Sean Dyche: il Ginger Mou che ora tutti vogliono Sean Dyche: il Ginger Mou che ora tutti vogliono
Dopo undici giornate di Premier League, la classifica sta cominciando a delinearsi in maniera abbastanza netta. Il Manchester City sembra ormai destinato alla fuga,... Sean Dyche: il Ginger Mou che ora tutti vogliono

Dopo undici giornate di Premier League, la classifica sta cominciando a delinearsi in maniera abbastanza netta.

Il Manchester City sembra ormai destinato alla fuga, e solo qualche intoppo imprevedibile pare poter fermare la macchina da guerra di Pep Guardiola; alle sue spalle il Manchester United sembrava poter recitare il ruolo di rivale numero uno, ma ora Tottenham e Chelsea sembrano tornate in corsa.

Liverpool e Arsenal arrancano un pochino, come da tradizione negli ultimi anni, due big storiche che non riescono più a lottare con continuità per il titolo.

E poi c’è il Burnley, che con queste squadre, secondo la razionalità, non dovrebbe avere niente in comune, ma che invece è lì, a 19 punti, gli stessi di Liverpool e Arsenal, fuori dalla zona Europa League solo per differenza reti.




Eppure, se si prendono i nomi della rosa del Burnley e li si leggono uno per uno, è difficile trovare una ragione a quel settimo – che poi è quinto – posto in classifica. Il giocatore con il valore di mercato più alto è l’attaccante neozelandese Chris Wood, uno che non è mai stato famoso per le valanghe di gol segnate in carriera. O Sam Vokes, un altro più spesso preso in giro per la sua macchinosità che celebrato per i gol segnati.

Pochi nomi degni di nota, pochi giovani di prospettiva, tanti onesti mestieranti: insomma, niente di veramente speciale che possa spiegare il buon inizio di stagione del Burnley, che nelle ultime stagioni ha fatto, come uno yo-yo, su e giù tra Championship e Premier League.

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Il segreto, allora, è in panchina: e infatti è Sean Dyche il vero artefice dell’esplosione del Burnley, una squadra che porta ai massimi livelli l’esaltazione dell’ordinario, la straordinarietà della normalità.

Dyche, 46 anni, ha allenato praticamente solo il Burnley in carriera: ha iniziato con il Watford, un’esperienza breve, poi, da ottobre 2012, è sbarcato al Turf Moore e ne ha fatto il suo ufficio personale. Il Burnley si porta addosso, ormai da diversi anni, l’impronta indelebile del suo allenatore, che, per via della sua capigliatura – non certo folta – rossiccia si è guadagnato l’appellativo di Ginger Mou.

Ma più che a quello di Mourinho, il sistema di gioco di Sean Dyche ricorda il Cholismo di Diego Pablo Simeone, una filosofia in cui il gruppo conta più del singolo e tutti vengono valorizzati dall’insieme. Ma, se il Cholo può comunque contare su individualità di gran livello e su giocatori che comunque farebbero la loro bella figura anche altrove, Dyche non può certo dire altrettanto, e quindi è ancora più evidente la sua grande capacità di fare di necessità virtù.

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Il suo Burnley è una squadra rocciosa, ben organizzata, spigolosa e scomoda da affrontare per chiunque: e lo dicono i risultati, visto che la squadra di Dyche ha vinto in casa del Chelsea, ha pareggiato in casa del Tottenham e in casa del Liverpool, andando poi a vincere in casa dell’Everton e del Southampton.

L’organizzazione maniacale fa la differenza, e il Burnley – con 9 gol subiti – è la seconda miglior difesa della Premier League, dietro solo a quella del Mou “vero”, il Manchester United che però, solo per comprare i suoi centrali di difesa, ha speso quello che il Burnley non riuscirebbe a spendere in 5 anni.

Il merito è anche della dirigenza, che nonostante la retrocessione del 2015, ha dato continuità al progetto e fiducia a Dyche, che ha riportato immediatamente la squadra in Premier. Oggi tutti sembrano essersi accorti di lui, e il nome di Ginger Mou è stato accostato a Everton e Arsenal, due big in difficoltà.

E Sean Dyche, in fondo, sembra proprio pronto a spiccare il volo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro