Qarabag, un gol fantasma per una città fantasma Qarabag, un gol fantasma per una città fantasma
L’orologio che corre, implacabile, verso la fine. Tic toc, tic toc. La palla che arriva al limite dell’area. Tic toc, tic toc. Il direttore... Qarabag, un gol fantasma per una città fantasma

L’orologio che corre, implacabile, verso la fine. Tic toc, tic toc. La palla che arriva al limite dell’area. Tic toc, tic toc. Il direttore di gara che non vede l’ora di andare a fare la doccia. Tic toc, tic toc. Gli avversari venuti qui, a sfidare il freddo, senza motivazioni, senza voglia alcuna di sporcarsi la maglia in questo arido gelo. Tic toc, tic toc. Trentunomila cristiani che in quel pallone ci vedono tutto, ci vedono la storia. Tic toc, tic toc. Il tiro di Richard, la deviazione, Tic toc, tic toc. Il portiere spiazzato. Tic toc, tic toc. La palla che si infila in rete.

E poi il boato. E poi la storia, pronta a spalancare le proprie porte. La Storia, pronta ad accogliere questi figli azeri tra le proprie braccia, pronta alla prima, storica qualificazione di una squadra dell’Azerbaijan ai sedicesimi di finale di una competizione europea. Trentunomila cristiani, trentunomila tifosi di una squadra senza città. Trentunomila cristiani pronti a festeggiare la rivalsa, trentunomila anime pronte ad una gioia come non se ne vedevano da tempo.

Il Qarabag, con questo gol, se ne va al turno successivo, il Qarabag con questi tre punti si siede al tavolo dei grandi. Il Qarabag, “il Barcelona del Caucaso”, si è sudato e guadagnato il suo posto nel libro dei record, nel libro della storia. Il Qarabag, la squadra di Agdam. La squadra di una città fantasma. La squadra di una città rasa al suolo nel 1992, durante un violentissimo conflitto tra armeni e azeri. Una squadra senza città, una squadra che però adesso ha scritto la storia. Con questo gol, con questi tre punti. Il gol che ha resuscitato la città fantasma.

Tic toc, tic toc. I trentunomila cristiani si guardano in faccia, si guardano negli occhi, si abbracciano. Ma l’arbitro non sta andando verso la metà campo. L’arbitro sta guardando il suo assistente. Il suo guardalinee. La bandierina prima alzata, sventolata. Poi messa a novanta gradi, perpendicolare al campo. Il gol, annullato. Un gol fantasma per una città fantasma.

Trentunomila poveri cristi, ora, ammutoliti. Trentunomila poveri cristi che oggi erano venuti con una penna in mano, per scrivere la storia. Erano venuti, oggi, allo stadio Tofiq Bakhramov di Baku. Uno stadio intitolato ad un guardalinee. Uno stadio intitolato al guardalinee che nel 1966 convalidò il gol di Hurst nella finale dei Mondiali, il gol fantasma che diede il titolo all’Inghilterra. Trentunomila poveri cristi, venuti in uno stadio intitolato ad un guardalinee per farsi chiudere la porta della storia in faccia da un guardalinee.

Certe volte, i romanzi scritti dal Dio del Pallone sanno essere bastardi come non mai.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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