I 10 rituali scaramantici dei tifosi I 10 rituali scaramantici dei tifosi
Chi, come noi, per il calcio soffre e vive, non può essere immune da una delle manifestazioni più viscerali di questo sport: i rituali... I 10 rituali scaramantici dei tifosi

Chi, come noi, per il calcio soffre e vive, non può essere immune da una delle manifestazioni più viscerali di questo sport: i rituali scaramantici che scandiscono il corso delle nostre esistenze da tifosi. Tutti noi abbiamo dei rituali, degli oggetti, dei cimeli cui aggrapparci disperatamente. Siamo convinti, probabilmente a torto (non ci sentiamo comunque di escludere tutte le possibilità) che dalle nostre abitudini dipendano le sorti degli incontri che vedono coinvolti i nostri beniamini. E guai a provare a dimostrare il contrario.

Abbiamo provato a raccogliere in breve i rituali scaramantici più diffusi, alcuni dei quali saranno stati messi in atto almeno una volta anche da voi. Perchè in campo ci vanno i ragazzi, ma siamo noi e il fato a decidere il corso degli eventi.

1. Il capo di abbigliamento

Una delle superstizioni più diffuse, nonchè una di quelle che potrebbe salvare le apparenze e farvi comunque sembrare delle persone normali al resto del mondo. Certo, se sapessero che quella maglia ha 15 anni e, in quei 15 anni, non ha mai fatto un giro nella centrifuga della lavatrice, cambierebbero idea. Per i meno fortunati il capo di abbigliamento è una mutanda logora, per altri può essere qualcosa fonte di clamoroso imbarazzo e disagio sociale, tipo l’impermeabile giallo canarino utilizzato dal presidente del Livorno Spinelli. In ogni caso l’obiettivo principale di chi ha nel capo di abbigliamento un rituale scaramantico è quello di combattere strenuamente con madri, mogli e fidanzate che, quando il capo sarà arrivato al limite del logorio, vorranno buttarlo senza pietà nell’immondizia. Certe volte succede pure che esso venga buttato via senza che l’interessato abbia ricevuto comunicazione. Sono casi che possono finire direttamente in cronaca nera o giudiziaria.

2. La postazione

Che sia allo stadio, al divano o al bar, non importa: la postazione da cui seguire il match è fondamentale, guai a cambiarla. Ora, se allo stadio l’abbonamento può garantirci un posto confortevole, sul divano possiamo metterci dove ci pare e al bar, salvo situazioni di guerriglia urbana, possiamo muoverci con discreta libertà, le cose si ingarbugliano parecchio se la nostra squadra segna un gol mentre siamo in qualche posizione strana. E così siamo costretti a vedere la partita a testa in giù, con le gambe incrociate o con le mani sotto il culo, solo perchè l’ultimo gol che ci ha fatto vincere un trofeo lo abbiamo segnato mentre ci trovavamo in quella posizione. Ma di fronte ai successi della propria squadra del cuore, anche le menomazioni fisiche diventano facilmente sopportabil.

3. La compagnia

Lo schieramento in campo della tua squadra non avrà mai la stessa importanza della truppa con cui il tifoso scaramantico segue la partita. Fratelli, amici, compagni di vita. Ma se un giorno decidiamo che qualcuno dei soggetti con cui seguiamo le imprese della nostra squadra del cuore porta rogna, è la fine: sarà trattato alla stregua di un emarginato sociale e bandito da ogni sorta di appuntamento sportivo. Il panico si scatena quando qualche membro esterno chiede di essere ammesso a vedere le partite in compagnia di uno schieramento consolidato. I più arditi potrebbero anche tentare il jolly: il nuovo arrivo potrebbe diventare un talismano. I più radicali vieteranno l’ingresso ai nuovi membri tipo la Cina nel consiglio di sicurezza dell’ONU.

4. La frase di rito

“Eccoli, adesso ci fanno gol”
“Li stiamo schiacciando”
“Metti a Paloschi!”

Non importa il contenuto. Non importa se la frase sia vera, finta come una banconota da 22 euro, detta con il cuore o biecamente studiata a tavolino. Il potere della parola è immenso, e i tifosi più scaramantici ne sanno fare buon uso. Al momento opportuno, quando ce n’è bisogno, tirano fuori la perla, la frase che assicurerà il gol o il successo alla loro squadra. La frase di rito può avere numerose varianti, ma l’importante è la convinzione che si mette nel pronunciarla, oltre alla scelta del momento più propizio.

5. La gestualità

Sorvoliamo sui rituali apotropaici che coinvolgono direttamente i genitali maschili: di quelli ne abbiamo testimonianze sin dalla notte dei tempi. In genere, funzionano. Stiamo parlando qui di gestualità applicata allo sport, in particolare di soggetti che seguono le partite solamente con le dita a forma di V, oppure con le gambe rigorosamente accavallate. Altri, invece, hanno dei veri e propri rituali da svolgere in compagnia, con l’utilizzo delle mani: per i meno fortunati si tratta di ricevere benefici ceffoni sul coppino che tanto bene portano alla nostra squadra. Attenzione, a volte potrebbe essere solamente una scusa per farvi del male.

6. Il cimelio

Il cimelio ha vissuto epoche storiche, mille battaglie, ed è un fedele alleato contro ogni tipo di avversario. Che sia una radiosveglia, uno smartphone, una sciarpa del 1930 o un pallone in cuoio, poco importa. Il cimelio accompagna perennemente il tifoso scaramantico, che non riesce a separarsi da esso. Non importa quanto sia logoro, non contano le dimensioni (almeno qui). Del cimelio non si può proprio fare a meno. In alcuni casi, rari, il cimelio è parte integrante del mobilio di casa e dunque, se la partita va vista allo stadio o in trasferta, pone innumerevoli problemi logistici.

7. Le abitudini

Prima della partita non si mangia, oppure si mangia sempre la stessa cosa. Naturalmente quella cosa che abbiamo mangiato prima di quello storico successo. Se è la parmigiana di melanzane, va pure bene. Se è qualche malefico intruglio o qualche putrida schifezza, ci si tura il naso e la si mangia uguale. Guardacaso, succederà sempre la seconda ipotesi, perchè la mente umana tende a dimenticare le situazioni favorevoli, e a ricordare con piacere di quella volta in cui la nostra squadra vinse per 3-0 dopo che noi avevamo mangiato quell’immondo pasticcio sperimentale di zucchine e cioccolato. Le abitudini possono anche degenerare in manie psicotiche: abbiamo avuto notizia di gente che registra partite che potrebbe benissimo vedere in diretta o che si alza per andare a fare pipì allo scoccare di un preciso minuto.

8. L’autocommiserazione

Piangersi addosso è da sempre una delle tecniche più utilizzate per attirare a sè la fortuna, è risaputo. E per questo, da giorni prima della partita, il tifoso scaramantico può martellare il Whatsapp dei suoi amici con messaggi che lasciano presagire la tragedia. “Ne prendiamo quattro” è il mantra da ripetere prima della sfida contro l’ultima in classifica già retrocessa. “Quest’anno arriviamo nella seconda parte della classifica” è il messaggio che da agosto in poi affolla innumerevoli conversazioni. A partita in corso è un disastro, ogni affondo avversario è un gol, l’allenatore è un incapace e i giocatori degli ebeti. Questo rituale scaramantico ha anche un altro vantaggio: chi si piange addosso ha sempre ragione. In caso di vittoria, il piangina è felicissimo di essersi sbagliato, e si fa allegramente prendere per i fondelli. In caso di sconfitta può orgogliosamente gonfiare il petto e dire “L’avevo detto io”.

9. I numeri fortunati

Ci sono quelli che allo stadio si siedono solo ai posti con numeri dispari, ci sono quelli che guardano la partita al televisore con l’audio solo su determinate cifre, ci sono quelli che se la partita capita nel giorno 13 non la vedono nemmeno perchè tanto sanno che finirà male, ci sono quelli che accendono la tv solo ad un orario pari, ci sono quelli che fanno esattamente 12 passi intorno al tavolo, ci sono quelli che devono vedere la partita per forza in 3. Ci sono un sacco di problemi.

10. Quella che non si può dire

Il vero scaramantico lo sa. E’ arrivato fino in fondo a questa lista scuotendo il capo, lanciando improperi. Il vero scaramantico non rivelerà nemmeno sotto tortura il suo amuleto, la sua frase magica, la sua abitudine. Perchè l’unica vera frase che lo scaramantico può pronunciare è una e una soltanto: “Non si dice, porta male”. Guarda con sospetto chiunque gli si avvicini, convinto che voglia portarsi via il suo segreto, il suo elisir magico. Vive nel sospetto, convinto di essere circondato da un mare di Giuda pronti a vendere il suo rituale scaramantico al Demonio. Se, per puro caso, il rituale scaramantico segreto viene fuori, è una catastrofe di proporzioni immani.

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