L’articolo originale è disponibile su ukpremier.it Savio Nsereko nasce in Uganda nel luglio 1989. La guerra costringe però la sua famiglia a fuggire in...

L’articolo originale è disponibile su ukpremier.it

Savio Nsereko nasce in Uganda nel luglio 1989. La guerra costringe però la sua famiglia a fuggire in Germania. E’ qui che il giovane Savio inizia a passare le sue giornate con un pallone tra i piedi. Un po’ per divertimento, un po’ per riscatto sociale: il ragazzo ambisce a una carriera da professionista.

Entra giovanissimo nel settore giovanile del Monaco 1860. Qui viene notato da Gianluca Nani: un passato da direttore sportivo di West Ham e Watford, al tempo “diesse” del Brescia.Savio giunge in Lombardia all’età di 15 anni ed entra nel settore giovanile delle Rondinelle. Esterno offensivo-seconda punta, il giovane africano stupisce per la sua capacità di puntare l’uomo, saltarlo, accentrarsi e calciare in porta. Il suo debutto in Prima Squadra cade nel 2005, ma la sua affermazione arriverà quattro anni dopo.

Gioca una mezza stagione da protagonista nel Brescia, e sono già tanti i club che mettono gli occhi sul ragazzo. Negli ultimi giorni della sessione invernale di mercato, Gianluca Nani, colui che l’aveva scovato e portato al Brescia, lo preleva e gli concede una grande chance ad Upton Park. Per gli Hammers si tratta di un affare da 10 milioni di sterline, non proprio una piccola scommessa. I seguaci dei Martelli scambiano l’arrivo del giovane ugandese per quello di Savio Bartolini: ex stella del Real Madrid, che di Nsereko condivide solo il ruolo.

Tra i migliori talenti in circolazione, e nel giro della Nazionale minore tedesca, Savio Nsereko sbarca a Londra con un curriculum di tutto rispetto. E’ L’uomo chiamato a non far rimpiangere Craig Bellamy, passato da poco al Manchester City. 10 sono i milioni che il West Ham versa nelle casse del Brescia; 10 è il numero di maglia; 10 sono le presenze totali in Premier League: come se ogni singola apparizione fosse costata un milione.

Il talento non viene mai messo in discussione, ma Savio fatica ad adattarsi al football d’Oltremanica. In otto delle dieci presenze totali Savio parte dalla panchina e non gioca mai più di 25-30 minuti. La sua esperienza inglese verrà ricordata solo per l’assist vincente a Collison in una vittoria degli Hammers sull Manchester City nel marzo 2009. In tanti credono che il suo approdo nel grande calcio sia stato troppo frettoloso. Intanto, Gold e Sullivan diventano i nuovi proprietari del club.

La nuova dirigenza, in ordine cronologico, silura in breve tempo: Scott Dixbury, amministratore delegato del club, Gianluca Nani, Gianfranco Zola… e Savio. Iniziano a circolare strane voci dietro il suo acquisto. La FA aprirà un’inchiesta, di cui non fu mai svelato l’esito, circa alcune irregolarità nel suo trasferimento in Inghilterra. Inoltre, negli angoli di Boleyn Ground il gossip afferma che il trasferimento di Savio al West Ham, più che un reale bisogno tecnico, non fu altro che un favore a Gino Corioni, presidente del Brescia Calcio, sempre in bisogno di vendere i suoi pezzi pregiati per garantire la sopravvivenza della sua squadra.

A fine estate lo acquista la Fiorentina per 3 milioni, più il prestito di Da Costa. Gli Hammers, prima di imbarcarlo per l’Italia, stipulano una clausola in cui avrebbero avuto diritto a ricevere il 50% di una sua eventuale futura cessione. A Londra quei soldi non li vedranno mai. Savio non giocherà una sola partita in viola. Inizia una sfilza di prestiti e sparizioni.

Va a Bologna ma gioca solo due partite. Decide di tornare all’origine e rimettere insieme i cocci della sua carriera nella società dove è partito tutto. In prestito al Monaco 1860 Savio ha tempo di infilarsi la divisa in due partite, prima di sparire nel nulla. Viene ritrovato pochi giorni dopo a casa della sorella; e la dirigenza bavarese, giustamente infastidita dall’accaduto, lo rispedisce a Firenze.

Al Franchi non lo vogliono e gli trovano una sistemazione ai bulgari del Chernomorets. Poi, alla Juve Stabia. Qui il fantasista non gradisce una sostituzione da parte del suo allenatore Piero Braglia, così sparisce ancora una volta. Viene ritrovato a Londra dopo che era fuggito in jet privato per un week end romantico in compagnia di una donna. Tutto per la “modesta” cifra di 160mila euro.

Rientra in Italia con in mano un dubbio certificato medico, ma anche in Campania viene allontanato dopo appena due gettoni di presenza. Gli stessi che collezionerà anche ai rumeni del Vaslui e ai tedeschi dell’Unteraching.

In Baviera Savio realizzerà il “pezzo forte” della sua carriera fuori dal campo. Sparisce ancora una volta e torna a farsi sentire per chiedere alla sorella del denaro per pagare un finto riscatto. Il calciatore si trova in Thailandia e quei soldi li userà per pagare un paio di prostitute con le quali si era rifugiato a condurre una vita da nababbo.

Viene arrestato e deve subire un processo per il teatrino del rapimento. La Fiorentina lo scarica, ma lui riparte dalla quarta serie tedesca. Il Viktoria di Colonia gli dà fiducia, salvo poi pentirsene dopo sei partite. Savio ruba un orologio a un suo compagno negli spogliatoi, ed è già tanto che non abbia subito un linciaggio di gruppo.

All’età di 25 anni, l’ultima tappa della sua carriera che ci è dato conoscere sono le esperienze in Israele, in cui non scenderà mai in campo, e quella in Kazakistan: 10 presenze e una rete con l’Atiraw.

Per tanti l’approdo in premier è il punto di arrivo. Per Savio è stato il punto della rovina. Soldi e fama hanno forse giocato un ruolo principe nel rovinare la carriera di un talento, i cui gravi problemi disciplinari non hanno fatto altro che affondare. Ad Upton Park, siamo sicuri, si sono già dimenticati di lui.

Andrea Dimasi