L’eterno ritorno di Claudio Pizarro, lo spezza-sogni L’eterno ritorno di Claudio Pizarro, lo spezza-sogni
Ci sono calciatori che restano nel nostro immaginario più di altri: perché da piccoli li abbiamo visti per primi, perché legati a qualche ricordo... L’eterno ritorno di Claudio Pizarro, lo spezza-sogni

Ci sono calciatori che restano nel nostro immaginario più di altri: perché da piccoli li abbiamo visti per primi, perché legati a qualche ricordo della nostra vita o della squadra che tifiamo, o semplicemente perché il loro nome ricorrente nell’arco degli anni ci fa pensare che essi siano eterni e non possano mai ritirarsi.

Claudio Pizarro dovrebbe essere il portabandiera di tale categoria: comparso in Europa tra il 1999 e il 2000, il bomber peruviano a 40 anni compiuti non vuole saperne di smettere di giocare e segnare, com’è accaduto ieri pomeriggio, quando ha raggiunto il gol numero 333 in carriera e probabilmente spezzato definitivamente i sogni di gloria del Borussia Dortmund.

Arrivato ormai alla sua quarta avventura con la maglia del Werder Brema, quella con cui lo immaginiamo un po’ tutti (in misura minore con quella del Bayern), Pizarro non è più ovviamente un titolare dei musicanti, coi quali in questa stagione è partito dal 1′ solamente in 3 occasioni, ma l’allenatore Kohfeldt lo utilizza spesso e volentieri come arma a partita in corso, sfruttandone l’esperienza e la fisicità per aprire gli spazi per i compagni.

Anche ieri Pizarro è subentrato a 30′ dalla fine, coi suoi sotto di due reti in casa contro il Borussia Dortmund; dopo l’1-2 firmato da Mohwald, è stato proprio il centravanti peruviano a trovare la rete del pari con un potente sinistro da dentro l’area, un gol che non cambia la classifica del Werder ma mette una pietra tombale sulla rincorsa del Dortmund a quel titolo nazionale che a fine girone d’andata sembrava praticamente certo.

Già in Coppa di Germania Claudio aveva regalato dispiaceri ai tifosi del BVB, segnando nei supplementari e realizzando uno dei rigori finali che hanno sancito l’eliminazione dei gialloneri.

Il nome di Claudio Pizarro rievocherà però brutti ricordi anche a molti tifosi italiani. C’era Pizarro nel Bayern Monaco che riportò sulla terra la prima Juve di Conte in versione europea: al peruviano sono bastati 7 minuti in campo per segnare il gol del definitivo 2-0 nella gara di ritorno allo Stadium, rete che ha reso ancora più amara l’eliminazione dei bianconeri.

Lo spezza-sogni ha piantato la propria bandierina anche a San Siro e al Friuli di Udine, entrambe le volte nel corso dell’Europa League 2008/09, poi persa dal suo Werder in finale contro lo Shakhtar Donetsk: “el barbaro“, com’è chiamato in patria, ha prima ribaltato clamorosamente una gara che sembrava già indirizzata contro il Milan, con due colpi di testa negli ultimi 20′ che hanno sancito l’eliminazione dei rossoneri, precedentemente andati sul doppio vantaggio con Pirlo e Pato, poi si è ripetuto nei quarti di finale contro l’Udinese, segnando la rete del definitivo 3-3 che ha regalato ai verdi il passaggio del turno, grazie al 3-1 maturato al Weserstadion.

Ma la ferita peggiore Pizarro l’ha probabilmente inferta nella stagione successiva ai tifosi della Sampdoria, alle porte di un sogno chiamato Champions League. Già in gol nel 3-1 dell’andata dei preliminari, che sembrava lasciar presagire un ritorno senza storia, il peruviano è rimasto nell’ombra fino ai supplementari della partita di ritorno, dopo che un’eroica Samp era riuscita a ribaltare il risultato dell’andata contro ogni pronostico. Al centesimo minuto, con un destro a fil di palo, Pizarro ha di fatto chiuso la gara e aperto la crisi nera dei blucerchiati, in un’annata poi culminata con la retrocessione in B.

Insomma, a 40 anni suonati Pizarro è ancora sulla breccia e non vuole smettere di rompere le uova nel paniere al prossimo. Per fortuna il Werder Brema difficilmente si qualificherà per la prossima Europa League; le difese italiane sono in salvo, almeno per ora.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11

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