La retrocessione silenziosa dell’ambizioso Middlesbrough La retrocessione silenziosa dell’ambizioso Middlesbrough
In patria l’evento era ormai dato per scontato da mesi, in Italia invece ha avuto una risonanza quasi nulla, passando sottotraccia anche tra gli... La retrocessione silenziosa dell’ambizioso Middlesbrough

In patria l’evento era ormai dato per scontato da mesi, in Italia invece ha avuto una risonanza quasi nulla, passando sottotraccia anche tra gli appassionati di Premier League.

Lunedì scorso, in seguito al 3-0 di Stamford Bridge contro il Chelsea di Conte, il Middlesbrough è matematicamente retrocesso in Championship.

La solita neopromossa dal passato più o meno glorioso che fallisce la stagione del ritorno tra i grandi?

Non esattamente, dato che la squadra che fino a marzo era guidata dall’allievo di Mourinho Karanka è stata protagonista di una campagna acquisti da assoluta big europea, con diversi siti specializzati a indicare il Boro come possibile sorpresa del 2016/17.




L’acquisto più oneroso del Middlesbrough è stato l’ex atalantino Marten De Roon, pagato 15 milioni di euro, operazione che ha destato perplessità anche nel giocatore stesso che si è detto “Scioccato dal suo nuovo stipendio”.

Sono inoltre arrivati, tra gli altri, la promettente ala Viktor Fischer dall’Ajax, il terzino ex United Fabio Da Silva, l’esperto terzino spagnolo Barragàn, oltre a giocatori dall’ingaggio pesante come il difensore Chambers in prestito dall’Arsenal, l’ex Barça Victor Valdes e l’uruguagio Gaston Ramirez, questi ultimi a titolo gratuito.

Serviva però l’acquisto col botto per mandare un messaggio forte alle concorrenti: sfumato Falcao, inseguito per settimane prima che decidesse di restare a Monaco, il Boro ha ripiegato su Alvaro Negredo, in cerca di riscatto dopo due stagioni poco convincenti a Valencia.

Spesa totale? Quasi 53 milioni di euro, a fronte degli appena 13,5 incassati dalle cessioni e senza contare gli onerosissimi ingaggi degli acquisti più illustri.

Guidato dallo spagnolo Aitor Karanka, in sella dal novembre 2013 e beniamino dei tifosi per aver centrato la promozione dopo 7 anni di Championship, il nuovo Middlesbrough esordisce tra le mura amiche del Riverside Stadium, il 13 agosto contro lo Stoke City, con un 11 che incute quantomeno rispetto, soprattutto dalla cintola in su:

Ne esce un 1-1 (subito rete di Negredo) che non lascia del tutto soddisfatti i tifosi del Boro, subito conquistati dal 2-1 in trasferta sul campo del Sunderland, la rivale storicamente più odiata assieme al Newcastle.

Dopo i 3 punti conquistati allo Stadium of Light il Middslebrough inizia ad arrancare, facendo fatica a segnare (costante anche degli anni in Championship, seppur con una rosa infinitamente meno talentuosa) e inanellando cadute casalinghe inattese contro squadre non eccelse come Crystal Palace e Watford.




Karanka sembra riuscire a trovare il bandolo della matassa a fine ottobre, quando il Boro torna a vincere e coglie due prestigiosi pareggi contro Arsenal e City, perdendo solamente di misura contro il Chelsea.

Il 3-0 sullo Swansea del 14 dicembre sembra proiettare finalmente il Boro fuori dalla lotta per la salvezza, anche se decisamente (e giustamente) lontano dall’Europa, invece da lì in avanti sarà il buio: gli uomini di Karanka perdono la bussola e nelle successive 10 giornate racimolano appena 4 punti con la miseria di 3 reti segnate, senza mai vincere. In seguito alla sconfitta esterna con lo Stoke, con la squadra appena sopra la zona rossa della classifica, Aitor Karanka viene esonerato e sostituito dal vice Steve Agnew.

Il cambio di guida tecnica è tardivo, il Middlesbrough continua a sprofondare nonostante la vittoria col fanalino di coda Sunderland ormai rassegnato alla retrocessione, arrivano anche umiliazioni pesanti come i 4 gol subiti da Hull City e Bournemouth, fino alla retrocessione matematica con due giornate d’anticipo.

I responsabili di tale crollo? Oltre al tecnico Karanka, mai in grado di incanalare il talento offensivo a sua disposizione, c’è sicuramente da puntare il dito contro gli uomini di maggior esperienza e qualità come Negredo, appena 9 reti in stagione e gli impalpabili Ramirez e Downing, mentre al giovane Fischer non è stata praticamente mai data la possibilità di mettersi in mostra.

In generale, c’è la sensazione che sulle rive del Tees si sia voluto fare il passo più lungo della gamba, inserendo in un ambiente per nulla pronto giocatori con palmares ingombranti, ingaggi esorbitanti e scarsa abitudine a lottare per non retrocedere, obiettivo che a inizio stagione la società non aveva nemmeno preso in considerazione. Una crisi di rigetto vera e propria, evitabile visti i recenti fallimenti dell’ambizioso Qpr ma anche, ad esempio, del super Cesena di Mutu e Candreva finito rovinosamente a fondo classifica. Un bagno d’umiltà che, speriamo, servirà al Boro per progettare con più attenzione le stagioni future.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11

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