Dietro ogni derby, dietro ogni rivalità stracittadina, si nasconde una storia che vale la pena raccontare. Ogni partita del genere, non vive solamente di...

Dietro ogni derby, dietro ogni rivalità stracittadina, si nasconde una storia che vale la pena raccontare. Ogni partita del genere, non vive solamente di campo. Vive di emozioni, di storia, di favole da raccontare ai nipotini. Perchè ogni Clasico del genere è una partita che fa storia a sé. Non si lega al campionato attuale, allo stato di forma delle squadre, all’importanza della posta in palio o alla forza delle squadre.

Un Clasico come Real-Atletico vive di storia, profuma di leggenda. Anche quando, come oggi, probabilmente non deciderà le sorti della Liga, visto che, almeno in termini di classifica, il Barcellona dei tre alieni sembra aver messo la freccia ed è scappato verso la conquista del titolo. Ma Real-Atletico, a Madrid, non conta solamente per la classifica o per il campionato. No, Real-Atletico, a Madrid, conta per l’orgoglio e per la supremazia cittadine.

Due squadre che, come in tutti i derby, sono divise da un’origine diversa, che sono radicate in substrati diversi del cuore di Madrid. Il Real, nella sua elegante divisa bianca, è la squadra del potere, dei soldi, della borghesia che con il calcio vuole affermare la sua superiorità. L’Atletico, la squadra dei quartieri popolari vicini al fiume Manzanares. Forse non una squadra “popolare”, nel senso di appartenenza sociale, come il Rayo, se vogliamo restare a Madrid, ma comunque legata a doppio filo alle origini della sua gente.

Merengues in bianco, colchoneros (come le strisce dei materassi) in biancorosso. Un odio viscerale che, a volte, supera anche l’amore per la propria squadra. A volte, anzi spesso, a Madrid si gioisce di più per gli insuccessi dei rivali che per le vittorie dei tuoi colori. Immaginate cosa deve essere stato il derby in finale di Champions League, ecco.

Oggi, per uno strano quanto curioso scherzo del Fato, Real-Atletico propone una dicotomia anche sulle panchine. Un confronto che sembra incarnare a pieno le idee e l’identità delle due squadre. Sulla panchina dei bianchi c’è Zinedine Zidane: classe, eleganza, tecnica, abito delle occasioni importanti, quel pizzico di arroganza che solo i più forti possono permettersi senza risultare odiosi. Sulla panchina dei Colchoneros, forse ancora per poco, Diego Pablo Simeone: sudore, sofferenza, sacrificio e la voglia di sporcarsi le mani nel fango.

Si, Real-Atletico non è una partita come tutte le altre. E non lo sarà mai.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro