Postumi di delinquenza: week 3 Postumi di delinquenza: week 3
Weekend impegnativo, che ci ha costretto a dirottare la nostra attenzione su più fronti e che ha visto grosse quantità di delinquenza sui campi... Postumi di delinquenza: week 3

Weekend impegnativo, che ci ha costretto a dirottare la nostra attenzione su più fronti e che ha visto grosse quantità di delinquenza sui campi italiani ed europei, condite da qualche spruzzatina di sfangata che male non fanno. Ci sarebbero tante cose con cui potremmo deliziarvi, ci sarebbero tante storie da raccontare per il weekend appena trascorso.

Dolorosamente abbiamo dovuto selezionarne solo 5 per la nostra integerrima top 5. Ecco a voi le 5 cose che hanno scaldato il nostro cuore di delinquenti in questo fine settimana.

5. Gialli d’autore

Il cartellino è un momento importante nella vita quotidiana e non di ognuno di noi. Il momento che certifica la nostra condizione d’animo, la nostra brama di delinquenza, la nostra voglia di mangiarci campo, avversari e pallone. Un apostrofo giallo, o rosso se a Iddio piace, tra le parole “Io delinquo“. C’è modo e modo di prendere il cartellino giallo. Ci sono i professionisti del giallo, quelli che riescono a farsi ammonire spesso. Ci sono i campioni del giallo, quelli che riescono a farsi ammonire sempre.

E poi ci sono loro, i Maestri del giallo, quelli sui quali puoi sempre contare, quelli di cui ti puoi fidare. La domenica, giorno sacro: la pasta al forno e il giallo di Daniele Conti. L’Angelus di Papa Francesco e l’ammonizione a Kamil Glik. La Domenica sportiva e il cartellino sventolato in faccia a Bostjan Cesar. Alcune certezze non crollano mai. Un cartellino giallo ad almeno uno di questi tre per noi significa domenica. Ieri, abbiamo avuto la fortuna di poterli ammirare tutti insieme. Si meritano il quinto posto della nostra top 5.


4. Fernando Luiz Rosa, in arte Fernandinho

Arsenal-Manchester City è stata una partita speciale, divertente, entusiasmante, una di quelle che ci fa rosicare tantissimo per l’abisso che si è venuto a creare tra la Premier League e la serie A, una partita con in campo un numero esorbitante di campioni e di giocate. Uno fra tutti però si è issato come un gigante a dominare la partita con le sue giocate, con i suoi colpi di classe, con il suo fantasmagorico talento: Fernando Luiz Rosa, ai più noto come Fernandinho. Dal primo minuto, spintoni, pestoni, falli tattici a fermare le ripartenze avversarie, legne di violenza non necessaria. Aaron Ramsey sta girando ancora con la scorta.

Il capolavoro? Riuscire e prendere il meritatissimo cartellino giallo solo dopo 50 minuti di gioco, benchè già al minuto 25 avesse collezionato almeno 3-4 interventi meritevoli del giallo. Perla: dopo l’ennesimo intervento che gli sarebbe potuto costare il quattordicesimo giallo di giornata, anche Don Fabio Capello si è messo a urlare “Off off off” insieme all’Emirates. Sostituito da Pellegrini al minuto 78, agli occhi dei più sprovveduti per risparmiargli il rosso, ai nostri occhi per concedergli una strameritata standing ovation.

3. Le sfangate di Chievo e Leicester

Non sappiamo se è colpa nostra, se in molti stiano capendo come va il mondo o se è solamente un caso: ma il 2014 finora sembra essere proprio l’anno della sfangata. Dopo quelle clamorose di Stoke e Albania nelle prime due settimane del nostro classificone, ancora una volta siamo qui a parlare di sfangate clamorose. Si, al plurale, perchè questa settimana ce ne sono almeno due che ci hanno fatto volare. Per la prima, quella di sabato, abbiamo a lungo nutrito sentimenti contrastanti, salvo poi comprendere che l’eccezionalità della cosa era da ammirare piuttosto che da denigrare.

E si, perchè il Leicester è andata a sfangarla in casa dello Stoke City. Un attimo che lo riscriviamo. Sfangare in casa della squadra che della sfangata ne ha fatto una religione. Una partita di sofferenza, bestemmie, spazzate, infortuni simulati, legnate e ingiurie, e, di contorno, quasi ridondante, il gol di Jose Leonardo Ulloa. A Stoke on Trent sono rimasti spiazzati: nessuno l’aveva mai sfangata al Britannia, mai.

E poi, ieri, un altro capolavoro: il Chievo al San Paolo. Il pronostico era tutto dalla parte degli azzurri (anzi, di quelli in una riprovevole nonché squallida imitazione di un tessuto di jeans: scusate ma certi abomini ci fanno saltare i nervi) eppure i 3 punti a casa se li portano i gialloblu. Un gol in contropiede, tre passaggi e Maxi Lopez solo davanti a Rafael. Il calcio è semplice. Dopo di che tutti nella propria area, Cesar e Dainelli con il caschetto in testa, in trincea, a buttar via palloni e gambe avversarie, il più lontano possibile. Bardi, in porta, sembrava Zoff nel corpo di Jasin. Si, perchè tra le caratteristiche qualificanti della sfangata, bisogna annoverare anche la prova superlativa del proprio portiere. Bè, Bardi ieri ha preso tutto quello che poteva prendere, compresi il rigore di Higuain e i “kitammuort” del San Paolo. Ma che importa, 3 punti e sfangata a segno. Avanti così.


2. Domenico Berardi

Partiamo da un presupposto, indispensabile: l’improbabile acconciatura di Juan Jesus avrebbe giustificato qualsiasi tipo di nefandezza. Provi a presentarsi su un campo di terza categoria con quei ridicoli capelli e ci faccia sapere se torna a casa tutto integro, questo signore. Detto ciò, non ci è sfuggito il colpo di classe di Domenico Berardi, uno che il gomito lo aveva già alzato l’anno scorso e per questo era già stato abbondantemente crocifisso a colpi di codice etico (ma voi ve lo ricordate il codice etico, si? Saluti, Cesare!).

Sul punteggio di sette, otto, nove a zero per l’Inter, avevamo onestamente perso il conto, colpo ingiustificato, insensato, immotivato ad un incolpevole e spaesato Juan Jesus. La cui unica colpa, oltre a conoscenze discutibili nel ramo dell’hairstyle, era quella di essere nei paraggi. Gomitata secca, potente, precisa, tra il mento e la bocca, colpo a segno, rosso diretto. Un lampo di poesia in una apatica domenica settembrina.

1.Nigel De Jong

Parma-Milan non è stata una partita normale. Più che ad un incontro di pallone, si avvicina ad un romanzo. Ma a noi, e ai nostri cuori da delinquenti, poco importa delle magie di Menez, della papera di Diego Lopez, dei nove gol che di solito, in Italia, si vedono in tutto un pomeriggio di Diretta Gol e non in singola partita. No, a noi interessa solo una cosa, solo un uomo, solo il Padrone. Nigel. De. Jong. Oltre alla solita monumentale presenza intimidatoria a centrocampo, davanti alla difesa, dietro le punte, sulle fasce, in porta, OVUNQUE insomma, ieri Nigelone nostro ha anche confezionato una gemma che racchiude in sè tutto il suo modo di giocare al calcio e il nostro modo di vivere questo sport.

Pallone sradicato a Cassano a centrocampo. Pausa. Fermiamoci un attimo. Cassano che in questa storia recita il ruolo della Nemesi, il giocatore con i piedi buoni, che avrebbe il talento ma non si applica e lo butta via. L’antitesi di quello che ci piace vedere sul campo di calcio, insomma. Forse è questo che rende la successiva galoppata di Nigel ancora più bella. Una galoppata furente, poderosa, un pallone colpito meravigliosamente e mandato alle spalle di Mirante. Noi, in piedi sul divano, tu in tackle nel nostro cuore, Nigel.

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