I 10 ricordi più belli di chi ha giocato a calcio balilla I 10 ricordi più belli di chi ha giocato a calcio balilla
Lo sappiamo, siamo inguaribili romantici, e di voltarci indietro e guardare al nostro passato, alla nostra infanzia e alla nostra adolescenza proprio non vogliamo... I 10 ricordi più belli di chi ha giocato a calcio balilla

Lo sappiamo, siamo inguaribili romantici, e di voltarci indietro e guardare al nostro passato, alla nostra infanzia e alla nostra adolescenza proprio non vogliamo smettere. E uno dei passatempi preferiti del nostro passato, prima che arrivassero Playstation, Xbox, smartphone, tablet e quant’altro, era il calcio balilla. Non importa che fosse il bar più putrido del paese, la casa di un privato (fortunelli) oppure l’oratorio, con la rassicurante figura di qualche Santo a fare da sfondo alle nostre prime ingiurie al cielo e alle prime scomuniche ricevute.

Al calcio balilla ci abbiamo giocato tutti, e sono giorni che ricordiamo con piacere e un pizzico di nostalgia, consapevoli del fatto che giorni così belli forse non torneranno mai più. E per rimembrare quei giorni d’oro, abbiamo cercato di raccogliere 10 cose, 10 momenti che hanno segnato la vita di chi ha giocato almeno una volta a calcio balilla.

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1. Vietato rullare

Pratica che, assieme al gancio, era vista malissimo seppur per motivi diversi. Mentre il gancio era una furbata, ma tipica di chi sapeva giocare in quanto era necessaria una certa padronanza del gioco, la rullata era considerata la mossa tipica del neofita. Chi non sapeva giocare rullava, agitando quelle manopole a casaccio con conseguenze a breve termine ignote all’umanità. Quella pallina poteva finire nella porta avversaria(molto raramente), nella propria porta(già più facile) o sulla luna a seguito di qualche rimpallo( assolutamente la situazione più probabile). A nulla servivano le punizioni,corporali e regolamentari,  per cercare di dissuadere il balordo di turno dal rullare, era infatti un vizio difficilissimo da eradicare.

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2. Il goal del portiere

Il gol del portiere, diciamocelo, era ed è forse la cosa più affiscinante del calcio balilla. C’è chi addirittura lo faceva valere doppio, tanto era agognato. Proprio per questo motivo veniva ricercato in tutte le maniere possibili immaginabili, c’era chi passava ore a rimbalzarsi il pallone tra difesa e portiere finendo immancabilmente per farsi autorete, con figura dello scemo annessa. Le poche volte che l’impresa riusciva erano esultanze stile Tardelli in Italia-Germania, poco importa che fosse il gol della bandiera dopo aver preso schiaffoni a destra e a manca per tutto il pomeriggio.  Solitamente il tiro del portiere veniva rimpallato immediatamente dalla giungla rappresentata dal centrocampo (amico e avversario), le poche volte che la pallina riusciva a passare il cuore iniziava a palpitare salvo poi rallentare nuovamente dinanzi al colpo di reni (ma spesso anche di un’altra parte anatomica) del portiere avversario.

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3. Quello che giocava solo per tirare le sassate

Il calcio è un modo per sfogare la nostra rabbia e frustrazione, non nascondiamoci dietro un dito. Ma tutto ciò vale anche per il calcio balilla, statene pur certi. Quante volte abbiamo visto gente tirare sassate ignobili e violentissime solo per sfogare il nervosismo di una giornata passata a faticare, studiare o a fare chissà cos’altro? Altra ipotesi per cui il soggetto in questione tirasse le sassate: voleva nascondere le magagne tecniche del suo gioco, e quindi, per rimediare, tirava fortissimo per impressionare gli avversari. Di solito, quello che giocava per tirare le sassate, era anche colui che bestemmiava più di tutti. Molti di noi le prime bestemmie delle loro innocenti vite da bambini le hanno sentite provenire dall’angolo del calcio balilla.

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4. Niente ganci

Il gancio non vale. Se fai il gancio è rigore, ti do uno schiaffo e ti tiro pure due calcioni. Non si saprà mai realmente per quale motivo ma il gancio era visto con il fumo agli occhi da qualsiasi giocatore del calcio balilla. Per i pochi che non sanno cosa si celi dietro questa mossa losca, cerchiamo di spiegarvelo: in pratica il gancio sarebbe un passaggio tra uomini della stessa linea, in grado di confondere l’avversario e generare squilibri mentali notevoli. Apprendiamo oltre al resto che tale mossa sarebbe proibita solo nel nostro paese, se qualcuno ci spiegasse il motivo gliene saremmo eternamente grati. Logicamente, come tutte le cose losche, ha sempre esercitato un grande fascino su chiunque si sia cimentato in questo gioco ed almeno un gancio a partita, con ingiurie connesse, era sempre garantito.

