Riscrivere il proprio destino: la storia di N’Golo Kantè. Riscrivere il proprio destino: la storia di N’Golo Kantè.
Siamo nel 1998, il 12 luglio per l’esattezza. La Francia, grazie alla doppietta di Zinedine Zidane e al sigillo nel finale di Emmanuel Petit... Riscrivere il proprio destino: la storia di N’Golo Kantè.

Siamo nel 1998, il 12 luglio per l’esattezza. La Francia, grazie alla doppietta di Zinedine Zidane e al sigillo nel finale di Emmanuel Petit nella sfida contro il Brasile, si è appena laureata per la prima volta nella sua storia Campione del Mondo.Pochi minuti dopo il triplice fischio di chiusura del match da parte dell’arbitro, milioni di francesi si riversano per le strade, tantissimi sono quelli che a Parigi, affollano gli Champs Elysées .

Notte di festeggiamenti, di baldoria, di orgoglio nazionale. Notte che, spesso, solo la conquista di una Coppa del Mondo riesce a farti vivere. E chi l’ha vissuta sa, che quella notte, non la dimenticherà mai.

Tra quella marea di persone festanti, tra quello scorrere di vita, tra quelle anime unite dai colori blu, bianco e rosso della bandiera transalpina, c’è anche un ragazzino che non sta festeggiando un bel niente. Quel bambino ha sette anni e si chiama N’Golo Kanté, ed è lì per lavorare.N’Golo Kanté, nasce a Parigi il 29 marzo del 1991. I genitori sono di origini maliane, sono emigrati nella Capitale francese per cercare di donare a se stessi e ai propri figli una vita migliore. Il piccolo Kanté è il loro primo figlio. La famiglia si stabilisce in un appartamento minuscolo in Rueil Malmaison, una zona sub urbana densamente popolata vicino a Parigi. Una parte di città abitata da persone povere, le quali fanno i lavori più umili per cercare di sopravvivere.

N’Golo capisce immediatamente che la vita non  sarà una passeggiata e sin dall’infanzia inizia a lavorare. Passa tutto il giorno a macinare chilometri, per raccogliere rifiuti per strada da rivendere a delle piccole aziende in cambio di qualche spicciolo, per poter contribuire sin da subito al sostentamento del proprio nucleo familiare.

Proprio per questo motivo, la sera della vittoria del Mondiale da parte della Nazionale francese si trova sugli Champs Elysées, per poter portare a casa più rifiuti possibili che inevitabilmente quella marea umana si sarebbe lasciata alle spalle.

Nel 2014, mentre Mario Gotze regalava la Coppa del Mondo alla Germania, N'Golo Kantè si apprestava a fare il suo esordio in Ligue 1 con la maglia del Caen, da semisconosciuto. Quattro anni dopo, questo ragazzo ha vinto due Premier League da protagonista silenzioso, un instancabile e fondamentale ingranaggio al servizio della squadra. Un ragazzo così timido che ieri, al momento della premiazione, è dovuto intervenire Steven N'Zonzi per chiedere ai compagni di lasciare tenere un po' la coppa anche a lui, che non aveva il coraggio di andare a disturbare nessuno per fare una foto con il trofeo. Se c'è qualcuno che si merita di alzare questa Coppa del Mondo al cielo con orgoglio, bé, signori, quel qualcuno è proprio N'Golo Kantè. #calcio #football #francia #kante #mondiali #worldcup #russia2018 #delinquentidelpallone

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Probabilmente quella notte, N’Golo Kanté non la dimenticherà mai più. I suoi occhi di bambino, si rendono conto che la Francia sì ha vinto, ma in campo, in una Nazione così tanto multietnica ci sono tanti giocatori di colore come lui. Thuram, Karambeu, Vieira solo per citarne alcuni. Per cambiare il proprio destino, vuole provare a giocare a calcio.

