Quando Zdenek Zeman sostituì Zidane sulla panchina del Real Quando Zdenek Zeman sostituì Zidane sulla panchina del Real
31 maggio 2018: Zinedine Zidane convoca una conferenza stampa a sorpresa, e dopo aver vinto 3 Champions League consecutive nei suoi primi tre anni... Quando Zdenek Zeman sostituì Zidane sulla panchina del Real

31 maggio 2018: Zinedine Zidane convoca una conferenza stampa a sorpresa, e dopo aver vinto 3 Champions League consecutive nei suoi primi tre anni da allenatore di una prima squadra, saluta tutti e se ne va.

All’alba del 1 giugno 2018, per Florentino Perez, la situazione era quasi drammatica.

Trovare un sostituto per Zinedine Zidane sarebbe stato un problema quasi insormontabile. Gli allenatori di un certo livello rimasti ancora liberi erano pochi, e quei pochi non volevano correre il rischio. Il rischio che necessariamente avrebbe dovuto correre il successore di un allenatore che aveva vinto tutto.

Il nuovo allenatore del Real Madrid, infatti, avrebbe dovuto come minimo vincere la Champions League per la quarta volta di fila: e qualsiasi cosa di meno sarebbe stata considerata un fallimento.

Florentino Perez passò giorni e giorni al telefono.

Provò a convincere chiunque: Pochettino, Sarri, Wenger, Tony Pulis, Eziolino Capuano. Tutti, però, gli sbattevano la porta in faccia, nessuno era intenzionato a finire sacrificato su una piazza che ormai avrebbe preteso solo il meglio.

Finché, dopo qualche giorno e qualche notte di tormenti, Florentino Perez arrivò alla fine della sua rubrica, l’ultimo nome che avrebbe contattato prima di sedersi personalmente sulla panchina dei Blancos.

Zdenek Zeman.

Zeta.

Zeta.

Proprio come Zinedine Zidane.

Zeta.

Zeta.

Mentre componeva il numero del tecnico boemo, Florentino Perez pensò proprio a questo incredibile scherzo del destino, e, accecato dall’illuminazione si rese conto che forse il Padreterno stava cercando di lanciargli un messaggio. Florentino Perez si rese conto che doveva a tutti i costi portare Zdenek Zeman sulla panchina del Real Madrid.

L’opera di convincimento fu lunga, faticosa, estenuante.

Il tecnico boemo, stanco e stressato, non voleva saperne. E poi, lui, al Real Madrid…no, lui non si sentiva proprio uomo da poteri forti, lui voleva rimanere in pace e in silenzio, a fumare le sue sigarette preferite sul balcone di casa.

Florentino Perez mise sul piatto tutto quello che aveva, e alla fine, dopo settimane di intense trattative, Zeman accettò, non prima di aver fatto una serie di imposizioni e richieste che il presidente del Real dovette accettare anche a costo di dover fare i salti mortali.

Per prima cosa, Florentino Perez fu costretto a mettere in piedi tutta la sua rete di conoscenze per ungere i canali giusti, e convincere la Liga a togliere il divieto di fumo sulle panchine del campionato spagnolo. Ma, per soddisfare questa richiesta, bisognava rispettare le leggi e i regolamenti sul fumo. Il Santiago Bernabeu, per questo, venne ricoperto da un tetto montato per l’occasione e dotato dell’impianto di aspirazione più grande e potente dell’Universo.

Ma quella non fu l’unica modifica che il Presidente fu costretto a fare al suo stadio. Tutti i seggiolini della tribuna centrale, infatti, vennero tolti, per fare spazio ai famigerati gradoni, sui quali i giocatori del Real cominciarono a faticare, correre e sudare da luglio in poi.

Cristiano Ronaldo, folgorato dall’arrivo del boemo, decise di ripensarci e rimanere al Real Madrid: a lui la fatica, i gradoni, la preparazione fisica estrema piacevano da morire, e in breve tempo del ritiro precampionato il portoghese fu pronto per partecipare alla Maratona di Madrid, che vinse con la pipa in bocca, praticamente.

Poi, il campionato cominciò. Il Real Madrid di Zdenek Zeman era una macchina perfetta. Uno spettacolo straordinario da vedere, il calcio del boemo giocato a cento all’ora nel teatro del Bernabeu, una sinfonia di gente che correva, faceva triangoli, il 4-3-3 più bello che si fosse mai visto nella storia del calcio.

Il Real di Zdenek Zeman vinceva, segnava valanghe di reti, entusiasmava il pubblico di Madrid.

Pure troppo.

Dopo quattro mesi in cui il Real Madrid di Zeman conquistò vittorie su vittorie segnando diverse centinaie di reti – era andato a segno, quattordici volte, anche Keylor Navas – il pubblico del Bernabeu cominciò a indispettirsi.

Ci si divertiva troppo.

Si correva troppo.

Vedere le partite era diventato quasi stancante.

Non c’era un attimo di pausa.

Era faticoso stare dietro al punteggio.

E fu così che, quando la partita tra Real Madrid ed Eibar era sul punteggio di 9-5 al diciassettesimo minuto del primo tempo, dalle tasche delle giacche dei tifosi della tribuna centrale uscirono fuori i tanto temuti fazzoletti bianchi.

In un attimo, furono centinaia.

Poi migliaia.

Poi decine di migliaia.

Tutto il Santiago Bernabeu stava protestando con una vigorosissima pañolada contro l’eccessivo divertimento che il tecnico boemo aveva portato a Madrid. Florentino Perez fu costretto a intervenire per placare l’ira dei suoi tifosi. Al termine di quella partita, che poi il Real vinse per 17-11, esonerò Zeman e chiese la disponibilità di Edy Reja per portare a termine la stagione.

Il tecnico goriziano portò egregiamente a termine il suo compito, vincendo la Champions League segnando solo due gol da febbraio a maggio, eliminando il Bayern Monaco al termine di una convulsa semifinale conclusasi con l’intervento della Guardia Civil a cavallo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro