Ridateci la lotta salvezza Ridateci la lotta salvezza
Cosa si prova a non avere più nessuna speranza, nessun obiettivo per cui lottare né alcun traguardo da raggiungere? Cosa si prova a non... Ridateci la lotta salvezza

Cosa si prova a non avere più nessuna speranza, nessun obiettivo per cui lottare né alcun traguardo da raggiungere? Cosa si prova a non vedere alcuna luce in fondo a quel maledetto tunnel, a non avere neppure un filo da tirare con l’illusione di poter rimare aggrappati, ancora per un istante, prima di sprofondare?

Se c’è una cosa che lo sport ci ha insegnato in tutti questi anni, e il calcio non fa certo eccezione, è che non esistono traguardi più o meno nobili da conquistare, l’importanza che deriva da tali traguardi risiede solamente nell’impegno e nella determinazione che si impiega nel tentativo di raggiungerli.

Così ci è capitato in passato di appassionarci di più per una lotta alla salvezza che non a quella per lo scudetto, di sentire più vicina a noi una squadra che lottasse, con le unghie e con i denti, per mantenere la categoria, quando tutti la davano per spacciata.

Noi, persone abituate a soffrire, alle quali la vita ha riservato più spesso calci in culo che carezze, ci sentiamo proprio come loro: squadre che annaspano ma non ne vogliono sapere di andare a fondo, barcollano sulle ginocchia ma resistono strenuamente, perché per mandarle al tappeto non bastano due colpi ben assestati. Le devi uccidere, per essere sicuro che non torneranno a darti il tormento.

Questo perché c’è sempre una speranza che qualcosa possa andare diversamente, che la rotta, fino a quel momento dritta e imperturbabile, possa essere invertita. La speranza di chi ci crede ancora, di chi vede almeno un motivo per andare avanti, quando tutto sembra perduto.

Per questo oggi ci sentiamo spaesati, proprio come immaginiamo si sentano Pescara, Crotone e Palermo, le squadre maggiormente accreditate per la retrocessione ad inizio anno, le squadre che, al momento, sembrano destinate ad assecondare il destino a loro imposto, senza colpo ferire.

Sì perché la speranza era che qualcosa potesse sovvertire questo pronostico o per lo meno, se ciò non fosse stato possibile, che tali squadre avessero venduto cara la pelle per regalarci una lotta salvezza all’ultimo respiro, in grado di regalare emozioni tanto quanto una vittoria per lo scudetto.

Invece niente, nulla di tutto ciò. Pescara, Crotone e Palermo sono là in fondo, abbandonate al proprio destino che le vede soccombere sotto i colpi di tutti, senza essere in grado di reagire.

Le terzultime, Crotone e Palermo a pari merito, con il misero bottino di 10 punti conquistati, doppiate addirittura dalla quartultima, l’Empoli, che di punti ne ha 21.

Niente più calcoli da fare, nessuna tabella di marcia da rispettare. Solo il tempo che separa loro, Pescara, Crotone e Palermo, dalla serie B.

E a noi vengono quasi le lacrime agli occhi a pensare a quanto belle, e sofferenti, possano essere le ultime giornate di chi ha ancora un obiettivo da raggiungere, di chi ancora lotta per qualcosa.




Quando c’è semplicemente da buttare l’anima in campo contro tutto e tutti, quando non è più possibile pensare di vincere solo contro la rivale diretta, ma bisogna andare oltre le proprie possibilità e fare uno sgambetto ai più forti.

I rimbalzi di linea tra un campo e l’altro, le preghiere, le bestemmie e la tensione che pervade ogni secondo di queste sfide. Le polemiche che inevitabilmente portano con sè.

Può essere straziante o esaltante, non importa. Ciò che conta, e fa battere il cuore all’impazzata, è la speranza che almeno per una volta, possa andare per il verso giusto.

Ora non c’è nemmeno quella e noi, da tifosi, appassionati, ragazzi che vivono di sport e sfide che sembrano impossibili, fino al momento in cui si realizzano, ci sentiamo come Pescara, Crotone e Palermo.

Senza nulla in cui credere.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo