Domenica mattina, sto facendo colazione. Lettura veloce ai principali quotidiani e giro di rito sui social network, dove, tra le altre cose, mi imbatto...

Domenica mattina, sto facendo colazione. Lettura veloce ai principali quotidiani e giro di rito sui social network, dove, tra le altre cose, mi imbatto in questa news: “L’Auxerre annuncia sul proprio profilo ufficiale che l’ex stella Djibril Cissè è tornato ad allenarsi nella squadra che lo ha lanciato, con l’obiettivo di rimettersi in forma”.

Cosa c’è di strano? Effettivamente nulla, se non fosse che dai gloriosi tempi del “Merseyside Red”, quando Pro Evolution Soccer ancora non possedeva le licenze di tutti i campionati, l’attaccante francese di origini ivoriane ha sempre avuto nel mio cuore un angolino speciale a lui riservato. Sarà stato per quel look istrionico, capelli e pizzetto ossigenati uniti ad un corpo ricoperto d’inchiostro o per quella velocità fuori dal comune con cui, nel suddetto videogioco, potevi fare letteralmente ciò che volevi. Non so dirvelo, fatto sta che da quegli anni in avanti (stiamo parlando del 2004), i viaggi di Cissè in giro per l’Europa calcistica diventano un po’ anche i miei e Djibril, fidatevi, ha percorso parecchi chilometri. Nel frattempo ho messo a posto i giornali, chiuso internet e preso carta e penna, immaginandomi un interlocutore che mi dicesse : “Raccontami di Cissè”. Impresa ardua, ma ci provo.

Settimo e ultimo figlio avuto da Mangue e Karidjata, Djibril eredita dal padre, ex calciatore professionista in Costa d’Avorio poi trasferitosi in Francia, il fisico scultoreo. Centottantadue centimetri di muscoli, così definiti da sembrare cesellati nel marmo, quasi più adatti ad un velocista che non a chi, di professione, dovrebbe prendere a calci un pallone. La sua infanzia calcistica ha tutte le sembianze di quella di un predestinato: a 15 anni firma per l’Auxerre e già a 17 esordisce in prima squadra, non in una partita qualunque, bensì contro il Paris Saint Germain. Contestualmente entra a far parte della nazionale francese, della quale vestirà la maglia di tutte le rappresentative dall’under 16 in avanti.

Proprio nella nazionale dei galletti, durante il mondiale under 20, si mette in luce realizzando sei reti ed imponendosi come uno tra i migliori giovani in circolazione. Al termine della rassegna, come di consuetudine, Cissè avrebbe tre settimane di riposo se non fosse che di starsene fermo, la saetta francese, proprio non ne vuole sapere. Guy Roux, allora tecnico dell’Auxerre, lo aggrega alla squadra per la trasferta a Rennes del 28 luglio 2001. Non solo lo aggrega, già che c’è gli da anche una maglia da titolare. Djibril lo ripaga con 4 reti, frutto di una prestazione fantascientifica e di un dominio incontrastato. Chiuderà la stagione da capocannoniere della Ligue One, titolo che bisserà nel 2004 prima di trasferirsi sulle sponde del Merseyside.

In terra francese lascia 90 palloni in fondo al sacco in poco più di 160 apparizioni. La pantera nera è pronta al grande salto. Non si fa avanti solo il Liverpool, anche Juventus e Real Madrid spingono fortemente per averlo. Alla fine sarà Gérard Houllier a convincerlo a vestirsi di rosso anche se il tecnico francese, ironia della sorte, non lo allenerà mai, rimpiazzato prima dell’inizio della stagione da Rafa Benitez. Djibril il predestinato bagna con una rete l’esordio in Premier League contro il Tottenham. Ad Anfield più di qualche occhio comincia a brillare.

C’è da raccogliere la pesante eredità, sia tecnica che sentimentale, di Michael Owen, appena accasatosi al Real Madrid. Come spesso accade, però, il destino decide di metterci il suo pesante zampino. Sembra quasi che senta l’illusione umana e si diverta, di tanto in tanto, a darle un ceffone per vedere l’effetto che fa. Questa volta è dirompente: arriva sotto forma di tackle, assolutamente fortuito, e costa a Djibril Cissè tibia e perone, con il più che concreto rischio di amputazione della gamba, dal ginocchio in giù. L’arto rimane appeso solo per miracolo o, più probabilmente, per l’incredibile apparato muscolo-tendineo che il francoivoriano ha ricevuto in dote da madre natura. L’urlo di dolore è rivolto al cielo. A rompersi non è solo la gamba di Djibril. Si spezzano sogni e ambizioni. La possibilità di gloria svanisce come neve al sole.

Non fosse stato per il tempestivo intervento dello staff medico avrei subito sicuramente un’ amputazione e perso parte dell’arto

Torna per il finale di stagione, perché una pantera, seppur ferita, riesce ugualmente a trovare il modo per fare male. I Reds si stanno giocando le fasi finali della Champions League e Cissè rientra nel ritorno dei quarti di finale contro la Juventus, rilevando Milan Baros. Come poi andrà a finire, quella Champions, lo sappiamo tutti, con Cissè che piazza una delle zampate decisive per piegare il Milan ai rigori.
Che non sia lo stesso giocatore, dopo l’infortunio, è chiaro a tutti. Quella venatura di paura che opacizza l’iride, ad ogni sua falcata , si nota sempre di più. E’ inesorabile, impossibile da controllare e per questo ancor più subdola. Quella cattiveria intrinseca, che fino ad ora era stata la sua forza in campo, diventa il più grande nemico da cui guardarsi.

Gioca ancora una stagione con i Reds ma a far parlare di Cissè, adesso, sono soprattutto gli episodi di cronaca extracalcistica. Prima viene arrestato per aver pestato un ragazzo di 15 anni, successivamente è accusato di aver aggredito la moglie incinta. Se ne va da Liverpool e fa ritorno in Francia, questa volta all’Olympique di Marsiglia. Due buone stagioni, 24 reti complessive, poi il prestito al Sunderland, di nuovo Inghilterra, come una pallina da ping pong. Il calcio, piano piano, lascia il passo ad altri interessi, pur non diventando ancora marginale, cosa che invece avverrà negli ultimi anni di carriera, passati a zonzo tra Emirati Arabi, Russia e paradisi tropicali.

Dopo l’Inghilterra è il turno della Grecia. Nel 2009 Djibril Cissè firma un contratto con il Panathinaikos, al quale rimane legato per i due anni canonici. Qui sembra ritrovarsi dal punto di vista calcistico, anche in virtù del fatto che il campionato greco è indubbiamente meno competitivo rispetto a quelli con cui si era confrontato sino ad ora. Lo score, in ogni caso, recita quarantasette reti in sessanta apparizioni, ovvero quelle che bastano alla Lazio per decidere che vale la pena investire ancora su di lui. Ecco, sul quadriennale preferiremmo glissare.

Arriva a Formello con il suo lauto parco macchine, per il primo periodo di permanenza romana decide che sei possono bastare. In campo va subito a segno, all’esordio in serie A contro il Milan, salvo poi smarrirsi, relegato spesso al ruolo di esterno alto, che ha dimostrato più volte di non gradire. E’ questo il periodo in cui il calcio inizia a passare in secondo piano, per lasciare il posto agli stravaganti interessi dell’istrionico attaccante. Macchine, come abbiamo detto, ma non solo. Cissè si interessa di moda e cinema: lancia sul mercato la sua personale linea di abbigliamento e prende parte al cast di due film. La vera passione di Cissè però è la musica, tanto che ne farà una vera e propria professione.

Se vi capita di imbattervi in una locandina in cui Cissè è raffigurato con un paio di cuffie alle orecchie e una mega consolle davanti non meravigliatevi. E’ proprio lui, che si diletta a fare serate come DJ tra Atene e Mykonos, non disdegnando una capatina da queste parti ( ci risulta una serata in qualche locale di Milano, a cui con sommo rammarico non siamo stati in grado di presenziare). Le ultime tappe calcistiche sono, in rigoroso ordine cronologico,Inghilterra- Qatar-Russia-Francia e Isola di Reunion (quest’ultima esperienza meriterebbe un approfondimento a parte in quanto firma un contratto per 5 partite ma ne disputa solamente una, vai a capire il perché).

Per non farsi mancare nulla, proprio alla vigilia dell’ultimo Europeo che si è svolto in Francia, è stato reso noto il suo coinvolgimento, seguito da arresto e immediato rilascio, nel sexy scandalo con protagonista Valbuena.

Istrionico, egocentrico, pazzo, rissoso, fulmineo, scultoreo o, più semplicemente, predestinato. Perché qualcuno aveva già deciso che Djibril Cissè non poteva essere uno fra i tanti.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo