Qarabag, la città fantasma in Champions League Qarabag, la città fantasma in Champions League
La sconfitta di ieri, a Copenaghen, è stata dolcissima: il Qarabağ ha potuto festeggiare, grazie al gol segnato in Danimarca, la storica e impensabile... Qarabag, la città fantasma in Champions League

La sconfitta di ieri, a Copenaghen, è stata dolcissima: il Qarabağ ha potuto festeggiare, grazie al gol segnato in Danimarca, la storica e impensabile qualificazione ai gironi di Champions League.

Ma non pensate di correre su Google Maps a cercare Aġdam, la città che gli eroi del Qarabağ rappresentano: ad oggi è un cumulo di macerie, una vera e propria città fantasma che, più o meno 25 anni fa, è stata letteralmente rasa al suolo nel corso della guerra del Nagorno Karabakh.

Aġdam non c’è più, ma se ci fosse, sarebbe in mezzo ad Azerbaijan e Armenia, nel territorio della autoproclamata Repubblica Autonoma del Nagorno Karabakh: il risultato di un conflitto aspro e complicato da comprendere, qui dall’Occidente, che ha lasciato per strada circa 30.000 vittime tra il 1992 e il 1994.

E, per quanto riguarda il calcio, ha lasciato in eredità questa squadra senza città che, paradossalmente, porta in giro l’onore calcistico azero senza far parte, territorialmente, dell’Azerbaijan.

Fondato nel 1951, il Qarabağ ha sempre avuto un legame particolare, e ironico, con il destino: ha vinto il suo primo campionato azero nel 1993, proprio nell’anno in cui Aġdam veniva conquistata e distrutta dalle forze armene, lasciando in eredità quelle macerie che oggi sono il cuore di questa città fantasma.

Qualche mese prima, nel giugno 1992, il Qarabağ aveva perso anche il suo storico allenatore: Allahverdi Bagirov, che sarebbe poi stato insignito dell’onorificenza postuma di eroe nazionale dell’Azerbaijan, saltò per aria su una mina anticarro, e morì sul colpo, mentre stava tornando ad Aġdam.

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L’ex allenatore del Qarabağ, infatti, quando era scoppiata la guerra civile, aveva messo insieme un suo battaglione, e si era ritrovato, da allenatore, a diventare comandante militare. Una guerra complicata, difficile, inumana: in cui ad Allahverdi Bagirov capitò anche di incrociare suoi vecchi compagni di squadra, ma che si trovavano a combattere per il fronte armeno. Uno dei tanti casi del destino infame, che possono portarti a diventare un eroe anche per piccoli gesti, come quello di graziare un prigioniero nemico, come tante volte successo a Bagirov, secondo le varie testimonianze dell’epoca.

Il ricordo di Allahverdi Bagirov vive ancora oggi durante ogni partita casalinga del Qarabağ, con un enorme striscione a lui dedicato.

Dal giorno dello scoppio della guerra, prima ancora che finisse, il Qarabağ è diventata una sorta di squadra errante, senza fissa dimora: ha giocato per anni le sue partite a Quzanlı, e, da qualche anno a questa parte, si è dovuto spostare a Baku, allo stadio Tofiq Bahramov: uno stadio dedicato a un protagonista della storia calcistica dell’Azerbaijan, ma per un motivo particolare. Era, infatti, il guardalinee che convalidò il gol fantasma più famoso della storia, quello di Geoff Hurst nella finale dei Mondiali del 1966 tra Inghilterra e Germania Ovest.

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Nel 2001 il Qarabağ è stato acquistato dal magnate Tahir Gozal, che ha deciso di investire nel calcio, riportando la squadra prima ai vertici del calcio nazionale e poi, nel 2014, addirittura alla fase a gironi di Europa League. Proprio in quella stagione, gli azeri andarono a un soffio dalla storica qualificazione alla fase ad eliminazione diretta: nel match contro l’Inter, il gol qualificazione lo segnarono anche.

Ma un guardalinee distratto, in uno stadio dedicato ad un altro guardalinee distratto, annullò quel gol al 94′ segnato dalla squadra di una città fantasma.

Ieri sera, quando a Copenaghen l’arbitro Undiano Mallenco ha fischiato tre volte, in tanti avranno pensato a quel gol: la storica qualificazione alla fase a gironi di Champions è un piccolo grande risarcimento per quel torto di tre anni fa.

Il Qarabağ non può contare su grandi nomi, il suo uomo di punta è il bomber sudafricano Dino Ndlovu, che ieri ha segnato il gol del momentaneo pareggio che è poi diventato quello della qualificazione, e probabilmente l’unica ambizione potrebbe essere quella di fare il miracolo di arrivare terzi e “retrocedere” in Europa League.

Ma l’orgoglio di chi rappresenta una città fantasma e potrà andare a giocare al Bernabeu, al Camp Nou, a Old Trafford o ad Anfield, è una cosa che difficilmente si può spiegare.

Ed è un po’ anche la magia del pallone.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

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