Radja Nainggolan, il Ninja Radja Nainggolan, il Ninja
Per alcuni lottare è una necessità, per altri un piacere, per qualcuno diventa un dovere. Per altri ancora lottare è l’unico modo in cui... Radja Nainggolan, il Ninja

Per alcuni lottare è una necessità, per altri un piacere, per qualcuno diventa un dovere. Per altri ancora lottare è l’unico modo in cui sono stati abituati, da sempre a fare le cose. Lottare per sopravvivere, lottare per diventare grandi, lottare per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio italiano. Lottare per dimostrare al mondo che essere Radja Nainggolan significa non mollare neppure un centimetro.

Lottare, per Radja, è diventata subito l’unica opzione praticabile. Quando nasce, in Belgio da madre fiamminga e padre indonesiano, il papà pensa bene di abbandonare la moglie e i figli. Li lascia in ristrettezze economiche, li lascia costretti ad arrangiarsi, li lascia nelle mani del destino. Radja cresce insieme alla sorella gemella Riana, e ben presto diventa l’uomo di casa. Da quegli occhi a mandorla, forse la sua unica vera eredità delle sue origini asiatiche, sembra che partano dei fendenti. Anche il nome in realtà è un retaggio della cultura indonesiana. “Re”, questo vuol dire Radja. Guarda dritto davanti a sè, costruisce un futuro per sè e per la sua famiglia, trova nel calcio il modo per ribaltare le carte in tavola, per far vedere al mondo, e al padre, che adesso è diventato un uomo, adesso può prendersi cura della famiglia.

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Radja, in campo, è una furia. Si lancia su tutti i palloni. Lo mettono a centrocampo, lui spezza la manovra avversaria e la fa ripartire. Interrompe le azioni degli avversari, lancia i suoi compagni. Un attimo lo trovi per terra, in tackle, a rubar palla. Un secondo dopo si è rialzato e ha consegnato la palla al suo compagno più vicino, o ha lanciato in profondità, con precisione. Il Ninja, lo chiamano, perchè quando vede un pallone che può entrare nella sua disponibilità, non se lo fa dire due volte: gli si lancia incontro, lo arpiona, lo fa suo. Radja lascia il Belgio, trova casa in Italia grazie all’intuizione di un procuratore. Piacenza, Cagliari, poi la Roma decide che non può farsi sfuggire questo guerriero del centrocampo, e se ne assicura le prestazioni a suon di milioni. Ci mette un attimo, Radja, a diventare il fulcro della squadra di Rudi Garcia. Cambiano le formazioni, il turnover miete le sue vittime, pare che non giochino mai gli stessi. Tranne uno, perchè Radja Nainggolan c’è sempre. E’ insostituibile.

Pierpaolo Bisoli, uno che di lotte a centrocampo probabilmente se ne intende, aveva intuito le potenzialità di questo straordinario guerriero, forse prima di tanti altri:

“Mi bastarono pochi allenamenti per capire che era fortissimo. Andai dal presidente e gli chiesi di non venderlo. Mi accontentò. Nainggolan lo vogliono in tanti perché è completo, fa le due fasi con estrema naturalezza, ha un buon tiro, un lancio lungo incredibile, soprattutto ha una forza di gambe nei primi tre metri pazzesca, non sbaglia tanti passaggi, recupera una quantità incredibile di palloni. “

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Radja combatte, partita dopo partita, minuto dopo minuto. Nessuno ha vinto più contrasti di lui, nessuno riesce a essere efficace come lui. Quest’anno è diventato anche un prezioso goleador aggiunto. Perchè quando dai l’anima in campo, quando corri dietro a ogni pallone come se da questo dipendessero le sorti dell’umanità, spesso ti trovi al posto giusto al momento giusto. Sempre con gli occhi del guerriero e quelle creste che cambiano colore di tanto in tanto. E i tatuaggi. Già, i tatuaggi, la grande passione di Radja. Si toglie la maglia e si apre un mondo. Ogni colata d’inchiostro significa qualcosa, racconta una storia.

Come le due enormi ali che si è fatto disegnare sulla schiena. Con la data di nascita e di morte della madre, scomparsa nel 2010. Un angelo che aiuta Radja a volare su ogni pallone, ad arrivare prima degli avversari, a non perdere nemmeno un contrasto. Un ninja che si avventa come una furia su ogni palla, un ninja entrato nel cuore dei tifosi, un ninja che non sa fare altro che lottare. Per necessità, per dovere, per piacere. Ma per Nainggolan lottare è l’unica strada praticabile.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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