, di una marca sconosciuta al grande pubblico. Sembrano un’allegra combriccola destinata a salutare subito la manifestazione, nulla più. Il palo colpito da Trezeguet sembra presagire tristi sventure per i giovanotti africani. E’ ora di pranzo in Italia, quel 31 maggio.

senegalforma

E mentre gli italiani addentano la pastasciutta sulla tavola, una freccia con i capelli biondo platino e la maglia numero 11 si mangia tutta la fascia sinistra. Mette in mezzo un pallone dello stesso colore della sua capigliatura. Un ragazzo alto e magro, quasi smunto, raccoglie, conclude a rete, si fa respingere il tiro, ribadisce in porta. Scappa verso la bandierina, si toglie la maglia. Sotto non ha quelle maglie attillate da fenomeno che indossano in tanti. Ha una canottierina bianca, una di quelle che indossiamo anche noi, in mutande, davanti alla tv. Si toglie la maglia, la mette a terra, danza in cerchio con i compagni attorno a quella maglia. Da quel momento, il mondo imparerà a conoscerli. Imparerà a conoscere El Hadji Diouf e il suo talento, i suoi capelli biondo platino, il suo genio e tutta, ma proprio tutta, la sua sregolatezza. Imparerà a conoscere Pape Bouba Diop e tutti gli altri meravigliosi protagonisti di questa cavalcata.

Un gruppo saldamente nelle mani dell’allenatore Bruno Metsu. Forse l’unico personaggio in grado di tenere in mano questo gruppo di svitati. Un nero nel corpo di un bianco, come ama definirsi anche lui. Uno che ha capito che con questa squadra, più che provare a ingabbiare il talento dentro rigidi schemi, conviene lasciare loro il pallone e dire “giocate”. Mettere le chiavi del giocattolo in mano a Diouf e dirgli di accendere e spegnere l’interruttore a piacimento. E quell’estate, l’interruttore funzionò.

Diouf
Una difesa solida, due medianacci in mezzo, due frecce come Camara e Fadiga sulle ali. Bouba Diop a svariare, El Hadji Diouf a fare più o meno qualsiasi cosa gli andasse di fare là davanti: così giocava quel Senegal, una sorta di confusione organizzata, un caos regolamentato che però divertiva e faceva divertire.

«Prima di giocare contro la Francia sono andato a dormire alle 4 di mattina. Non avevo sonno: cosa avrei dovuto fare?» ammetteva candidamente Diouf. Un ritiro che sembra una fiera, con dentro mogli, fidanzate, parenti, amici, tifosi a suonare incessantemente tamburi e quant’altro. E uno stregone ufficiale al seguito della squadra, che non può ovviamente farne a meno.

Due pareggi con Danimarca e Uruguay per passare il girone. Entusiasmante il 3-3 con i sudamericani, con il Senegal avanti 3-0 dopo 38 minuti e il pareggio firmato da un rigore di Recoba a due minuti dalla fine. Ma non importava, perchè con 5 punti il Senegal, sorprendendo tutti, si era guadagnato il diritto di accedere alla fase ad eliminazione diretta. Un sogno per il paese, un sogno da inseguire sempre con il sorriso sulle labbra. Perchè quel gruppo lo viveva così, il pallone. Ma anche il Mondiale.

Ottavi di finale, di fronte c’è la Svezia. Che si è soprendentemente imposta nel “gruppo della morte”, su Inghilterra, Argentina e Nigeria. Larsson, complice un’uscita a farfalle di Tony Sylva, portiere dimenticato da tutti e salito alla ribalta nella partita con la Francia, porta immediatamente in vantaggio gli scandinavi. Ma il Senegal non ci sta. Henri Camara si inventa un gol strepitoso. Stop di petto, controllo di destro, palla spostata un metro più in là, fucilata di destro all’angolino. Pari. E’ una furia, Camara. Un motorino instancabile, su quella fascia destra corre come non ci fosse un domani, corre come se fosse l’unica cosa possibile da fare per continuare a campare. Tony Sylva continua a dire di no a tutto, e si va ai supplementari.

Supplementari che, all’epoca, prevedono ancora quella sadica tortura del golden gol. Come al campetto sotto casa. Chi fa questo, vince. Dopo 5 minuti di supplementari, la storia sembra aver deciso di dare il benservito al Senegal. Anders Svensson, sul dischetto dell’area di rigore, compie una magia. Si gira, si libera del difensore con una splendida veronica. Carica il destro, lo carica fortissimo. Un passo oltre il dischetto. Ancora pochi secondi e tutto sarà finito. Il pallone che gonfia la rete, Svensson che corre verso i compagni, l’arbitro che fischia la fine. Parte un bolide, parte un missile. E soffia Coly, che guarda partire il tiro. Soffia Tony Sylva, rimasto fermo immobile sulla linea di porta. Soffia Bruno Metsu dalla panchina con i suoi lunghi capelli ricci. Soffia lo stregone, che non può lasciar finire tutto così. Soffiano tutti molto forte, perchè quel pallone in porta non ci entrerà mai, Svensson non correrà da nessuna parte. Ad Oita giurano che quel palo stia ancora tremando.

coly
Al minuto 104, Pape Thiaw si inventa un colpo di tacco che spiazza tutta la difesa svedese. Lascia palla a Camara che fa partire un sinistro sporco. La palla rotola verso il palo. E soffia Henri Camara. Soffia Pape Thiaw. Soffia Bruno Metsu dalla panchina. Soffia, lo stregone, fino a farsi mancare il fiato. E soffiano bene, e il pallone bacia il palo e varca la linea, e Camara può togliersi la maglia e correre ad abbracciare i suoi compagni, la sua panchina, il suo Paese. L’arbitro può fischiare tre volte. Il Senegal è ai quarti di finale, tra le prime otto del mondo.

Il 22 giugno 2002, a Nagoi, ci sono due squadre che hanno appuntamento con la storia. C’è anche la miglior Turchia di ogni epoca. La Turchia di Hakan Sukur, Umit Davala, Emre Belozoglu, Yildiray Bastürk, Rustu Recber. Chiunque vinca, scriverà una pagina indimenticabile per il proprio Paese.

Dopo 19 minuti segna Camara. Ma le procedure per la sua elezione a Presidente della Repubblica e quelle per l’incoronazione a Imperatore Supremo del Senegal vengono interrotte da una stupidissima bandierina alzata e poi abbassata a 90 gradi. Fuorigioco. La partita è complicata, il Senegal non riesce a mettere in mostra il gioco rapido e veloce fatto vedere finora, la Turchia è una squadra legnosa, rustica e difficile da affrontare. E infatti si va ai supplementari dopo 90 minuti terminati a reti inviolate. Passano quattro minuti, solo quattro minuti. La nostra allegra banda è stremata, fisicamente e psicologicamente.

Umit Davala, con i suoi inguardabili capelli dal taglio sconclusionato, mette in mezzo un cross a mezz’altezza. E’ un attimo, è un momento, è un istante. Lo stregone deve essersi addormentato, perchè altrimenti farebbe inciampare Ilhan Mansiz. Gli farebbe sparare il pallone alle stelle, oltre i confini dello stadio. Ma lo stregone deve essersi addormentato, non c’è altra spiegazione. Mansiz gira la palla in rete alle spalle di Sylva, e con quel semplice gesto manda la Turchia in semifinale. Il crudele golden goal, sudden death nella formula originale, morte improvvisa, è piombato a Nagoia. E ha scritto la parola fine sulla favola del Senegal.

FUSSBALL: WM 2002 in JAPAN und KOREA
Una squadra irripetibile. Di lì a qualche anno, sarebbero piombati o ripiombati quasi tutti in un’onesta carriera da mestieranti. Diouf, preso dal Liverpool dopo quel favoloso Mondiale in cui pareva potesse dipingere calcio ad ogni allacciata di scarpe, sarebbe naufragato nel suo mare di eccessi, vizietti, bravate fuori e dentro il campo. Khalilou Fadiga, acquistato dall’Inter, non avrebbe mai messo piede in campo, fermato da problemi cardiaci alle visite mediche. Altri avrebbero raccolto ingaggi in piccole e medie squadre di tutta Europa, guadagnandosi onestamente la pagnotta. E Bruno Metsu, il santone bianco di quella favolosa armata biancogiallorossoverde, è morto qualche anno fa, portato via da un tumore scoperto per caso.

Ma quell’estate, quella magica estate del 2002, ce la ricorderemo tutti come l’estate in cui un gruppo di spensierati ragazzi del Senegal ci fece dimenticare di tutto e ci fece credere che il calcio può essere preso anche alla leggera. Così come viene.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

Related Posts

Il disastro dell’Argentina ai Mondiali del 2002

2019-07-22 16:08:47
delinquentidelpallone

18

Il miracolo del Madagascar

2019-07-01 09:23:21
delinquentidelpallone

18

24 febbraio 2002, il Derby della Mole delle polemiche

2019-05-03 14:58:19
delinquentidelpallone

18

Pedro Neto, 20 minuti da 2 milioni e mezzo di euro

2019-02-11 14:20:19
delinquentidelpallone

18

L’ennesimo miracolo di David De Gea

2019-02-03 17:04:11
delinquentidelpallone

18

Il miracolo di Kasper Schmeichel su Bale

2018-11-17 09:21:16
delinquentidelpallone

18

I 10 gol più belli dei Mondiali dal 2002 a oggi

2018-06-12 08:16:36
delinquentidelpallone

18