Chi l’ha incrociata sul proprio cammino sostiene che questo rettile ami mostrarsi pigro e mansueto. Sempre chi l’ha incrociata dice anche che la vipera...

Chi l’ha incrociata sul proprio cammino sostiene che questo rettile ami mostrarsi pigro e mansueto. Sempre chi l’ha incrociata dice anche che la vipera del Gabon, in questo suo atteggiamento, stia fingendo: non la chiamano “la morte vestita a festa” per caso. Se dovesse capitarvi, un giorno, di imbattervi nei suoi denti, appuntiti e sottili come spilli, la vostra esistenza potrebbe essere segnata in tempi brevi.

Ora fermatevi, guardatevi intorno e riprendete un po’ il fiato. Non c’è nessuna vipera del Gabon da queste parti, anche se nei pressi di Dortmund c’è un giocatore che, per movenze e attitudine gli potrebbe assomigliare parecchio. Non è in quel modo, infatti, che si comporta Pierre-Emerick Aubameyang con le proprie prede, che invece di essere topi, conigli, volatili sono semplici difensori? L’unica differenza è l’habitat naturale: se per il serpente velenoso dobbiamo addentrarci nelle foreste pluviali e nelle savane dell’ Africa sub-sahariana, per l’attaccante giallonero è sufficiente andare in area di rigore, suo terreno di caccia preferito.

L’attaccante nato in Francia, ma originario del Gabon per via del padre, in questi ultimi anni si sta imponendo come uno dei goleador più mortiferi in circolazione, migliorando il proprio score anno dopo anno.

La sua storia è di quelle piuttosto particolari e, come molti di voi già sapranno, è intrecciata a doppio filo anche con la nostra penisola, luogo in cui Pierre-Emerick muove i primi passi, calcisticamente parlando.
Tutto comincia per volontà del padre, Yaya, ex calciatore tra le altre della Triestina, che vuole assolutamente trovare una squadra dove sistemare i suoi tre figli: Catilina, Willy e Pierre-Emerick.

Yaya, in virtù del suo passato da calciatore, possiede i contatti di alcuni dirigenti del calcio italiano, in particolare quello di Braida, all’epoca ds del Milan, e di Riccardo Guffanti, dg della Pro-Patria.
Catilina e Willy, i due più grandi, vengono così aggregati alle giovanili del Milan mentre Pierre Emerick, il più giovane dei tre, deve attendere in quanto il primo provino con i rossoneri non va a buon fine.

Intanto Pierino, nomignolo con il quale iniziano a chiamarlo affettuosamente dalle parti di Busto Arsizio, all’età di 13 anni inizia a farsi le ossa nelle giovanili dei tigrotti della Pro-Patria.
Catilina e Willy, che avevamo lasciato nelle giovanili della squadra rossonera, vengono pian piano aggregati alla primavera e successivamente alla prima squadra, non senza qualche episodio curioso da riportare. Il primo si segnala per un carattere estremamente fumantino, che lo porta a venire alle mani niente meno che con Gattuso, il secondo, invece, fa parlare di sé per un gol realizzato alla Juventus in un trofeo Berlusconi.

Una volta, a Monaco di Baviera, il giorno prima della partita che vincemmo per 2-1 contro il Bayern nel 2002, durante l’allenamento all’Olympiastadion, litigai con un certo Catilina Aubameyang. Dopo una serie di entrate dure mi incazzai con lui che, per tutta risposta, mi disse che mi avrebbe spaccato la faccia. Allora, una volta finito l’allenamento, sotto la doccia, ci siamo presi a cazzotti- Gennaro Gattuso

Nessuno dei due avrà particolare fortuna con la maglia del Milan, ma ancor meno ne avrà Pierre-Emerick, aggregato alla Primavera rossonera nel 2007 e mai sceso in campo con la prima squadra in partite ufficiali, a differenza dei fratelli. Certe volte il calcio è proprio strano, basti pensare che le premesse per un debutto tra i grandi ci sarebbero state tutte: il piccolo Aubameyang si era messo in evidenza nella Champions Youth Cup risultando il miglior marcatore della competizione con 7 reti realizzate. Evidentemente non sufficienti al Milan che, probabilmente scottato dalla precedente esperienza con i due fratelli, o più semplicemente non avendo fiutato adeguatamente il talento del giovane attaccante, non gli concede l’opportunità sperata.

Aubameyang, alla stregua di una trottola impazzita, comincia così il suo girovagare in prestito: prima a Digione, Ligue 2, poi a Lille, la squadra di Rudi Garcia, in cui però è chiuso da Gervinho, vero e proprio pupillo del tecnico francese, poi ancora a Monaco. Quando finalmente sembra poter essere il momento buono per il Milan di puntare su di lui, c’è sempre qualcosa a frenare tale possibilità. Così prosegue il suo girovagare per terre francesi, fino ad arrivare al S. Etienne che, per 1 milione di euro, si assicura la proprietà del suo cartellino.

Qui il suo talento inizia a sbocciare, trova la continuità tanto agognata ed in due stagioni e mezza mette a segno 41 reti. Sarebbero potute essere anche molte di più, se è vero che il suo allenatore dell’epoca lo riprende spesso per la sinistra tendenza a fallire numerose occasioni da gol.

A Jurgen Klopp, in ogni caso, quelle 41 reti bastano e avanzano per convincersi che Aubameyang potrebbe essere l’uomo giusto per il rilancio dell’armata giallonera. Pierre-Emerick Aubameyang si trasferisce al Dortmund, esordisce con una tripletta in Bundesliga, e, dopo una prima stagione parzialmente oscurata dalla stella Lewandowski, riprende da dove aveva lasciato in Francia.
L’ultima stagione di Klopp, quella culminata con lo spettro della retrocessione, è un’annata travagliata per il Borussia, in cui comunque Aubameyang è uno dei pochi a salvarsi.

Con l’arrivo di Tuchel, il centravanti della nazionale Gabonese si trasforma in una vera e propria macchina da gol. Quaranta, contando tutte le competizioni, nella passata stagione e quindici, in quattordici gare disputate, durante la stagione in corso.

Sono gol particolari quelli realizzati da Aubameyang: quasi tutti messi a segno dall’interno dell’area di rigore, da opportunista verrebbe da pensare, in realtà sfruttando l’enorme varietà di trucchetti di cui dispone nel suo arsenale e con cui spesso manda fuori giri l’avversario diretto.

Quando sembra appisolarsi in area di rigore, in realtà, sta solo aspettando il cross giusto per anticipare, spesso e volentieri anche di testa, il proprio difensore e avvelenare mortalmente il portiere. Ricordate la vipera?

Nonostante la doppia nazionalità. Francese di nascita e Gabonese d’origine, Pierre-Emerick ha deciso di rimanere fedele alle proprie radici e di rappresentare il Gabon, che nel 2017 ospiterà la coppa d’Africa.
E’ già diventato capitano della propria Nazionale, nonché simbolo del calcio africano aggiudicandosi nel 2015 il premio di calciatore africano dell’anno, spezzando l’egemonia di Droga e Tourè, con quest’ultimo che l’ha presa tutt’altro che bene.

Difficile capire cosa gli riserverà il futuro, dipendesse soltanto da lui non avrebbe dubbi, come recentemente dichiarato, innescando tutta una serie di voci legate ad un suo possibile trasferimento.

Il mio sogno da bambino è sempre stato quello di giocare nel Real Madrid. Nel 2014, prima che morisse, ho promesso a mio nonno, originario di un paese a 10 chilometri da Madrid, che un giorno sarei riuscito ad arrivarci. Sono cresciuto guardando i video di Hugo Sanchez, le acrobazie che faccio ogni tanto quando segno sono in suo onore.

Nel frattempo che aspettate che il suo sogno si materializzi ricordate una cosa: dietro l’apparenza scanzonata, pigra e qualche volte persino indolente, Pierre-Emerick Aubameyang, proprio come la vipera del Gabon, morde e non lascia scampo.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo