Quando Eziolino Capuano andò all’Inter a vincere lo Scudetto Quando Eziolino Capuano andò all’Inter a vincere lo Scudetto
L’estate del 2017 fu un’estate molto strana. Quasi da romanzo. Faceva caldo, un caldo micidiale, di quelli che ti facevano capire che forse su... Quando Eziolino Capuano andò all’Inter a vincere lo Scudetto

L’estate del 2017 fu un’estate molto strana. Quasi da romanzo.

Faceva caldo, un caldo micidiale, di quelli che ti facevano capire che forse su quella storia del riscaldamento globale avevano ragione.

Faceva caldo, un caldo micidiale, di quelli che ti fanno appiccicare i vestiti addosso, di quelli che ti fanno bere litri d’acqua e venire voglia di annegare in un mare di ghiaccio.

Faceva caldo, un caldo micidiale, di quelli che vorresti solo smettere di lavorare, togliere la giacca, la cravatta e la camicia, e correre in spiaggia.




Nell’estate del 2017, per i tifosi dell’Inter faceva ancora più caldo. Era agosto, era appena arrivato un nuovo allenatore. Dopo settimane, dopo mesi di serrate trattative, di contratti, di offerte e rilanci, Antonio Conte aveva accettato la proposta dell’Inter.

Era successo un bel casino. I tifosi della Juventus, che si erano sentiti traditi dall’allenatore che li aveva tirati fuori dal pantano, si erano incazzati. Molti tifosi dell’Inter, che si erano sentiti offesi dall’aver chiamato sulla panchina della loro squadra un vecchio cuore bianconero, si erano incazzati. Molti altri tifosi, di molte altre squadre, molti che non avevano mai nemmeno seguito il calcio, per non sentirsi da meno, si erano incazzati.

E naturalmente si era incazzato anche Antonio Conte. Che, incredibilmente, alla vigilia dell’esordio in campionato, si era dimesso, in una conferenza stampa che aveva ricordato a tutti quella di Alberto Malesani in Grecia e aveva fatto 500 milioni di visualizzazioni su Youtube in 3 giorni.

A metà agosto, a pochi giorni dall’inizio del campionato, la situazione sembrava disperata. La dirigenza dell’Inter, riunita in un bar di Pechino, cercava di capire come muoversi. Non era semplice, perché non si poteva vedere nulla a un metro di distanza, allo stesso tavolo. Walter Sabatini aveva ignorato i ripetuti appelli dei camerieri e degli inservienti, e si era acceso la ventinovesima sigaretta della serata. Ora ne stava fumando 4 contemporaneamente, e la situazione si era fatta grave.

Zhang Jindong, come quelli di cui sopra, si era decisamente incazzato. In estate aveva speso 800 milioni di euro per comprare una buona dozzina di giocatori fortissimi che avrebbero dovuto risollevare le sorti dell’Inter. Costi quel che costi, voleva che la sua squadra vincesse lo Scudetto: così, in quell’estate caldissima, con i soldi dei rincari su tutto il catalogo Suning, arrivarono a Milano grandissimi campioni. Griezmann, Aguero, Rakitic, Mertens, quindici terzini per essere sicuri che Nagatomo non vedesse mai più il campo, e la ciliegina sulla torta, Pasquale Schiattarella.

Zhang Jindong non voleva sentire cazzi.

Aveva detto proprio così. Aveva studiato per settimane l’italiano, per imparare quella frase. E per sbottare, durante quella riunione. Si alzò in piedi, diradò la nebbia, e guardò Sabatini negli occhi, urlando: “NON VOGLIO SENTIRE CAZZI”.

Walter Sabatini uscì da quel bar di Pechino con una sola missione. Trovare il nuovo allenatore dell’Inter in una notte, e trovarne uno che avrebbe fatto vincere lo scudetto all’Inter. Telefonò dappertutto. La maggior parte di loro, vedendo il numero di Walter Sabatini, intuendo che dall’altro capo del telefono c’era uno che voleva proporgli di sedersi sulla panchina più scomoda del mondo, rifiutavano la chiamata, non rispondevano, urlavano STOCAZZO! al display del cellulare. Un paio di loro -qualcuno fece il nome di Beppe Iachini- si finsero morti o emigrati su Plutone.

Poi, proprio mentre Sabatini era arrivato alla Z, e stava per chiamare Zdenek Zeman (diamine, non sapremo mai se la rubrica di Sabatini è ordinata per nomi o per cognomi!), il telefono del DS squillò. Numero sconosciuto, prefisso telefonico di Pescopagano, provincia di Potenza.




