Riccardo Meggiorini, un calcio alla banalità Riccardo Meggiorini, un calcio alla banalità
C’è chi nasce goleador, e sembra che non abbia fatto altro nella vita se non spingere quel pallone in fondo alla rete , e... Riccardo Meggiorini, un calcio alla banalità

C’è chi nasce goleador, e sembra che non abbia fatto altro nella vita se non spingere quel pallone in fondo alla rete , e c’è chi invece, pur essendo attaccante, si diverte a deliziare le platee con giocate di classe improvvise, inaspettate ,di quelle che ti lasciano a bocca aperta con gli occhi spalancati. “Ditemi che non l’ha fatto davvero, per favore” deve essere stata questa l’espressione più usata, parola più parola meno, allo stadio Bentegodi di Verona alla mezzora del primo tempo, quando una giocata fantascientifica di Riccardo Meggiorini ha permesso al compagno di reparto Paloschi di realizzare il 2-0 per la propria squadra. Strabuzzi gli occhi, ti dai pure uno schiaffo sulla guancia per assicurarti di essere nella vita reale; quella a cui hai appena assistito non è una giocata che si vede molte volte durante una stagione, anzi, non si vede quasi mai a dire il vero.

La palla sembra destinata a morire oltre la linea di fondo, quello del Meggio appare un tentativo disperato, di quelli che fai per mostrare all’allenatore che non dai per morta nessuna azione. Solo chi conosce l’attaccante veneto un po’ più a fondo sa che non conviene distogliere lo sguardo, se c’è uno che quel pallone lo può rendere giocabile è proprio lui. Certo, renderlo giocabile è un conto, inventarsi quello che potrebbe essere l’assist dell’anno, ci sbilanciamo anche se siamo alla seconda giornata, è ben diverso. E’ un assist di una difficoltà clamorosa in cui c’è un po’ di tutto: tecnica, coordinazione, rapidità d’esecuzione ed un briciolo di follia, che non guasta mai. La palla arriva spiovente dall’alto, tocca appena il terreno e Riccardo sta arrivando alla massima velocità.

Non c’è forse il tempo per pensare solo una giocata d’istinto potrebbe rendere un pallone da innocuo a letale. Un colpo di tacco in torsione più velenoso di qualsiasi cross, perché improvviso, perché inaspettato. Nemmeno il tempo di capire cosa sia successo, lo sguardo di Meggiorini che corre idealmente al centro dell’area insieme a quel pallone, dove sa di trovare un’attaccante che all’appuntamento con il gol si presenta molto spesso, Alberto Paloschi. Tutto vero. Di una bellezza stordente.

Dicevamo, chi conosce l’attaccante con il numero 69 sulle spalle sapeva di non dover abbassare lo sguardo. Meggiorini non è nuovo a questi colpi, la giocata ad effetto fa da sempre parte del suo repertorio. Non è nato per fare valanghe di gol, nonostante le annate di Cittadella possano aver tratto in inganno più di qualcuno. E’ nato però con una comprensione del gioco speciale, che gli permette di arrivare mezzo secondo prima degli altri, mentalmente ancor prima che fisicamente.

Non è un caso se quasi tutti gli allenatori, e ne ha avuti parecchi, abbiano un debole per lui, quasi difficile da giustificare. Come fai a tenere in campo un attaccante che non segna mai? Estremizziamo logicamente, ma la critica maggiore che hanno dovuto affrontare i suoi allenatori ed estimatori è proprio questa. Eppure difficilmente riesci a rinunciare ad uno come lui, perché è altrettanto innegabile che pur segnando poco la squadra, con Riccardo in campo, gioca meglio. Non ha paura del contatto fisico, ed è un giocatore completo tecnicamente ma ancora prima della tecnica è la mentalità a fare la differenza. Anche quella che può sembrare una giocata per l’occhio è in realtà tremendamente efficace, è solo il modo migliore per fare qualcosa di utile in quel momento della partita. Maran stravede per lui ma non è il solo, Giampiero Ventura, allenatore sulla bocca di tutti per quel che sta facendo con il suo Torino, lo ha allenato prima a Bari e poi nel Toro stesso esaltandolo ad ogni occasione utile.

Se c’è una cosa che Riccardo odia è la banalità, ed è proprio per questo che se gli date un pallone facile ,soltanto da scaraventare in rete, probabilmente lo sbaglierà. Quanto più la giocata è difficile tanto più si esalta. Provate a recapitargli un pallone a campanile in area, con lui spalle alla porta. Quanto scommettiamo che lo insacca con una rovesciata? L’ha già fatto e lo rifarà, statene certi. Chiedete informazioni in merito ad Empoli e Cagliari, o a qualsiasi suo compagno che lo vede tutti i giorni in allenamento.

Nel calcio molte cose sono oggettive, una di queste è che l’attaccante deve buttarla dentro anche nella maniera più sporca possibile. Ma il calcio è così bello anche perché può capitare che ci sia qualcosa o qualcuno che sovverte questi che sembrano principi inalienabili del gioco. Ben venga allora Riccardo Meggiorini, che la banalità la prenderebbe a calci ad ogni occasione utile.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo