In collaborazione con FMonlineForum Il calciomercato come ogni estate comincia ad infiammarsi con i nomi che cominciano a circolare già dagli ultimi giorni di...

In collaborazione con FMonlineForum

Il calciomercato come ogni estate comincia ad infiammarsi con i nomi che cominciano a circolare già dagli ultimi giorni di primavera.

Mai come quest’anno le prime voci di mercato sono monopolizzate da giocatori che vogliono tornare nelle loro vecchie squadre: infatti pare che Ibrahimovic, uno dei re assoluti della delinquenza, stia insistendo con lo sceicco Al Khelaifi per farsi liberare e tornare al Milan, con la complicità del solito Mino Raiola.

Ma c’è anche chi vuole seguire il cuore e tornare a casa come Carlitos Tevez, altro gran delinquente, che a quanto pare vuole tornare a vestire la maglia del Boca Juniors, come da sempre dichiarato.
Ecco così che prendiamo spunto da queste vicende di mercato per raccontarvi quelli che secondo noi sono i ritorni più importanti degli ultimi anni, anche se non tutti hanno avuto un lieto fine…

10) MASSIMO MACCARONE E FRANCESCO TAVANO

Apriamo questa classifica con due signori che di certo non sono mai stati protagonisti di prime pagine o palcoscenici internazionali, ma che si sono ritrovati eroi in patria quando tra il 2011 ed il 2012 sono entrambi tornati alla squadra che li aveva visti spiccare il volo verso lidi di maggior prestigio.
Tavano e Maccarone: vecchi filibustieri del gol che, dati per finiti un po’da chiunque, hanno saputo riprendersi in mano l’Empoli dalla Serie B fino a riportarlo nella massima serie e stupire tutti quanti con il rampante collettivo di Sarri che in loro ha trovato delle guide carismatiche e tanti gol, Maccarone più di Tavano a dire il vero quest’anno.
Hanno calcato i palcoscenici di mezza Serie A, quelli inglesi ed anche quelli della Liga, arrivando entrambi a vestire anche la maglia della Nazionale; ma il loro azzurro resterà sempre quello di Empoli.

9) DIEGO ARMANDO MARADONA

Fa un po’ specie vedere Maradona soltanto al nono posto di una classifica dedicata ai calciatori, ma in questo caso non possiamo dargli di più, se non perchè il ritorno di Maradona a fine carriera al Boca Juniors è abbastanza deludente e Diego ormai era un giocatore finito.
Il suo addio al Boca nel 1982 è da giocatore già famoso e dettato da problemi economici del Boca: il Barcellona lo acquista per farlo diventare il calciatore più forte del mondo, e forse della storia del calcio, ma Diego non smetterà mai di ricordare a chiunque e dovunque che lui è uno xeneize e prima o poi tornerà.
Nel 1995, dopo un’esperienza ai Newell’s Old Boys, Diego torna per giocare due anni con la sua squadra del cuore, ma è già il Diego del post-scandalo doping ai Mondiali di USA ’94, con molti chili in più, bisogno di soldi e molta meno voglia di giocare.

8) ROBBIE FOWLER

Se mai un giorno vi trovaste a Liverpool tra i tifosi dei Reds sappiate che quando parlano di God (Dio) non parlano di andare in chiesa o fare una preghiera tutti insieme, ma stanno parlando di Robbie Fowler.
Ben prima che Steven Gerrard diventasse il simbolo del Liverpool nella città dei Beatles il ragazzo terribile con l’innato senso del gol era Robbie Fowler, il mancino di dio, che faceva impazzire le difese e le donne di tutta l’Inghilterra.
Con la maglia del Liverpool Fowler segnò qualcosa come 120 reti in 236 partite, ma nel 2001 viene costretto a lasciare la sua città ed i tifosi che lo amano alla follia a causa di dissidi con Houllier e dell’ascesa di un certo Michael Owen.
Fowler passerà al Leeds, e poi al Manchester City, dove scriverà un pezzo di storia del club ben prima dell’arrivo degli sceicchi, ma i vecchi amori non si scordano, e nel 2006 tornerà a vestire la maglia rossa, la sua seconda pelle, segnerà 8 reti in 30 partite, non proprio un ritorno memorabile, ma alla sua prima partita i tifosi della Kop gli riserveranno uno striscione da brividi: “FOWLER, GOD, 11 (eleven), WELCOME BACK TO HEAVEN”.

7) JOSE’ MOURINHO

Ok, Josè Mario dos Santos Felix da Setubal non è un calciatore, ma per quello che ha lasciato nei suoi tifosi ovunque andasse merita pienamente l’inserimento in questa classifica. Basti pensare a quando le sue ex squadre navigavano in cattive acque, e la curva prima ancora di incoraggiare i suoi giocatori intonava cori di speranza, scandendo il nome del tecnico portoghese. Alla pari con l’Inter, con molti che ancora hanno le lacrime agli occhi pensando a quella magica notte di Madrid, Mou ha un legame speciale con il Chelsea, e ci mancherebbe: se porti un titolo in una piazza dove mancava da esattamente cinquant’anni, ti ripeti l’anno dopo e a tutto ciò aggiungi qualcosa come un record di punti, tre coppe e una supercoppa è ovvio che sarai acclamato come una semidivinità; andrà via senza però riuscire a sollevare quella lì, quella dalle grandi orecchie, lasciando un vuoto nei suoi tifosi. Ma dopo i trionfi all’Inter e un periodo comunque ricco di trofei al Real, Josè decide di tornare a sedersi a Stamford Bridge, per riuscire in ciò che aveva fallito, portando la Champions in blues e scrivendo la storia. Per ora, dal suo ritorno, ha già raccolto una Premier, ed è solo l’inizio…

6) DIEGO MILITO

L’uomo dei ritorni, una delle ultime bandiere del calcio vero, quello romantico, legato a lacrime, sudore, e soprattutto alla maglia. L’Italia lo conosce di sfuggita tra il 2004 e il 2005, ma i tifosi Genoani imparano subito ad amare quest’Argentino dal volto malinconico che regala dozzine di gol e una promozione, che poi si tramuterà in retrocessione a tavolino. Finisce in Spagna, ma il Principe è indelebilmente legato all’Italia e al Grifone, dove tornerà in maniera folle, con una trattativa negli ultimi secondi di mercato, con il contratto lanciato proprio sulla sirena di fine sessione. E a Genova sarà di nuovo amore, un solo anno da 24 reti, diventando il primo giocatore (e finora unico) a segnare una tripletta in un derby della Lanterna. Dopo aver sfiorato la qualificazione in Champions finirà all’Inter, e tutti sappiamo come andrà a finire, ma a fine carriera si permette di abbandonarsi al suo amore di giovinezza, il Racing Avellaneda che l’aveva lanciato nel calcio che conta. Sono gli ultimi affettuosi gol, decisivi per la conquista di un campionato che mancava proprio da quando c’era lui, il 2001.

5) ANDRIY SHEVCHENKO E KAKA’

Due fenomeni veri, che insieme ad Inzaghi facevano paura a qualsiasi difesa d’Europa: entrambi vincitori del Pallone d’Oro grazie a quel Milan stellare guidato da Carlo Ancelotti; poi però per motivi di soldi il Milan li dovette vendere, ma si sa che al Milan sono nostalgici, a tal punto che Adriano Galliani spesso cita Venditti (“certi amori non finiscono”) quando gli si parla di ritorni in tinta rossonera.
La storia dei ritorni di Shevchenko e Kakà è molto simile, tanto che li abbiamo riuniti in un unico punto: amati dai tifosi alla follia, tornarono entrambi dopo delle esperienze assolutamente indecenti per il tasso tecnico dei due giocatori, ma soprattutto dopo aver fruttato milioni su milioni di euro al Milan.
Il ritorno di Shevchenko in rossonero frutterà soltanto due reti, di cui nessuna in Serie A, mentre Kakà farà un pochettino meglio, con 7 gol in campionato, che però non frutteranno ai rossoneri la conquista delle coppe europee.
Tutto sommato i ritorni di questi due grandi campioni hanno dimostrato che alla fine aveva avuto ragione Galliani cedendoli per camionate di soldi a club più ricchi dei rossoneri.

4) PAOLO DI CANIO

Un amore travagliato, quello che lega Paolo Di Canio alla Lazio: gli inizi fanno pensare ad una grande storia, a un legame eterno tra un uomo e una maglia: il suo primo gol decide il derby, non proprio una partita qualsiasi, e nemmeno un derby qualsiasi, dato che è il primo dopo il ritorno in A, distante ben tre anni dal precedente. Ma non si capisce bene cosa accada, e il giovane Paolo lascia la Lazio: vagherà con buoni risultati tra Juve, Napoli e Milan, prima di andare a cercare fortuna all’estero: farà innamorare i tifosi del Celtic, seducendoli e abbandonandoli dopo appena una stagione per accasarsi al West Ham. Anche qui c’è un ottimo rapporto con i tifosi, ma Paolo sente che non è casa sua, e dopo qualche altro giro deciderà di tornare a vestire quella maglia che ama davvero, quella della Lazio, addirittura tagliandosi lo stipendio fino ad un quarto. L’inizio non è esaltante, e i critici vanno a nozze: è vecchio, non è un top player, è un flop. Di Canio incanala tutto ciò per poi riscaricarlo nel derby, che timbrerà con un gol nella stessa porta, a sedici anni di distanza dal precedente, con tanto di esultanza sotto la curva sud. Lo scandalo calciopoli, che investe anche la Lazio, e qualche discussione di troppo con Lotito terminano questa seconda giovinezza, e Paolo va a giocare le sue ultime stagioni alla Cisco Roma, ma quelle due reti, intervallate da 16 anni, resteranno sempre nel cuore dei tifosi laziali.