Sabatini rispose.

Pronto?

Direttò, accetto.

Ma chi è?

Sò io, direttò. Accetto.

Sì, ma chi cazzo è?

Come chi è, direttò. Sono Ezio. Capuano.

-Ma io non l’ho mai cercata.

Lo so. Ma sono io l’uomo giusto per risollevare l’Inter. Vengo a vincere lo Scudetto. Mi dica dove e quando. Andiamo a vincere il tricolore.

Sabatini accese il pacchetto di sigarette. Nel senso che mise in bocca proprio il pacchetto completo, senza nemmeno tirare fuori le singole sigarette, e gli diede fuoco.

Era disperato. Guardando in cielo, gli apparse Sant’Ambrogio, vestito con la maglia di Grigorios Georgatos, che gli faceva ampi cenni con la testa.

Doveva accettare.

Va bene, mister Capuano. Domani, ore 9, alla Pinetina.

Alle 9.05 del giorno successivo, Walter Sabatini si era già pentito. Da una Fiat Tipo del 1995 sbarcò alla Pinetina Eziolino Capuano, con gli immancabili occhiali da sole a specchio, la camicia sbottonata fino a metà petto e un gigantesco crocifisso d’oro recuperato al banco dei pegni.

La conferenza stampa fu uno spettacolo delirante. Eziolino Capuano parlò per 8 ore filate, spiegò il suo calcio, la sua filosofia, intrecciò Epicuro e Arrigo Sacchi, Rinus Michels e le Brigate Rosse, Giovanni Galeone e le tesi di aprile di Lenin.

Poi, arrivò il giorno del primo allenamento. Eziolino Capuano chiamò a raccolta tutta la squadra. Tenne un discorso di 2 ore per spiegare ai suoi nuovi ragazzi la sua idea di calcio, la sua filosofia, la fase difendente e soprattutto la fase abnegativa.

Dopo quelle due ore, telefonò a Walter Sabatini.

Walter, buongiorno.

Sabatini, ormai rassegnato, rispose.

Buongiorno, Eziolino.

Poi, Eziolino Capuano fece la più incredibile richiesta mai sentita dalle orecchie di Walter Sabatini, ma anche dalle orecchie di qualsiasi altro comune mortale.

Walter, li voglio tutti fuori dalle palle. Icardi, Perisic, Griezmann, Aguero e tutti quegli altri inetti che hai comprato. Tutti, subito. Devono sparire. Via. Raus.

Sabatini trasalì. Aveva speso centinaia di milioni di euro per alcuni dei migliori giocatori del mondo, e ora il suo nuovo allenatore non li voleva più.

Eziolino, ma è tardi. Chi compriamo adesso, chi diamine prendiamo? Ok, i soldi sono un problema, ma dove li vado a prendere, oggi, giocatori più forti di quelli…

Eziolino Capuano non perse altro tempo.

Walter, non devi spendere un cazzo. Questa non è gente adatta al mio calcio. Non lo capiscono. Sono analfabeti sentimentali. Esci, vai là fuori, portami 25 delinquenti dai campi di Serie C, portami 25 banditi pronti a tutto, vai a prendermi 25 figli di buona mamma pronti a scannarsi. Portameli, ti vinco il campionato.

Walter Sabatini era disperato. Tutto quel casino, ed era finito ad ascoltare le richieste di un pazzo che voleva portare 25 giocatori di Lega Pro in Serie A. Già si immaginava, tra qualche mese, ad assemblare lavatrici nelle fabbriche di Suning, con la canna di un fucile puntata alla tempia.




Ma poi, accontentò Eziolino.

E quello che successe fu straordinario. Qualcosa che nessun libro potrà mai spiegare.

L’Inter di Eziolino Capuano fu una macchina perfetta. 25 calciatori presi dalla Lega Pro, 25 bucanieri che non avevano mai messo piede a San Siro, spiegarono il calcio a tutta Italia. La Juventus dei record di Allegri? Disintegrata, arrivata a -10 in classifica. I derby di Milano? Tutti e due vinti per 3-0, con due triplette di Giorico.

La Roma? Non pervenuta. Il Napoli? Disintegrato, per non parlare di quella volta in cui Eziolino e Sarri fecero a pugni nel tunnel del San Paolo, in canottiera.

L’Inter, il 5 maggio del 2018, venne incoronata Campione d’Italia. Il 6 giugno 2018, Eziolino Capuano, dopo aver risposto a una chiamata proveniente dal Vaticano, rassegnò le sue dimissioni e andò a sostituire l’esonerato Bergoglio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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