Postumi di delinquenza: week 4 Postumi di delinquenza: week 4
Nuovo appuntamento con le nefandezze del weekend calcistico italiano ed europeo. E anche questa settimana, fortunatamente, c’è stato pane per i nostri denti. Un... Postumi di delinquenza: week 4

Nuovo appuntamento con le nefandezze del weekend calcistico italiano ed europeo. E anche questa settimana, fortunatamente, c’è stato pane per i nostri denti. Un trend si fa largo in tutta Europa, dall’Italia fino ad arrivare oltremanica: va sempre più di moda sfangare le partite, in maniera sempre più varia. C’è chi preferisce farlo nel modo classico, chi aggiungendoci un pizzico di pepe, chi complica le cose trasformando certe partite in un romanzo e poi, alla fine, comunque la sfanga. E poi, ci sono tanti ambasciatori del calcio italico che si fanno largo in terra straniera. Sarà, ma noi ci sentiamo orgogliosi di tutto ciò. Andiamo dunque a snocciolare la top 5 del nostro weekend.

5. Sinisa Mihaijlovic e i suoi fan

Il weekend si apre con una gustosa notizia ad ora aperitivo del venerdi: colluttazione tra un non meglio precisato nonchè losco figuro e l’allenatore della Samp, Sinisa Mihaijlovic. Poco prima che la squadra partisse per Reggio Emilia (anche se, ad oggi, nonostante abbiamo visto diretta gol, nutriamo seri dubbi sul fatto che Sassuolo-Samp sia stata effettivamente disputata) un coraggioso, temerario, incosciente, non sappiamo come altro definirlo, ha apostrofato Sinisa con parole al miele (“Sei una testa di c….”) tentando di colpirlo con uno sganassone.

Ecco, non proprio una grandissima idea se un minimo si conosce Mihaijlovic, che ha ovviamente reagito e cercato di farsi giustizia, quasi riuscendoci, dando vita ad una colluttazione. Colluttazione, nella quale, riferiamo testualmente “l’aggressore ha avuto la peggio”. Non avevamo dubbio alcuno, con Sinisa non si scherza, e se si cercano mazzate è giusto che le si trovino. Vai Sinisa, voto 10.

4. Top of the B: Rinaudo e Vitale

Lo ammettiamo, quando ci sono tutti i campionati principali in corso, non riusciamo a seguire come vorremmo la Serie B, e questo è un nostro limite. Eppure, per quel poco che riusciamo a vedere, le emozioni come piacciono a noi non mancano mica. Un venerdi aperto dalla grande performance di Rinaudo, capace di intervenire in maniera scomposta su qualsiasi pallone transitasse dalle sue zone e di abbattere avversari con innata maestria.

E poi sabato, nella sempre imprevedibile e pazza giostra di Diretta Gol, un uomo su tutti: un eroe a Brescia, Luigi Vitale della Ternana, capace di prendere due cartellini gialli in 30 secondi, di cui il secondo per un fallo in una zona del campo sostanzialmente innocua, con il cronometro che stava decretando la fine dell’unico minuto di recupero deciso dall’arbitro. Giocate come queste ci illuminano il cuore di gioia.

3. Genoa e Udinese: italiche sfangate

Non riusciamo a negarlo: quando vediamo una squadra sfangarla nella maniera più becera possibile abbiamo sempre un sussulto d’orgoglio. Quando vediamo una squadra soffrire in modo tremendo per 89 minuti e poi piazzare un gol, quasi sempre casuale, quasi sempre brutto, quasi sempre inguardabile che vale però 3 punti, il nostro cuore batte sempre più forte. Se poi quel gol lo fa uno che abbiamo eletto a nostro eroe, a nostro condottiero, allora le parole non bastano. E’ quello che è accaduto ieri pomeriggio al Ferraris di Genova, dove la Lazio ha fatto il bello e il cattivo tempo per tutta la partita, Perin ha preso qualsiasi cosa, ricordandosi di essere un portiere, gli dei del calcio hanno tirato fuori un paio di volte il pallone dalla porta rossoblu.

E poi, alla fine, Mauricio Pinilla ha spinto in porta un pallone che valeva tre punti, senza che nessuno sapesse come. Esultanza sguaiata sulle recinzioni, tre punti, tutti a casa, bene così. Stessa cosa, più o meno, avvenuta al Friuli (o perlomeno in quel che resta del cantiere del Friuli) con l’Udinese a portare a casa l’intera posta in palio dopo che il Napoli aveva fatto la partita. Gol di Danilo, ovviamente bruttissimo, su assist di Koulibaly. Certo, Benitez ci ha messo del suo con una formazione spiegabile solo con una buona dose di Tavernello, una specie di 3-3-3-1 con Hamskik, Mertens e Callejon accomodatisi in panchina. Ci piacerebbe dire che non mangerà il panettone, ma lo spagnolo mi sa che se lo comprerà da solo.

2. Leicester, il trionfo del cuore

Ci sono cose che i soldi non possono comprare: una di queste cose è il cuore e la voglia di buttarlo in campo su ogni singolo pallone. Ieri pomeriggio, al King Power Stadium di Leicester ne abbiamo avuto una dimostrazione pratica, l’ennesima. Fino al minuto 12 della ripresa, i padroni di casa del City erano sotto per 3-1 contro il Manchester United di Van Gaal, Di Maria aveva messo a segno un gol da cineteca e il mondo sembrava girare tranquillo nella sua direzione.

Non che qualcuno avesse grosse aspettative a Leicester: quelli in rosso hanno speso 160 milioni durante il mercato estivo, devono risalire la classifica e i padroni di casa sembravano la vittima sacrificale giusta per fare scorpacciata di gol. E infatti, fino al minuto 12 della ripresa, era 3-1. Ma chi segue il calcio, e soprattutto chi lo ama, lo sa. Una partita può ribaltarsi, capovolgersi, sconvolgersi nel giro di pochissimi minuti, senza un motivo apparente, senza che qualcuno debba spiegarne il motivo. E allora rigore di Nugent al 17′, 3-2, partita riaperta. Poi, lampo di Cambiasso, di rapina: 3-3, già così sembra una favola.

Ma ancora non è finita, c’è ancora spazio per scrivere un romanzo intero. Rooney sbraita contro tutti i compagni, sembra aver capito come andrà a finire. A 11 dalla fine l’ennesima porcata difensiva dei Red Devils spalanca le porte del paradiso al Leicester: Vardy mette in rete il 4-3 che fa esplodere di gioia il King Power Stadium, che esplode per davvero, non è un modo di dire. La telecamera in tribuna non riesce a star ferma, i tifosi festanti quasi non si accorgono del rigore del 5-3. Sembra un sogno ma è tutto vero. Puoi buttare quanti milioni vuoi, puoi pagare tutti i campioni che ti pare: ma se non ci metti il cuore in campo, è inutile anche solo allacciarsi le scarpette.

1. La conferenza stampa di Rino Gattuso

Lo sapevate tutti che lo avreste trovato alla numero uno, non prendiamoci in giro. Un superlativo Rino Gattuso nella conferenza stampa postpartita al termine di OFI Creta-Atromitos, da applausi, standing ovation e bacio accademico. Sulle orme delle conferenze cult di Trapattoni e Malesani, Ringhio si inserisce di prepotenza, a suon di bestemmie e ingiurie in calabrese, italiano, greco e qualche altro paio di idiomi estranei ai nostri padiglioni auricolari. Accompagnato da un losco figuro che traduceva quello che diceva un altro traduttore, non abbiamo ben capito perchè, Rino dà il meglio di sè.

Ce l’ha con i giornali, Ringhio: “Quello che scrivono sui giornali sono caz**te, s**t, malakia”. Ti iastemo in tutte le lingue del mondo, insomma. Una conferenza stampa fatta nell’unico modo che Rino conosce per vivere: con il cuore e con la pancia, come piace a noi insomma. Solo un piccolo appunto, Rino: Malesani lavorava 24 ore al giorno, il tuo part time da 12 ore ci appare un pochino fuori luogo.

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