L’anno successivo entra a far parte della squadra giovanile del Suresnes, nella periferia occidentale della Capitale. Kanté è il più piccolo di tutti, ha un fisico minuto, ma ha l’umiltà, la voglia e la determinazione di combattere su ogni pallone. Gioca a centrocampo, i suoi compagni di squadra, sanno che su quel piccolo ragazzo ci si può fare affidamento ad occhi chiusi. La squadra inizia a portare a casa i primi trofei.

Kanté trascorre nove anni tra le fila del Suresnes, diventando un punto di riferimento. I grandi club però restano scettici, perché il suo fisico sembra non essere adatto per giocare a calcio. Finché nel 2010 si trasferisce al Boulogne e due anni più tardi, nella stagione 2012/2013 riesce ad esordire in prima squadra nel Championnat National (la nostra Serie C). Gioca trentotto partite segnando tre reti, tanto basta per meritarsi la chiamata del Cean che milita in Ligue2 (la nostra Serie B). A Caen, Kanté contribuisce con due gol in trentotto apparizioni alla promozione della squadra in Ligue1. Resta un altro anno con la maglia rosso e blu sulle spalle, finché nell’estate del 2015 arriva la chiamata dalla Premier League. A cercarlo è il Leicester City, squadra allenata dall’italiano Claudio Ranieri.

N’Golo Kanté sbarca in Inghilterra in un’annata memorabile. Insieme ai “terribili” compagni di squadra riesce a scrivere una delle storie più incredibili e per certi versi irripetibili della storia del calcio moderno. Il piccolo Leicester City, che l’anno prima si era salvato all’ultima giornata di campionato, dopo una cavalcata già divenuta leggenda, si laurea Campione d’Inghilterra, davanti a squadre come Liverpool, Chelsea, Tottenham, Manchester City e Manchester United.

L’anno seguente, Antonio Conte gli affida le chiavi del centrocampo del Chelsea. Kanté si conferma su livelli eccezionali e riesce a rivincere la Premier League, diventando così il secondo giocatore non inglese della storia, dopo Eric Cantona, a vincere per due anni consecutivi con due squadre diverse il campionato inglese.

Il resto è storia recente. Didier Deschamps lo convoca per il Mondiale di Russia. N’Golo Kanté risulta essere un elemento imprescindibile del centrocampo transalpino. La Francia arriva fino alla Finale contro la Croazia.

Durante l’ultimo atto del Mondiale, forse per la prima volta in carriera, Kanté ha sentito su di se il peso della sua stessa storia. Non è facile pensare anche solo per un minuto, di giocare una partita vista in diretta da miliardi di persone nel mondo, quando vent’anni prima raccoglievi rifiuti per la strade di Parigi.

N’Golo Kantè durante la partita è apparso come estraniato dal contesto, tanto che Deschamps ha dovuto sostituirlo dopo pochi minuti dall’inizio della ripresa. La Francia è riuscita a laurearsi Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia.
Al termine della gara, dopo la premiazione, durante i festeggiamenti e le foto di rito, Steven N’Zonzi si è reso conto che c’era un ragazzo in disparte, troppo timido per chiedere ai suoi compagni di poter sollevare il trofeo. Il centrocampista che aveva preso proprio il posto di Kanté durante la gara, gli ha consegnato personalmente la Coppa, in una scena che è diventata una delle più significative e simboliche dell’intero Mondiale.

N’Golo Kanté è poi tornato a casa in Francia a Parigi con la Coppa tra le mani. Ha sfilato sull’autobus scoperto insieme ai suoi compagni di Nazionale tra le vie della Capitale francese, in mezzo a milioni di persone festanti. Proprio tra quelle strade dove lavorava non ancora adolescente. Una lacrima avrà certamente solcato il suo viso. Avrà ripensato a quando le sue mani di bambino raccoglievano lattine di birra vuote per cercare di vivere dignitosamente. Avrà sicuramente pensato a tutti quei sacrifici, a tutti i chilometri percorsi a piedi sotto la pioggia e sotto il sole.

Ha vinto la povertà, ha battuto la fame con dignità, con caparbietà, con orgoglio. N’Golo Kanté ce l’ha fatta, è riuscito a riscrivere il suo destino.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo

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