La mattina dopo una sbornia, dopo la sbornia più bella, incredibile e leggendaria della tua vita, è un affare per nulla semplice. Ti agiti nel...

La mattina dopo una sbornia, dopo la sbornia più bella, incredibile e leggendaria della tua vita, è un affare per nulla semplice. Ti agiti nel letto, cerchi di combattere quel sapore a metà tra l’amaro e il torbido all’interno della tua bocca, provando a rispedire indietro al mittente i conati di vomito che, impietosi, lottano nelle pareti del tuo stomaco cercando disperatamente di risalire tutto il percorso che porta all’esofago e poi giù fuori dalla bocca. Cerchi di alzarti, dopo una lunga trattativa con il tuo corpo, ma non ce la fai a rimetterti in verticale sui tuoi piedi,  La testa ti gira così tanto che pensi ancora di essere su una giostra, sul calcinculo sul quale da piccolo ti divertivi ad agitarti in preda alla tua smania di emozioni e brividi.

Poi, a un certo punto, proprio mentre stai riuscendo a prendere di nuovo sonno, quando stai per arrivare a un compromesso con te stesso decidendo di abbandonarti al torpore, qualcuno arriva con un secchio di acqua gelata, te lo butta sulla faccia e ti mette in piedi di forza. Facendoti tornare, di colpo, tutte quelle sensazioni tremende che avevi vissuto fino a qualche minuto prima.

E’ quello che è successo ieri ai protagonisti della sbronza collettiva calcistica più incredibile di sempre. E’ successo quando ieri, nello Yorkshire, al KCOM Stadium di Hull. Quando Abel Hernandez e Adama Diomandé si sono inventati un gol da fantascienza, quella che in Holly e Benji era la catapulta infernale dei gemelli Derrick. E’ stata quella -insieme al gol di Snodgrass che poi ha ribaltato il momentaneo pareggio di Mahrez dal dischetto- la secchiata d’acqua gelida arrivata addosso al Leicester campione d’Inghilterra.

Una secchiata che riporta le Foxes sulla terra dopo l’impresa più grande della storia della Premier League. Perdere all’esordio da campioni d’Inghilterra, contro una squadra disperata, con il presidente in fuga, un allenatore a tempo determinato e una rosa di giocatori che non sa ancora nulla del suo futuro: impossibile trovare un modo più brusco per scendere sulla terra, dalle stelle alle stalle, di nuovo, in un battito d’ali.

Forse, per loro, sarà meglio così. Questo ceffone dritto in faccia magari servirà ai ragazzi terribili di Ranieri per mettere da parte la lezione più importante di tutti. Che la Premier dello scorso anno è in bacheca. Dietro una vetrina, da guardare, lucidare, baciare di tanto in tanto per richiamare alla mente splendidi ricordi. Splendidi, ma soltanto ricordi. E la realtà è un’altra. La realtà sarà un’altra stagione di lotte, di combattimenti disperati, di partite da portare a casa in un modo o nell’altro.

Come l’anno scorso, in fondo. Con un altro obiettivo, certo. Ma più che la meta, è il viaggio quello che conta, no?

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro