Roma-Real Madrid e quel surreale undici settembre Roma-Real Madrid e quel surreale undici settembre
“Ero convinto che non avremmo giocato e questo era anche il pensiero dei ragazzi. Sarebbe stato più giusto dare un segnale al mondo intero.... Roma-Real Madrid e quel surreale undici settembre

Ero convinto che non avremmo giocato e questo era anche il pensiero dei ragazzi. Sarebbe stato più giusto dare un segnale al mondo intero. Non si poteva trattare di una festa, siamo scesi in campo portandoci dietro un peso grosso come un macigno”.

Le parole di Fabio Capello al termine della partita raccontano quanto surreale fu quell’incontro.

Una sera di diciassette anni fa, non una sera come tutte le altre. Era da poco calato il sole su quello che sarebbe stato ricordato come il pomeriggio – nel fuso orario europeo, naturalmente – più buio e irreale del secondo dopoguerra.

A New York, poche ore prima, due aerei di linea si erano schiantati contro le torri del World Trade Center, seminando paura, angoscia, dubbi, incertezze e ponendo le basi per tutto quello che avrebbe sconvolto il nostro mondo nei mesi e negli anni a venire, con conseguenze che ancora adesso ci portiamo addosso.

Nello stesso clima surreale, di silenzio e di terrore, a poche ore da quegli schianti, con la polvere delle due torri di Manhattan ancora sospesa nel cielo di New York, lo Stadio Olimpico si apprestava ad osservare il minuto di raccoglimento per le vittime degli attentati dell’11 settembre 2001.

Quella sera, a Roma e nel resto d’Europa, il calcio non si fermò. In maniera forse un po’ incosciente, visto che il clima generale avrebbe forse sconsigliato di tenere insieme centinaia di migliaia di persone negli stadi di tutta Europa. In maniera sicuramente poco elegante, considerato il rispetto che, a poche ore da quella tragedia, avrebbero meritato quelli che erano rimasti sotto l’acciaio e il cemento del World Trade Center. In maniera forse inspiegabile, considerando che poi la UEFA avrebbe deciso di non far giocare le partite del 12 settembre, un po’ per paura, un po’ per le tante e feroci critiche piovute addosso.

Doveva essere una serata di festa, per la Roma di Fabio Capello: la prima in Champions League con il tricolore, conquistato qualche mese prima, cucito sul petto. L’esordio in una notte di gala contro un avversario di prestigio, come il Real Madrid di Del Bosque.

Quando l’arbitro Poll fischiò il calcio d’inizio, la notte del calcio prese nuovamente il sopravvento su quello che era successo nel resto del mondo. Erano altri tempi, altri mondi. Diciassette anni fa, dentro uno stadio, tranne qualche fugace sms o qualche rapida chiamata, non c’era modo di capire minuto per minuto, come succederebbe oggi, cosa stava succedendo fuori dai cancelli dell’Olimpico.

E mentre l’Olimpico cantava, incitava, sussultava, a casa i telespettatori passavano da un canale all’altro per cercare di capire quello che stava capitando alle loro certezze, alle loro sicurezze e alla loro fiducia nell’umanità, che stavano andando a fuoco dall’altra parte dell’oceano.

Si era parlato a lungo, i giocatori, sconvolti come i tanti che erano a casa, avevano intenzione di non giocare, così come i presidenti delle due squadre. Solo le alte sfere della UEFA, invece, erano rimaste ferme sulla loro decisione, e avevano scelto di mandare in campo tutti, spiazzando forse chi si aspettava un sacrosanto rinvio.

E se è vero che una volta dato il fischio di inizio, quasi tutti i pensieri di questo mondo possono andare via, se dovessimo dire quale delle due squadre sembrava avere la testa più impegnata, non esiteremmo un attimo a indicare la Roma. Dopo un primo tempo in cui il Real aveva rischiato di passare in vantaggio più di una volta – l’occasione più clamorosa un miracoloso salvataggio di Zago sulla linea – a inizio ripresa la punizione di Figo sorprese un impreparato Pelizzoli, che 13 minuti dopo replicò facendosi trovare ancora incerto in uscita sul gol del raddoppio madrileno firmato da Guti.

La Roma, colpita, riuscì a reagire solo nell’ultimo quarto di gara, accorciando le distanze con il gol di Totti dal dischetto: ma l’acuto del Capitano giallorosso non fu sufficiente a conquistare un punto, bagnando così l’esordio e il ritorno in Coppa Campioni con una sconfitta.

Vincenzo Montella, qualche anno dopo, ha ricostruito quella notte, quello che passava nella testa di quei ragazzi chiamati a far dimenticare al mondo – impresa impossibile – quello che era successo dall’altra parte dell’Oceano Atlantico: “Eravamo basiti, incollati allo schermo, come tutti. Le immagini parlavano da sole, sconvolgenti, abbiamo ancora davanti agli occhi il terribile schianto dei due aerei sulle Torri Gemelle. Furono momenti di sgomento, ma noi dovevamo anche pensare che di lì a poco ci saremmo trovati di fronte il Real… E invece arrivammo allo stadio discutendo solo delle notizie che provenivano da New York“.

Mai come quella sera, non ci furono post-partita, chiacchiere da bar, moviole. Le televisioni tornarono a sintonizzarsi sulla CNN, su Fox News, su tutte quelle voci che arrivavano da New York e che forse ancora non avevano raccontato in pieno quello che era successo e soprattutto quello che stava per succedere.

La Roma, quel girone, in cui c’erano anche Lokomotiv Mosca e Anderlecht, lo passò senza troppi problemi. La squadra di Capello venne poi eliminata, beffardamente, nel secondo gironcino, dopo una sconfitta ad Anfield, da quel Liverpool che era stato l’incubo di quasi venti anni prima, nella finale dell’Olimpico.

Ma probabilmente, di quell’avventura giallorossa in Champions League, la notte che rimarrà nella memoria, sarà sempre questa. Quella notte che oggi fa dare una risposta surreale, assurda e difficilmente dimenticabile ai 74.000 tifosi a cui, in questo anniversario, viene posta la domanda di rito e di circostanza: “ma tu, dove eri l’11 settembre?”

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

ROMA-REAL MADRID 1-2

ROMA: Pelizzoli, Zebina, Samuel, Zago, Cafu (37’st Balbo), Assuncao (16′ st Cassano), Emerson, Candela, Totti, Batistuta, Montella (1’st Lima). In panchina: Antonioli, Aldair, Tomic, Siviglia. Allenatore: Capello

REAL MADRID: Casillas; Salgado, Hierro, Karanka, Roberto Carlos, Figo, Makelele, Flavio Conceicao, McManaman, Guti (41’st Ivan Campo), Raul. In panchina: Cesar, Savio, Geremi, Celades, Solari, Munitis. Allenatore: Del Bosque

ARBITRO: Poll (Inghilterra) 6

RETI: 5’st Figo, 18’st Guti, 28’st Totti (rig.)