Fino a poco tempo fa le due parole andavano di pari passo. Dove c’era l’una, c’era anche l’altra, ed era raro che non fossero...

Fino a poco tempo fa le due parole andavano di pari passo. Dove c’era l’una, c’era anche l’altra, ed era raro che non fossero vicine tra loro. Sembravano essere diventate tutt’uno, un modo di dire dal quale era difficile sfuggire. Come spesso accade nel mondo del calcio, se ne abusava, e finiva per diventare l’unico modo per parlare di quella storia.

Le due parole in questione sono “miracolo” e “Sassuolo“, parole che fino a poco tempo fa in pochi riuscivano a non pronunciare nella stessa frase. L’alternativa, per chi voleva fare sfoggio di fantasia, era “favola“. Oggi, però, dopo due salvezze consecutive e un avvio di stagione di spessore, il Sassuolo non è più un miracolo. Oggi, il Sassuolo è sulla buona strada per diventare una certezza. Oggi vedere il Sassuolo a ridosso dell’Europa è una piacevole abitudine.

Le grandi del campionato stanno imparando a capirlo sulla loro pelle. Al Mapei Stadium sono già cadute il Napoli e la Juventus, e la Roma all’Olimpico è riuscita a strappare solo un 2-2 ai neroverdi, con parecchie polemiche. Insomma, la squadra di Di Francesco, quando vede le grandi si esalta. E non è un caso, perchè il Sassuolo, che giochi contro la prima o contro l’ultima in classifica, ha una qualità da non sottovalutare: gioca a testa alta, senza aver paura di attaccare e senza rinunciare alla propria identità.

Un’identità e un calcio che in provincia è sempre difficile proporre. Perchè la storia della Serie A insegna che fare bene nelle piccole piazze e giocare un calcio divertente, spesso è difficile, quasi impossibile. La salvezza, lo abbiamo imparato sulla nostra pelle, si conquista con barricate e catenacci, mica facendo calcio champagne. A Sassuolo però, 40.000 anime nel cuore dell’Emilia, hanno deciso di fare le cose per bene. C’è un progetto non campato per aria, uno stadio di proprietà e un allenatore lasciato libero di inculcare idee e mentalità. Facendo finta di dimenticare l’infelice parentesi Malesani, il Sassuolo è la creatura perfetta di Eusebio Di Francesco, un allenatore che avrebbe tanto da insegnare a tanti suoi colleghi.

Giovani di talento e di prospettiva lasciati liberi di giocare, e soprattutto di sbagliare senza paura. Un’identità di gioco ben precisa e la voglia di stupire e di dimostrare che anche in provincia le cose si possono fare assolutamente per bene. Ieri la punizione di Nicola Sansone ha punito una Juventus che sul campo del Mapei Stadium non ha messo la stessa grinta e la stessa identità dei ragazzi di Di Francesco. Alla Juve, che sui calci piazzati in questo momento sente la mancanza di Andrea Pirlo, uno come Sansone sarebbe servito, forse.

Non è un miracolo, il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, no. E’ la dimostrazione che quando si fanno le cose per bene, quando si lavora con tranquillità e con la possibilità anche di fare degli errori, anche nella provincia italiana si può costruire una macchina da calcio che produce risultati e gioco, da mostrare con orgoglio anche all’estero. Già, perchè il prossimo passo è portare Sassuolo in Europa. In quel caso, forse, potremmo tornare a parlare di miracolo

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro