Quando Mesut Özil si prese l’Arsenal in 11 minuti Quando Mesut Özil si prese l’Arsenal in 11 minuti
Secondo le ultime e più accreditate teorie formulate dalla psicologia, bastano pochi secondi, forse anche solo frazioni di secondo, per costruirci un giudizio su... Quando Mesut Özil si prese l’Arsenal in 11 minuti

Secondo le ultime e più accreditate teorie formulate dalla psicologia, bastano pochi secondi, forse anche solo frazioni di secondo, per costruirci un giudizio su una persona e per mantenerlo, quasi sempre, nel tempo.

Insomma, quando vi dicono che la prima impressione è quella che conta, sappiate che è tutto vero, tutto confortato dalla scienza. Se una persona, nei primi momenti della vostra conoscenza, vi sembrerà simpatica, brillante, intraprendente, vincente, bè, il vostro cervello vi convincerà che quella persona è esattamente così, e ci vorrà un gran lavoro e parecchio tempo per scardinare questa credenza, e, forse, non ci riuscirete mai.

Sì, la prima impressione è proprio quella che conta.

Mesut Özil, per far innamorare i tifosi dell’Arsenal, ci ha messo esattamente 11 minuti, in un giorno di cinque anni fa.

Appena arrivato dal Real Madrid, con addosso l’etichetta di acquisto più costoso della storia dell’Arsenal e una lunga lista di aspettative e un po’ di sogni da cullare. Il 14 settembre del 2013, allo Stadium of Light di Sunderland, con la maglia gialla da trasferta dei Gunners, nella sua prima partita in Premier League.

Un po’ come quando arrivi ad uno spettacolo di magia, e sai già che stai per assistere a un trucco che ti lascerà a bocca aperta.

Mesut Özil ci mette esattamente 11 minuti per servire il suo primo assist con la maglia dell’Arsenal: il tempo di agganciare con uno stop sinuoso uno dei primi palloni della sua carriera in Inghilterra, e in men che non si dica Olivier Giroud si trova il pallone giusto, solo da spingere in rete.

Due tocchi, due magie: la prima impressione che i tifosi dell’Arsenal si sono fatti di Mesut Özil non poteva essere migliore, e se la psicologia ha ragione, sono bastati quell’aggancio e quel passaggio illuminante ad accendere un fuoco che arde ancora oggi.

A quell’assist contro il Sunderland ne sono seguiti altri 70, con la maglia bianca e rossa della squadra del Nord di Londra. Özil è salito più e più volte sulle montagne russe, ha mostrato lampi di genio, è caduto in periodi bui, come spesso capita ai giocatori come lui, non sempre continui, non sempre settati sul tasto “ON”.

Ma, se la prima impressione è stata quella giusta, per scardinarla ci vorrà ben altro.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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