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5. L’infinita diatriba palla al centro o palla a chi subisce gol

Le regole del calcio balilla cambiavano da bar a bar, da oratorio a oratorio. E dunque era molto frequente accapigliarsi su cosa dovesse succedere una volta che il gioco riprendeva dopo un gol realizzato. Qualcuno buttava la palla in mezzo (sempre, ovviamente, cercando di sbatterla, da delinquenti consumati, verso la propria metà campo), qualcun altro faceva riprendere il gioco rimettendo dal fondo della porta in cui era stato realizzato il gol. Se la partita era tesa, l’oggetto del contendere faceva degenerare il tutto in violenta polemica, verbale e fisica. Altra situazione frequente: una volta buttata in mezzo la palla, c’era sempre il fenomeno di turno che provava a colpirla al volo, facendo immancabilmente decollare la pallina (che pesava svariati chili ed era sempre bella lurida) verso l’infinito e oltre.

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6. L’autorete da centrocampo

Altro grande classico dei pomeriggi trascorsi in allegria a delinquere di fianco a un cassone con gli omini rossi e blu era l’autorete da centrocampo. In genere l’autorete da centrocampo avveniva per imperizia del soggetto messo a manovrare il folto schieramento di omini di centrocampo e il tridente offensivo là davanti. L’inesperto ometto, nel tentativo di evitare la rullata, che per lui era routine, incespicava nel pallone e lo sparava a velocità supersonica verso la propria porta, attirandosi le ingiurie del compagno trafitto dalla porta e, se la partita era importante, pure qualche calcio negli stinchi. L’autorete da centrocampo poteva anche essere dovuto a sfortunati casi in cui un gancio si trasformava in retropassaggio, ma in genere chi abusava dei ganci era uno che sapeva quello che faceva, per cui era molto meno frequente come ipotesi.

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7. Il biliardino in pendenza

Il biliardino in pendenza, uno dei più grandi classici. Poco importa che fosse posizionato all’oratorio, in una sala giochi, in giardino o dio solo sa dove. Quella pallina se posizionata sul campo andava immancabilmente da una parte senza che nessuno la sfiorasse o che ci fosse vento. Ovviamente tale situazione dava adito a grandissimi polemiche, giocatori che pur di non giocare contro pendenza si sarebbero fatti asportare entrambe le mani e via discorrendo. Nelle generazioni di ragazzi più miti solitamente si alternavano partite da una parte e dall’altra, in modo da bilanciare il tutto ma non sempre era possibile arrivare a queste miti conciliazioni.

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8. I metodi da delinquenti per prolungare la partita

Va bene che non c’era ancora la crisi a mordere e a rovinare famiglie. Ma a noi poveri nullatenenti che passavamo le giornate all’oratorio o al bar del paese, 200 o 500 lire (dipendeva dall’anzianità dell’impianto) in più potevano fare la differenza. Risparmiare una preziosa moneta poteva fare la differenza tra una bella giornata e una da dimenticare. E, soprattutto, 10 palline (quando andava bene: nei peggiori bar di paese potevano anche uscire 5-6 palline al massimo, con le altre imboscate da chissà chi) erano sempre poche. Per cui, via alla sagra della delinquenza per recuperare le palline finite in porta. I più ingegnosi piazzavano calzini e altri oggetti atti a tappare la porta alle spalle del portiere. I più temerari (i delinquenti) non appena il pallone finiva in porta, buttavano lì la mano per recuperare la pallina appena entrata in porta. Altro grande classico, la stecca del ghiacciolo infilata per tenere su la moneta infilata nella gettoniera. Ovviamente, se si veniva beccati dal titolare del bar o comunque da quello che si intascava le vostre 500 lire, erano guai.

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9. L’incolumità fisica messa in pericolo

Se siete cresciuti con la convinzione che giocare al calcio balilla evitasse i traumi contusivi e distorsivi, bè, vi siete sbagliati di grosso. Farsi male era possibile anche in quel gioco malefico. Ci si poteva strappare o stirare ogni muscolo delle braccia, alla Pato, nel tentativo di tirare sassate di violenza inaudita. Si potevano infilare le mani tra gli omini e venire tranciati senza pietà, oppure ci si poteva beccare una bella pallina in faccia se qualcheduno esagerava con le rullate. E poi, c’erano i fessi che si facevano male mettendo le dita tra i dadini del punteggio e la parte superiore della porta, quella in metallo, quando il delinquente di turno diceva: “Tocca qui, guarda come è caldo”. In genere la botta ricevuta dal portiere dopo aver messo le dita in quella trappola infernale era la giusta punizione per essere cresciuti così sprovveduti.

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10. lo scambio attacco – difesa per cambiare le sorti della partita

Trovare 4 soggetti ugualmente bravi a giocare a calcio balilla era sempre impresa ardua. Per cui, quando c’era qualcuno meno abile, lo si piazzava in porta credendo di fare minor danno. In realtà lo sventurato in porta faceva ancora più danni, per cui in genere lo si piazzava in attacco a mulinare ossessivamente, e i più bravi facevano a gara di sassate dalla difesa per vincerla. Quando la situazione si faceva disperata, però, quello bravo decideva di riprendere in mano l’attacco e cercare di vincerla da solo, riportando lo sbarbatello tra i pali e pregando Iddio che non succedesse nulla. Di solito, se la partita andava male, l’inetto si prendeva anche qualche ceffone sul coppino a mo’ di rimbrotto.

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