Quando Eziolino Capuano andò ad allenare la Juventus Quando Eziolino Capuano andò ad allenare la Juventus
Eravamo nell’estate del 2019. Un’estate che aveva tardato ad arrivare, ma che si era fatta improvvisamente molto calda. Un’ estate che per la Juventus,... Quando Eziolino Capuano andò ad allenare la Juventus

Eravamo nell’estate del 2019.

Un’estate che aveva tardato ad arrivare, ma che si era fatta improvvisamente molto calda. Un’ estate che per la Juventus, però, si era fatta torrida.

Fabio Paratici e Pavel Nedved dovevano risolvere un rebus piuttosto complicato: chi mettere sulla panchina della Juventus, per sostituire Massimiliano Allegri?

Per gran parte dell’estate si erano rincorse le voci su due allenatori: c’era una parte di stampa convintissima che sarebbe arrivato Maurizio Sarri, e c’era un mondo di esperti convinti invece che alla fine il nuovo tecnico della Juventus sarebbe stato Pep Guardiola.

Nessuno di tutti e due.

Dopo un’estenuante trattativa, in cui il “Sarri Day” sembrava dover arrivare da un momento all’altro, l’ex allenatore del Chelsea decise di accettare l’offerta del Sorrento e tornare in Serie D, dopo che la Lega Dilettanti gli aveva promesso, in carta bollata, la possibilità di poter tornare a fumare in panchina durante le partite.

Pep Guardiola aveva invece accettato il rinnovo di contratto da parte del City, che nel frattempo era stato escluso dalle coppe europee: per farsi perdonare, lo sceicco aveva alzato lo stipendio annuale del catalano a 250 milioni di euro l’anno, praticamente una manovra finanziaria (qualcuno giurava che una parte dello stipendio di Guardiola sarebbe stata pagata in minibot, ma non si ebbe mai la certezza di questa indiscrezione).

E così, a metà luglio, quando la squadra doveva ormai andare in ritiro, la Juventus virò sull’unico nome di respiro internazionale ormai rimasto libero: Eziolino Capuano.

Il tecnico di Pescopagano firmò un contratto triennale a 2 milioni di euro l’anno, annunciando di aver rinunciato a offerte ben più prestigiose pur di sedersi sulla panchina bianconera. Il 16 luglio, all’Allianz Stadium, Capuano venne presentato in una accesissima conferenza stampa, terminata con l’intervento delle Forze dell’Ordine, dopo che la domanda di un giornalista di Bein Sports, una domanda sarcastica, ingenerosa, impopolare, soltanto frutto di manchevolezza di idee, aveva riscaldato gli animi ben oltre i livelli di guardia.

Eziolino Capuano cominciò a lavorare con in testa un obiettivo ben preciso: dare alla squadra un’identità tattica riconoscibile, e rispondere alle richieste di bel gioco che arrivavano da più parti e che avevano molto probabilmente contribuito a silurare Massimiliano Allegri.

Capuano chiese poi anche un paio di acquisti pesanti sul mercato. Arrivarono dei suoi fedelissimi, come il centravanti Luca Miracoli, con lui alla Samb, e il regista Daniele Giorico, che ai tempi di Modena aveva in mano le chiavi del centrocampo, oltre a un paio di difensori vecchia maniera, alcuni dei quali con i precedenti penali, per rinforzare ulteriormente la difesa.

Il 5-4-1 di Eziolino Capuano – che in fase di non possesso diventava un elastico 9-0 – era però difficilmente assimilabile dalla Juventus. Dopo 10 giornate Cristiano Ronaldo era ancora a secco, anzi, non aveva ancora mai tirato in porta. La Juventus in campionato arrancava, ma in Champions League in qualche modo era riuscita ad andare avanti.

Nel momento decisivo della stagione, Eziolino Capuano, dopo l’ennesima prestazione opaca, tolse il portoghese dalla squadra titolare e riuscì a trovare un equilibrio perfetto togliendo anche l’unico centravanti, che veniva utilizzato solamente in caso di necessità, ovvero quando la squadra perdeva (ma, con i 6 difensori centrali schierati, era di solito molto complicato prendere gol: dopo 20 giornate di campionato, la Juventus aveva segnato 7 gol e ne aveva subiti 3).

In Champions League la Juventus arrivò alle semifinali con un metodo infallibile: gli ottavi e i quarti di finale (contro Rosenborg e Dinamo Zagabria) furono superati portando entrambe le sfide ai calci di rigore, dopo due doppi 0-0. In entrambe le sfide Cristiano Ronaldo entrò solamente al 119′, solo per tirare (e segnare) il calcio di rigore.

La Juventus non aveva un bel gioco, ma intanto aveva ripreso vigore anche in campionato, e con una serie infinita di 1-0 (tutti con gol segnati di testa su corner) era rientrata anche nelle posizioni di testa, oltre ad essere avanzata in Coppa Italia con un altro paio di vittorie ai rigori. La Juventus forse non faceva un bel calcio, ma c’erano in campo 11 scrofe assatanate, che correvano e lottavano fino al 98′.

In semifinale di Champions la Juventus incrociò il Porto, e dopo l’ennesimo doppio 0-0, riuscì a vincere ai rigori a oltranza, dopo che aveva dovuto tirare il suo rigore anche Szczesny. Fu finale, ma stavolta i tifosi bianconeri si sentivano al sicuro, nelle mani del loro condottiero. L’avversario della finale di Champions sarebbe stata l’Atalanta del Gasp, che aveva fatto una grande stagione, e che era arrivata fino in fondo a sorpresa.

Prima della finale, squillò il telefono di Fabio Paratici: era Pep Guardiola, che, in lacrime, chiedeva a tutti i costi di diventare il nuovo allenatore della Juventus. Il tecnico catalano, che era disposto anche ad andare gratis ad allenare, venne accontentato, ma non nel modo in cui credeva. Guardiola venne messo sotto contratto dalla Juventus per diventare l’allenatore in seconda di Eziolino Capuano, e la cosa funzionò alla grandissima.

I due maghi della panchina misero in piedi, per la finale, un’armata invincibile, una squadra fluida che riusciva a passare dalle barricate in difesa a un gioco spumeggiante e spettacolare. Per l’occasione, convinto dalle suppliche, Capuano si decise addirittura a schierare Cristiano Ronaldo titolare, al posto di Miracoli, e il portoghese ripagò il Vate con un poker, nella netta vittoria per 14-0 della Juventus contro l’Atalanta di Gasperini.

Eziolino Capuano sollevò la Coppa dei Campioni al cielo, vinse il campionato, all’ultima giornata, con un gol di testa di Chiellini al 97′ nella sfida contro il già retrocesso Lecce, completò il triplete con la Coppa Italia, e poi decise di ritirarsi, perché una gioia così non l’avrebbe mai più rivista. Consegnò la squadra a Pep Guardiola, andandosene tra le lacrime del pubblico, rassicurato però dalle parole del Vate, che assicurò che il ragazzo era in gamba e sarebbe sicuramente diventato un allenatore bravo almeno quanto lui, o almeno ci sarebbe andato piuttosto vicino.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

 

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