Una salvezza in autogestione: la Sambenedettese 2005-06 Una salvezza in autogestione: la Sambenedettese 2005-06
Il calcio sa regalare storie particolari ed emozionanti. Il calcio sa nutrirsi di storie di persone e uomini che in condizioni disperate si rimboccano... Una salvezza in autogestione: la Sambenedettese 2005-06

Il calcio sa regalare storie particolari ed emozionanti. Il calcio sa nutrirsi di storie di persone e uomini che in condizioni disperate si rimboccano le maniche e si mettono in gioco, per salvare una società e, soprattutto l’onore. Storie come quella della Sambenedettese nella stagione 2005-06.

La situazione del Parma, con la società praticamente fallita, ma con la squadra che continua a lottare in campo, ha conquistato spesso i titoli dei giornali italiani ed esteri vista la grave situazione finanziaria che il club gialloblù sta attraversando. Ci sono invece molte altre storie, purtroppo simili, che ogni anno coinvolgono squadre di serie minori, costrette a giocare in situazioni incredibili e disperate che però difficilmente trovano spazio negli organi di informazione nazionale. La storia che vi andremo a raccontare è datata stagione 2005-2006 e racconterà l’incredibile unione tra una città, San Benedetto del Tronto, la sua squadra, la Sambenedettese e un terzino uruguaiano che è un autentico delinquente prestato al mondo del mondo del pallone, Damian Macaluso.

Ma per capire bene quello che successe nella cittadina rivierasca in quella stagione occorre fare un salto indietro di qualche anno fino al 2000. La Sambenedettese è una nobile decaduta, visto che anche essendo una città di provincia ha all’attivo ben 21 campionati di Serie B, impantanata da diversi anni in Serie D dopo una serie di vicissitudini societarie. A risollevarne le sorti però arriva Luciano Gaucci, all’epoca patron anche di Perugia e Catania, che vince prima il campionato Interregionale, poi i play off di quello di C2 fino a portare la Samb ad un passo dalla Serie B con i rossoblù sconfitti dal Pescara nelle semifinali dei spareggi promozione della C1. Autentici leader di quella squadra sono Totò Criniti e Gennaro Del Vecchio, senza dimenticare l’allenatore Stefano Colantuono.

Siamo nell’estate 2003 e Big Luciano sembra sempre più disinteressarsi delle sorti dei rossoblù, la squadra comunque finisce il campionato seguente a metà classifica poi nell’estate del 2004 la cessione all’imprenditore Umberto Mastellarini, spalleggiato dal procuratore Vincenzo D’Ippolito che in due giorni riesce a mettere insieme una squadra che arriva fino ai playoff dove viene battuta dal Napoli in semifinale. Fanno parte di quella squadra giocatori come Francesco Mancini, “Rambo” Leon, Mariano Bogliacino e giovani come Cigarini, Amodio e Canini mentre in panca siede Davide Ballardini.

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Ma la Sambenedettese e i suoi tifosi non sono abituati a vivere a lungo buoni momenti. Nell’estate 2005 D’Ippolito vende Bogliacino e Amodio al Napoli, in una modo che ricorda la cessione di Falchetti e Mengoni nel film L’Allenatore nel Pallone, poi si defila e la società del presidente Mastellarini va in crisi. Viene allestita una squadra sulla carta da metà classifica ma poi, dopo un buon inizio, la Samb crolla e a nulla serve l’avvicendamento alla guida con l’arrivo dell’ex Teramo Luciano Zecchini. Di soldi non ce ne sono così, con i rossoblù in piena zona retrocessione, ad inizio anno Mastellarini ed il vero presidente anche se nell’ombra della Samb, Dante Paterna allora socio di maggioranza del Pescara, passano il controllo della società ad Alberto Soldini, non meglio identificato uomo d’affari romano che sceglie per la panchina Giuseppe Giannini con Roberto Pruzzo vice. Piccola parentesi un anno più tardi Soldini denunciò il “principe” accusandolo di esser stato picchiato da un suo parente poiché ancora non aveva ricevuto gli stipendi dovuti ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia.

Come accaduto quest’anno a Parma con la figura di Manenti, Soldini si dimostrò tutt’altro che intenzionato a fare calcio. Verrà anni dopo condannato assieme a Paterna per la bancarotta del club, facendo perdere le sue tracce in città dopo che una sua visita in Comune, assieme ad Antonio Di Pietro che lo voleva candidare per l’Italia dei Valori, si trasformò in una vera e propria guerriglia urbana con i tifosi rossoblù inferociti per questa farsa. La squadra continua ad andare male e così Soldini da Roma esonerò Giannini ed in panchina arriva Francesco Chimenti, il mitico bomber della Samb ed autentica legenda in Riviera. Il tempo di scuotere la squadra e di vincere una partita che mister e tutto lo staff si dimettono in blocco una volta toccate con mano tutte le bugie dette dal presidente di cui non si hanno più notizie.

La Samb si ritrova così penultima in campionato, senza soldi, senza presidente e senza allenatore. Ma è proprio in questo momento che, quella che poteva sembrare una triste vicenda di fallimenti societari purtroppo molto comune in Serie C, diventa una storia da romanzo. I giocatori sono in una situazione di sconforto, non c’è più un solo riferimento societario e nessuno ha ricevuto neanche una mensilità da inizio stagione. Qui non si tratta di giocatori di Serie A con alle spalle anni di contratti milionari, ma di normali giocatori di serie minori, alcuni molto giovani, che hanno serie difficoltà economiche.

In rosa c’è un arcigno terzino destro uruguaiano, Damian Macaluso, arrivato in Italia l’anno prima a Venezia in cadetteria, società poi fallita senza che lui vedesse un Euro. In pratica Macaluso sono due anni che non vede soldi ma in campo non si risparmia mai, diventando subito il beniamino dei tifosi. Come detto prima queste non sono storie che ottengono risalto nazionale, non c’è la Federazione che sposta partite oppure anticipa fondi per finire il campionato. Qui ci sono solo venti calciatori soli, che non hanno ricevuto neanche un rimborso con i creditori che hanno messo in mora la società.

La situazione appare disperata ma la Samb deve cercare in tutti i modi di finire il campionato, salvarsi sul campo e sperare poi nel fallimento pilotato. Ed è in questo momento che tutta la città di San Benedetto si stringe attorno ai suoi giocatori, diventando una cosa sola. C’è chi presta generatori di corrente per lo stadio, vengono fatte collette per pagare le trasferte e dare buoni benzina ai giocatori che ne avevano bisogno. Gli albergatori ospitano gratuitamente i tesserati ed i ristoratori offrono il vitto, addirittura le divise della squadre vengono lavate nella lavanderia di famiglia del centrocampista Bagalini. Ma soprattutto c’è l’amore smisurato dei tifosi rossoblù che in casa, in trasferta ed in ogni allenamento in massa sostengono i loro beniamini.

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La squadra senza guida tecnica si autogestisce con a capo gli esperti difensori Zanetti e Colonnello, coadiuvati dai tecnici delle giovanili Voltattorni e Zaini. La Samb ricomincia a fare punti, spinta dall’orgoglio dei suoi calciatori e dal calore dei suoi tifosi, anche se ci si mette anche la sfortuna a complicare le cose con i gravi infortuni di due dei migliori calciatori in rosa : il centrocampista Berardi e l’attaccante Scandurra. Il 23 aprile 2006 va in scena al Riviera delle Palme la terz’ultima giornata con la Samb che ospita il Genoa. Entrambe le squadre hanno bisogno disperato di punti, i liguri per cercare di riacciuffare il primo posto occupato dallo Spezia ed i marchigiani per centrare un migliore piazzamento playout. In un clima infuocato in tutti i sensi, sia per il caldo sia per i lunghi e violenti scontri tra gli ultras della Sambenedettese e le forze dell’ordine prima della gara, si ripete ancora una volta la storia di Davide contro Golia, con la Samb che riesce a battere 2-1 il Genoa grazie ad una doppietta di Mimmo Faieta.

L’impresa compiuta è grande ma ancora il traguardo è lontano, ci sono infatti i playout da affrontare, colpa dei punti di penalizzazione perché sul campo la squadra si era riuscita incredibilmente a salvare, contro il Lumezzane del giovane Matri e a furor di popolo in panchina torna Chimenti. L’andata si gioca in Lombardia e non va bene alla Samb che perde 3-1 e così per salvarsi occorre un’impresa nella gara di ritorno. Il 28 maggio in un Riviera colmo di passione avviene il miracolo con la più tecnica Lumezzane spazzata letteralmente via per 4-0 dal furore della Samb grazie alle reti di Zini, Macaluso e alla doppietta di Docente. Esplode la gioia dei tifosi che in lacrime invadono il terreno di gioco festeggiando assieme ai giocatori una salvezza che alcuni mesi prima appariva a pensarci una cosa da pazzi.

Purtroppo l’ incredibile sforzo negli anni è risultato vano con la Samb che ha subito altri due fallimenti ed ora milita in Serie D, ma quella stagione è ancora viva nella memoria di tutti i tifosi rossoblù che, ogni volta che si parla di quell’impresa, ripensano a quel pomeriggio di fine maggio mentre, portandolo in trionfo sotto la Curva Nord con in mano una bandiera dell’Uruguay, tutti cantavano per l’ultima volta quel coro che era un po’ l’inno di battaglia della squadra : ” Picchia per noi, oh Macaluso picchia per noi …”.

Alessandro Cipolla