La maldicion de los siete gatos negros: il derby di Avellaneda La maldicion de los siete gatos negros: il derby di Avellaneda
Ci sono i derby, ci sono le stracittadine, ci sono le rivalità fratricide: e poi c’è il Clasico di Avellaneda, Racing-Independiente. Già, perchè a... La maldicion de los siete gatos negros: il derby di Avellaneda

Ci sono i derby, ci sono le stracittadine, ci sono le rivalità fratricide: e poi c’è il Clasico di Avellaneda, Racing-Independiente. Già, perchè a questa rivalità la definizione di stracittadina sta molto stretta. Racing e Independiente sono due squadre dello stesso quartiere di Avellaneda. Si, avete capito bene. Dello stesso quartiere.

I due stadi sono a 300 metri di distanza, nel cuore del barrio. Il Racing gioca al Cilindro, l’Independiente al Libertadores de America, conosciuto anche come Doble Visera.

E ogni volta che va in scena un nuovo episodio del Clasico di Avellaneda la città si ferma, le saracinesche  dei negozi prudentemente si abbassano e i toni della discussione si alzano a livelli pericolosissimi. Si spara, anche. E spesso. Ma, per come viene vissuto il calcio in Argentina, è una cosa perfettamente normale.

Da una parte il Diablo Rojo, l’Independiente, vestito di bianco e rosso dopo che i suoi soci fondatori erano rimasti incantati dai colori sociali del Nottingham Forest. Dall’altra il Racing, i biancocelesti fondati nel 1903 e che hanno ereditato denominazione e colori sociali dal Racing Parigi.




Il Racing è anche soprannominato l’Academia, vista la spettacolarità del suo gioco messa in mostra agli albori della sua storia. E la rivalità è tutta qui. Non ci sono differenze di classe, di politica, di religione. Tutto è riconducibile solo ed esclusivamente al pallone.

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Successi e trofei in bacheca in Argentina contano poco: conta solo la fede viscerale verso i colori della propria squadra e conta dimostrare fedeltà eterna. E’ anche per questo che il Racing, nonostante un palmares inferiore a quello dei rivali (che hanno vinto 7 volte la Libertadores) e nonostante abbia vissuto anni di disgrazie e insuccessi, è la terza squadra più seguita di Argentina, alle spalle di -ovviamente- River e Boca.

Già, anni di disgrazie e insuccessi che, secondo la leggenda, sono dovuti a un misterioso quanto affascinante accadimento che va sotto il nome di “maldicion de los siete gatos negros“. E’ il 1967, il Racing è ai vertici del calcio mondiale e in quei giorni è a Montevideo, in Uruguay, a giocarsi (e a vincere) la Coppa Intercontinentale contro il Celtic. Alcuni tifosi dell’Independiente riescono ad intrufolarsi al “Cilindro“, lo stadio degli odiati rivali, e vi seppelliscono, da qualche parte nel terreno di gioco, sette gatti neri.

Da quel momento, che vogliate credere o no alla superstizione, il Racing inanella una serie incredibile di sfortune e cade in disgrazia. Vive la sua prima retrocessione nella serie cadetta negli anni ’80, rischia di fallire nel 1999 e si salva per il rotto della cuffia.




Per togliere la maledizione, quelli del Racing le hanno provate tutte. Messe nere, benedizioni di preti e vescovi, a un certo punto si mettono in testa che bisogna estirpare il male alla radice: nel 2000, durante i lavori di ristrutturazione, il terreno di gioco del Cilindro viene sradicato alla ricerca dei gatti o di quello che ne rimane, ma ne viene ritrovato solamente uno, o almeno così pare.

Il Racing vince il campionato di Apertura nel 2001, ma è l’anno della prima crisi argentina, con il paese in bancarotta e disperato, e la vittoria dell’Academia passa in secondo piano. Figuratevi quanto doveva essere grave la situazione economica del Paese, per far passare in secondo piano il calcio.

Come ogni rivalità sudamericana che si rispetti, ad ogni derby di Avellaneda non mancano intemperanze sugli spalti e animi surriscaldati sul terreno di gioco. Nel 1961 un derby finì con 7 espulsioni dopo numerose sospensioni per continue risse: il Racing si era già laureato campione, e a quelli dell’Independiente la cosa proprio non andava giù. Ma è andata anche bene, se pensiamo che negli anni successivi ci scapperà anche qualche morto nei vari scontri tra le tifoserie.

Nel 2006, con l’Independiente in vantaggio 2-0, i tifosi della Guardia Imperial del Racing decisero che era il momento di dedicarsi a qualche tafferuglio con la polizia. Partita sospesa e mai più ricominciata, sconfitta a tavolino e squalifica esemplare. Non per loro, per tutti: per qualche settimana la Federazione Argentina vietò le trasferte a tutte le tifoserie delle prime quattro divisioni nazionali.

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Il Racing è molto più che vincere o perdere: o ci credi o non ci credi“. Parole di Diego Milito, che, cresciuto proprio tra i biancocelesti, ci farà ritorno proprio quest’anno. Diego Milito che quando vestiva la casacca del Racing, durante un derby affrontò a muso durissimo un avversario. Era suo fratello Gabriel, anche lui tornato a chiudere la carriera con la maglia dell’Independiente dopo gli anni in Europa.

E che vincere o perdere un derby con l’Independiente sia molto più che vincere o perdere una normale partita lo conferma anche il famosissimo episodio che vide protagonista Teofilo Gutierrez. Aprile 2011, il Racing perde malamente il derby con l’Independiente per 4-1. Teo si è fatto espellere per aver dato del “cagón” all’arbitro.

Sebastian Saja, portiere e leader emotivo del Racing, a fine partita prova a rimproverargli questo suo comportamento poco responsabile nei confronti dei compagni. Apriti cielo. Teofilo tira fuori una pistola dal borsone, pistola che solo dopo si rivelerà essere giocattolo, e rincorre il compagno fino al pullman della squadra, al grido di “Dov’è quel frocio, gli sparo!“. Naturalmente Teo non viene fatto accomodare sul pullman con i compagni e lascerà lo stadio in taxi. E, ovviamente, non sarà più persona gradita al Cilindro.

Se in Argentina il calcio è una fede, ad Avellaneda (letteralmente: bosco di nocciole) è qualcosa di più. Quando si gioca Racing-Independiente, ad Avellaneda conta solo una cosa: vincere.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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  • King23

    agosto 6, 2014 #1 Author

    Chi sono i 2 giocatori nella prima foto?

    Rispondi

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