Se c’è una parola con cui definire la prestazione di ieri di Rodrigo Bentancur, quella parola non può che essere personalità. Basta vedere la...

Se c’è una parola con cui definire la prestazione di ieri di Rodrigo Bentancur, quella parola non può che essere personalità.

Basta vedere la tranquillità e la sicurezza con cui questo ragazzo – classe 1997, giova ricordarlo – ha preso in mano il centrocampo della Juventus, non una squadra qualsiasi, in una partita dimostratasi ostica e rognosa come quella contro la Fiorentina.

Sembrava che fosse nato lì in mezzo, il giovane uruguaiano: nato per comandare il centrocampo di una squadra di vertice di Serie A.

Certo, se hai giocato in Argentina, se hai giocato partite del calibro di Boca-River, che non sono solo una questione di calcio, forse ti viene più facile.

Perché, oltre che all’aspetto tecnico e a quello tattico, quello che ha colpito nelle due apparizioni da titolare di Rodrigo Bentancur è stata la tenuta mentale: l’impressione era quella di vedere un veterano con la faccia da bambino, un giocatore sempre in controllo della situazione.

Se al Camp Nou, lentamente, Bentancur era affondato insieme ai suoi compagni (rimanendo comunque uno dei meno disastrosi, e dimostrando il consueto carisma, senza soffrire la pressione di uno stadio e un avversario così importante) ieri sera contro la Fiorentina ha letteralmente preso il comando delle operazioni.

Basta dare un’occhiata a quanti palloni, e con quale sicurezza, ha giocato ieri per rendersi conto che il ragazzo ha tutte le carte in regola per entrare stabilmente nelle rotazioni di Allegri.

Bentancur ha dimostrato, inoltre, una versatilità che tornerà parecchio utile al camaleontismo della Juventus 2017/18: l’uruguaiano può giocare indifferentemente sia in una mediana a 3 – come quella che Allegri sta provando da quando è arrivato Matuidi – sia in un centrocampo a 2, di supporto ai 3 trequartisti, modulo che chiede ai due di centrocampo un lavoro senza dubbio più pesante.

Quando nel secondo tempo la Fiorentina è rimasta in dieci uomini, Bentancur ha preso ulteriormente possesso del centrocampo, risultando poi determinante nel momento di massima difficoltà della Juventus, quando Allegri ha cominciato a urlare all’impazzata verso i suoi, colpevoli di un calo di intensità abbastanza preoccupante.

In quel momento, uno dei pochi a rimanere lucidi è stato proprio Bentancur, con calma da veterano: significativo un recupero pazzesco, a 10 minuti dalla fine, su Gio Simeone, curiosamente un altro che il Superclasico di Buenos Aires lo aveva vissuto, ma con la maglia con la banda roja del River.

Ma, più di ogni altra cosa, a far capire quanto sia importante Lolo – questo il soprannome che gli hanno dato in Uruguay – per Massimiliano Allegri è il fatto che, silenziosamente, dopo nemmeno 10 partite stagionali, Bentancur si sia già ritagliato il suo spazio, spazio che sembra destinato ad aumentare esponenzialmente.

Il trattamento riservato dal tecnico livornese ai giovani è sempre stato chiaro: i vari Morata, Dybala, Bernardeschi oggi, hanno dovuto aspettare pazientemente il loro momento. Bentancur no, lui è stato lanciato in campo, e si è già dimostrato un potenziale leader del reparto nevralgico del campo.

Ma d’altronde, quando sei un veterano di vent’anni, forse non hai bisogno di apprendistato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro