Norimberga, 25 giugno 2006: la partita del Millennio Norimberga, 25 giugno 2006: la partita del Millennio
È il trentacinquesimo minuto del secondo tempo; dopo un rapido sguardo alla lavagnetta del quarto uomo, il capitano portoghese – Luís Figo – si... Norimberga, 25 giugno 2006: la partita del Millennio

È il trentacinquesimo minuto del secondo tempo; dopo un rapido sguardo alla lavagnetta del quarto uomo, il capitano portoghese – Luís Figo – si incammina ciondolante verso la sostituzione, mentre l’intrepido gruppo di sostenitori della Seleção lo ringrazia sentitamente.

Non ha segnato, in quel Portogallo-Olanda, ma il suo contributo è stato enorme, ed il sacrificio oneroso.

Luís ha ormai trentacinque anni e le spalle curve; il passo, seppur felpato e di un’eleganza impareggiabile, non è più quello di una volta.

E dopo ottanta minuti di giostra, pare quasi malfermo sulle ginocchia. Quanti falli ha subito durante tutto il match? Quindici, forse venti?


Probabilmente non saprebbe rispondere nemmeno lui…L’abbraccio del compagno Tiago Mendes lo conforta, però: è sopravvissuto anche a questa battaglia, il vecchio Luís.

La sua splendida moglie, in tribuna, tira un lungo sospiro di sollievo. Potrà stringerlo a sé ancora una volta, proprio come ha fatto per oltre un’ora Giovanni Van Bronckhorst, seppur con scopi diversi da quelli della bella Helen.

Il Frankenstadion di Norimberga si trasforma, per qualche istante, in un immenso sipario di velluto, rigorosamente purpureo, come la maglia del Portogallo. Quarantamila persone applaudono Luís uscire dal campo e lui, da consumato condottiero, alza la mano al cielo.

Felipe Scolari, “Felipão” come lo chiamano scherzosamente i suoi ragazzi, lo saluta con una stretta di mano.

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Per lui, tecnico del Portogallo, la battaglia non è ancora terminata. Sì, mancano solo una decina di minuti, ma il gioco è pressoché fermo dal diciassettesimo, quando Mark Van Bommel ha steso a terra un altro Luís, Deco, al centro del campo. Felipão ne ha viste tante e sa che il recupero sarà lungo; l’Olanda poi, non è certo squadra facile da battere, anche se si gioca dieci contro nove.

Se fossimo in un film del maestro Tarantino, la storia terminerebbe proprio ora. Per poi iniziare dal principio…

È il 25 giugno del 2006. Molti, leggendo questa data, faranno spallucce. Il trionfo azzurro nei cieli di Berlino è ancora solamente un magnifico sogno per noi del Bel Paese. Ci sono altre Nazionali, dicono in molti, ad avere le carte in regola per trionfare in un Mondiale fin qui abbastanza scontato.

La padrona di casa, la giovane Germania di Klinsmann, ha faticato alla “prima” con la Costa Rica di Wanchope, ma ha subito trovato il ritmo ed un gioco discreto. L’Inghilterra di Eriksson, nonostante il magnifico duo Gerrard-Lampard ed un ritrovato Michael Owen, vince ma non convince. Gli inglesi, però, sono imprevedibili.

Così come sono imprevedibili le due sudamericane per eccellenza: il Brasile di Ronaldo, che da lì a qualche ora diverrà il miglior marcatore nella storia dei Mondiali (record battuto da un certo Klose nel 2014) e l’Argentina di Riquelme e Tevèz. L’Albiceleste, soprattutto, sembra una vera e propria macchina da guerra, capace di strapazzare due buone compagini come la Costa d’Avorio e la Serbia-Montenegro.

La Spagna di Aragonés ha spunti interessanti, ma pare ancora acerba. La Roja dovrà aspettare ancora due anni per impadronirsi del mondo; mentre la Francia di “Titì” Henry e “Zizou” Zidane stecca diverse volte, qualificandosi come seconda in un girone che vedrà la Svizzera di Tranquillo Barnetta e Alex Frei tra le possibili sorprese del torneo. Tra le favorite per il Mondiale mancano ancora due nomi. Due formazioni che si contenderanno l’accesso ai quarti di finale – contro l’Inghilterra.

Due squadre per certi aspetti simili, entrambe in uno storico momento di passaggio tra ciò che erano e ciò che saranno: il Portogallo di Scolari, Figo, Deco e Cristiano Ronaldo da un lato e l’Olanda di Van Basten, Robben, Van Bommel e Van Persie dall’altro. Ci sarebbe anche un certo Ruud Van Nistelrooy nelle file olandesi, ma il difficile rapporto col CT degli oranje è ancora lontano da risolversi e l’attaccante, trasferitosi in quella torrida estate dalla sponda rossa di Manchester a quella bianca di Madrid, dovrà accomodarsi in panchina per tutti i novanta minuti.

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Il Portogallo ha ancora negli occhi la bruciante sconfitta degli Europei casalinghi ad opera della meravigliosa Grecia di Zagorakis e Karagounis, ed arriva ai Mondiali tedeschi con una formazione piuttosto agguerrita. L’esperienza dei suoi pilastri, guidati in panchina da Scolari e sul campo da Figo, si sposa perfettamente con la vivace energia dei suoi fantasisti, Simão, Deco e C.Ronaldo su tutti. Difesa solida, con Carvalho a dettare i tempi, e centrocampo granitico. Maniche e Tiago, a turno, sono spine insidiose per gli avversari. Persino Pauleta, la prima punta che tutto il popolo lusitano aspetta da ormai troppi anni appare in buona condizione. Le premesse per fare un’ottima galoppata fino alle zone nobili del palcoscenico del pallone ci sono tutte.

Sul fronte opposto, il CT dell’Olanda Marco Van Basten ha iniziato dal suo insediamento una rapida quanto fruttuosa campagna di ringiovanimento. Seedorf, Davids, Kluivert, per fare alcuni nomi, non sono nemmeno stati presi in considerazione. Pare che soprattutto con il regista del Milan non corra buon sangue.

Il “cigno di Utrecht” vola dritto per la sua strada: al posto della vecchia guardia, spazio ai vari Robben, Van der Vaart, Van Persie, Kuyt e Sneijder, i futuri pilastri su cui poggerà la Nazionale oranje negli anni a venire.

Tutto è pronto, in quel di Norimberga. Il clima sembra sereno ed i tifosi cantano i propri inni sulle tribune, affiancando le corde vocali dei loro eroi in campo. Giusto la maglietta dell’Olanda stona, con quella banda diagonale tipica delle Miss dei concorsi di bellezza. Ma tant’è…

Il fischio dell’arbitro sancisce l’inizio della fine. La partita che tutti, almeno una volta nella vita, avremmo voluto vedere. Dopo solo trenta secondi, Van Bommel scaglia la palla a fil di palo. Ricardo, portiere della Seleção, guarda e ringrazia. La posizione tra i pali non è certamente una sua specialità.

Lo stesso Van Bommel stende Cristiano Ronaldo venti secondi dopo, indispettito da una ripartenza del portoghese: ammonito. Partenza roboante, come si suol dire!

Sul lato opposto della barricata, Costinha non è da meno. Van Persie passa nella sua zona, e la gamba d’appoggio viene brutalmente presa di mira dal mediano. A dispetto delle premesse, la tensione è molto alta, e le squadre sembrano bloccate. Cristiano Ronaldo e Figo faticano a trovarsi, Robben e Van Persie soffrono la mancanza di una prima punta a cui appoggiarsi. È soprattutto l’agonismo, quello sanguigno, a montare inesorabile, così come la frustrazione, simile ad un’onda d’alta marea pronta a travolgere qualsiasi cosa al suo passaggio.

Ne farà le spese Cristiano Ronaldo, costretto ad uscire alla mezz’ora per un intervento di Boulahrouz; le sue lacrime e l’impronta dei tacchetti sulla coscia destra parlano da sole.
Le serpentine di Robben, intanto, iniziano a seminare il panico nella difesa lusitana. Miguel è un ottimo terzino fluidificante, ma contro un velocista di tale livello non può nulla e spesso è costretto ad arrancare, supportato da Meira e Carvalho che si spendono come ciuchi.

Al 23′ la partita cambia: Cristiano Ronaldo serve Deco, che senza pensarci due volte crossa al centro. Pauleta stoppa bene e serve Maniche, lasciato libero da Mathijsen ed Oojer. Colpo da bigliardo sotto la traversa, con Van der Sar battuto.

Uno a zero per il Portogallo.

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La squadra di Scolari si impossessa della gara. Deco prende calci ma non sbaglia un passaggio, mentre Ronaldo e Figo intuiscono i punti deboli dei terzini olandesi. Miguel, solo per un secondo, tenta di riaprire il match con un tocco nella propria porta. Per sua fortuna la palla termina in corner, con gran spavento per tutti quanti.

La tattica portoghese è molto semplice. A tratti ricorda la danza di un serpente: addormenta l’avversario con il suo ritmo blando, prima di colpire con la una morsa micidiale.
Al posto di C.Ronaldo entra Simão Sabrosa, meno talentuoso del fenomeno dello United, ma più disposto al dialogo coi compagni. L’Olanda non capisce cosa deve fare, perché incapace di organizzare un contrattacco.

Kuyt si finge prima punta, ma non ha la caratura del perno d’attacco e le iniziative di Robben e Sneijder diventano sterili lanci verso il nulla dell’area di rigore. Tocca al Portogallo, quindi, complicarsi la vita. Costinha lincia Cocu in scivolata, per poi ripetersi qualche minuto dopo su Oojer, colpevole di portare il pallone a zonzo per il centrocampo. L’arbitro della gara, il russo Ivanov, si ridesta come per magia: Costinha viene espulso per doppia ammonizione, e gli ultimi risibili margini cedono. Il primo tempo si chiude nell’insofferenza del pubblico, preoccupato come non mai per la sorte dei propri beniamini.

Scolari si ritrova con la squadra in dieci, e forte del risicato vantaggio toglie un Pauleta più ispiratore che ispirato. Al suo posto entra Petit, un mediano dai piedi quadrati e le ginocchia corte.
Van Basten si sbilancia al decimo della ripresa, gettando nella mischia il talento mancino di Van der Vaart.
Mossa tattica sbagliata, perché all’Olanda manca un perno in mezzo all’area, non un solista di più.

Il tempo corre velocemente, e tra una discesa e l’altra di Miguel, un tocco di classe di Figo ed un tiro al volo di Maniche i lusitani mantengono la barca a galla. Van der Sar e Ricardo, tra i pali, fanno tremare i compagni ad ogni intervento.
Petit cerca di abbattere Van Bommel, senza riuscirci, ed i difensori olandesi si divertono con le caviglie di Deco e Simão.

Persino Figo, non certo un cuor di leone, colpisce duro, e a seguito di una piccola rissa viene ammonito per una lieve testata ad un avversario. I falli diventano praticamente la tematica principale del match.

È proprio il capitano della Seleção a far espellere un minuto dopo Boulharouz, dopo che questi lo stende con una gomitata in piena faccia. Il numero 3 oranje protesta, si indigna, ma è del tutto inutile. Scolari si fionda in campo, trattenuto a fatica dal preparatore atletico e dal quarto uomo.

Siamo al minuto sessantatré, e gli espulsi sono già due, uno per parte.
Van Bommel esce sulle proprie gambe, lasciando parecchi conti in sospeso con Deco e Maniche.
Heitinga, entrato al posto del centrocampista del PSV, viene steso dal fantasista del Barça con un colpo di karate a palla ormai lontana. Si accende un’altra rissa sul campo, culminata però oltre il rettangolo di gioco, dove Scolari e Van Basten si sfiniscono a spintoni e buffetti.

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Deco, Ricardo, Sneijder e Van der Vaart vengono ammoniti nel caos generale, ma la tensione non accenna a diminuire. Anzi, la partita è sostanzialmente ferma dal decimo del secondo tempo, perché ad ogni passaggio segue un fallo, ad ogni dribbling un’entrata da dietro.

Nuno Valente, rimasto in disparte per tutto l’incontro, sbuca all’improvviso alle spalle di Robin Van Persie, portando con sé i polpacci dell’attaccante dell’Arsenal. Il conto delle ammonizioni è impressionante sin qui, e l’arbitro Ivanov non sembra in grado di gestire gli umori dei giocatori.

La controprova si verifica un minuto dopo, quando Deco, fermando il gioco con le mani, viene espulso. Cocu lo spintona, ma ha dalla sua abbastanza esperienza per sgusciare lontano dalle attenzioni del direttore di gara.
L’Olanda ci prova a riaprire il discorso, con pochissima tenacia, e Ricardo è costretto ad intervenire su Kuyt lanciato a rete. Van Nistelrooy, sulla panchina arancione, scuote il capo, mentre il suo compagno di seggiolino, il nobile Vennegor of Hesselink si prepara ad entrare.

Ed eccoci al fatidico trentacinquesimo minuto del secondo tempo. Luís Figo sfila la fascia di capitano e si avvia verso la panchina. Ha lottato e combattuto come un vero guerriero; ha preso pugni e scatenato l’ira di tutti gli avversari che hanno avuto la sfortuna di incontrarlo quella sera.
Il vecchio Luís, però, è stremato. E con la testa bassa e l’espressione sofferente lascia il campo.

Gli ultimi minuti sono palpitanti: dopo una buona combinazione sulla sinistra di Van Persie e Robben, Kuyt crolla al limite dell’area avversaria. L’arbitro fa cenno di rialzarsi, con l’ala olandese che protesta inutilmente.

La disperazione dei ragazzi di Van Basten si manifesta quando Van der Vaart cerca di colpire, con un colpo di kung-fu, una palla vagante che finisce a lato della porta di Ricardo. Oojer abbatte il nuovo entrato Tiago e viene ammonito, ma la sua presenza evapora giusto un attimo dopo, quando sul cross basso di Miguel si fionda Simão. Van der Sar, divenuto da qualche mese un portiere discreto, si getta come un polpo sulla palla, venendo colpito in faccia dalla punta portoghese. Il colpo lo centra in pieno viso, ma a differenza del collega Ricardo non si può permettere il lusso di stare a terra.

Robben, non ancora la strepitosa saetta del Bayern Monaco ma decisamente veloce, tenta di risollevare le sorti della Nazionale oranje. Sneijder prova seguirlo, con scarsi risultati. Ma è soprattutto V. of Hesselink a risultare fuori dal coro, smarrito e abbandonato a se stesso nel cuore della trincea nemica.

Il quarto uomo alza la lavagnetta luminosa: sei minuti di recupero, nonostante il gioco sia frammentato da oltre mezz’ora.
Felipão saltella e ballonzola, inquieto come un animale in gabbia; si agita e strilla, mena l’aria come un pugile e addita ogni singolo giocatore a lui ostile. Nel qual caso, anche i propri giocatori.

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Sul rinvio di Ricardo, con l’Olanda ormai nella metà campo lusitana, si fionda Simão Sabrosa. Il suo passo rapido lo conduce nell’angolo, a ridosso della bandierina. Prova a tenere palla, ma non può nulla contro Giovanni Van Bronckhorst, che una volta strappatogli il pallone commette l’errore più banale che potesse fare. Tiago ci mette lo zampino, e l’olandese lo colpisce – involontariamente a dire il vero – scaraventandolo a terra. Ivanov si presenta puntuale, sfoderando l’ennesimo cartellino giallo che si tramuterà in rosso.

Nove contro nove, per un ultimo minuto di pathos.

Una mattanza che crea grande spettacolo, visto che gli spazi si ingigantiscono a dismisura. L’Olanda tenta l’assalto, il tutto per tutto, ma alla fine tra nervosismi e stanchezza non riesce a pareggiare. Degno di nota è il gesto dell’ombrello di Robin Van Persie contro il portiere Ricardo, dopo che inutilmente aveva cercato il rigore gettandosi a terra nel centro dell’area.

Ivanov, imbocca il fischietto, mettendo fine alla giostra. Finisce la partita più fallosa e rocambolesca nella storia dei Mondiali di Calcio, con sedici – 16 – ammoniti e quattro espulsi, due per parte. Termina il cammino della giovane compagine olandese, che si rifarà in qualche modo quattro anni più tardi, raggiungendo la finale sudafricana. Prosegue, invece, il cammino della Seleçao meno quotata, quella portoghese, che sfiderà pochi giorni dopo l’Inghilterra (in quello che sarà un altro match ricco di adrenalina, come dimostrerà la rissa tra Ronaldo e Rooney, compagni allo United).

Il calcio non è uno sport per signorine, si diceva una volta. Quel Portogallo – Olanda dei Mondiali 2006, nel bellissimo stadio di Norimberga, ne fu la manifestazione più completa, lacrime e sangue, carne ed ossa.

Fry

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