3) JUAN SEBASTIAN VERON

Dubito che un ragazzino di oggi possa capire il vero valore della Brujita, chiamato così semplicemente perchè il padre, bandiera dell’Estudiantes, era soprannominato la Bruja, la strega. Non è il calciatore impomatato, testimonial di prodotti per bellezza e scarpini color evidenziatore. Veròn era tutt’altro, tenace guerriero di centrocampo e uomo dentro e fuori il rettangolo di gioco. La sua storia d’amore è ereditaria, dato che nasce calcisiticamente nell’eterno amore di Juan Ramon Veron, l’Estudiantes, seppur in un periodo poco felice per la squadra, che coincide con la retrocessione. La sua carriera esploderà, 10 anni da migliore al mondo, tra campionati Italiano ed Inglese. Ma uno come lui non è un irriconoscente, non si dimentica del suo vero amore, e nel 2006 torna ad abbracciare El Leon, l’Estudiantes, e non come ultimo atto di una carriera, ma come un nuovo inizio. È ancora un giocatore di classe mondiale, vince un campionato di Apertura ma soprattutto la Libertadores nel 2009, dopo che l’ultima era stata sollevata da suo padre. Prosegue ad altissimi livelli ancora per qualche anno, addirittura si guadagna la convocazione ai Mondiali 2010, in una spedizione non troppo fortunata per l’Argentina. Nel 2012 appende le scarpette al chiodo e si da al dilettantismo, ma ancora una volta il suo amore per l’Estudiantes ha la meglio, e torna per la terza volta a casa, giocando un ultimo anno. L’amore stavolta è corrisposto, la Brujita nel momento dell’addio ha un posto assicurato come Direttore Sportivo, e nel 2014 viene eletto presidente onorario, massimo attestato d’amore da parte dei suoi tifosi.

2) DIDIER DROGBA

Il centravanti ivoriano è uno che nel grande calcio europeo arriva relativamente tardi, a 25 anni, ma alla sua prima stagione come attaccante dell’Olympique Marsiglia stupisce tutti quanti, tanto da avere i club più importanti d’Europa addosso: è Josè Mourinho che la spunta dicendogli che soltanto andando al Chelsea sarebbe diventato un attaccante del livello dei vari Henry, Van Nistelrooy o Ronaldo.
Io non so se Drogba sia più forte di questi tre nomi citati da Mourinho, so che sicuramente lo è per i tifosi del Chelsea che lo amano alla follia per quel suo modo di lottare su ogni pallone e trasformare in oro anche le palle più sporche.
Quando Mourinho se ne andrà dal Chelsea Drogba resterà come uno dei senatori della squadra, ed il suo nome resterà inciso nella storia dei Blues come eroe della finale di Champion’s League di Monaco di Baviera, la prima ed unica vinta dal Chelsea, dove Drogba segna il pareggio nei supplementari, e soprattutto segna il rigore decisivo per la vittoria in casa del Bayern Monaco.
Da avversario Drogba è tornato in maglia Galatasaray a Stanford Bridge, ed i tifosi lo hanno accolto con una sua gigantografia e la scritta “ALWAYS IN OUR HEARTS”, striscione che a tutt’oggi si trova ancora in pianta stabile nello stadio dei Blues, perchè dal 2014, anno del suo ritorno, non è stato mai tolto dai suoi tifosi.

1) JUAN ROMAN RIQUELME

Il primo posto non poteva essere che suo, dell’ultimo vero diez, della più grande espressione di romanticismo applicato al calcio dei giorni nostri. Non devo spiegarvi io chi è Riquelme, anche perchè dubito che sarei capace di riuscire a scrivere di una persona, prima ancora che di un giocatore, del genere: ciò che ha fatto va al di là delle mie capacità di sintesi . Una cosa però posso raccontarla, ed è la storia d’amore che lo lega al Boca. Pensare che aveva scelto gli Xeneizes quasi per caso, quando nel 1995 era ad un passo dal vestire la maglia del River, scelta che avrebbe cambiato molto della carriera del Mudo. Nei primi sei anni di Boca fa capire cosa significhi giocare per quella maglia, contribuisce a due Libertadores e al successo nella ormai defunta Coppa Intercontinentale, quando nel 2000 batte il grande Real fornendo due assist per Martin Palermo. A quel punto la sua carriera si trasferisce in Europa, proprio al Barca acerrimo rivale di quel Real che aveva sconfitto, ma in blaugrana non riesce ad esprimersi al meglio e finisce al Villareal. Gioca bene e segna un bel po’, ma non si sente a casa. Vuole tornare, e nel 2007, a quasi cinque anni dall’addio, torna a giocare con la maglia del Boca, accolto come un eroe. È difficile da spiegare quello che ha instillato nel cuore dei tifosi da quel momento fino al 2014, anno dell’addio, e temo che una Libertadores e due campionati non bastino a riassumere l’amore per il calcio e per il Boca, ne’ tantomeno le capacità dell’ultimo vero diez.