Il calcio, oggi, è profondamente diverso dallo sport che abbiamo imparato a conoscere, e ad amare, qualche anno fa. Il nostro amato sport è...

Il calcio, oggi, è profondamente diverso dallo sport che abbiamo imparato a conoscere, e ad amare, qualche anno fa. Il nostro amato sport è stato attraversato da cambiamenti e rivoluzioni che ne hanno trasformato l’anima, e lo hanno, in qualche modo, rovinato.

Ecco, in estrema sintesi, quelle che per noi sono le piaghe del calcio moderno, quegli orrori che hanno fatto diventare il calcio uno sport per signorine e non più per uomini rudi, maschi e delinquenti come piace a noi.

1. I calci d’angolo battuti corti

Come erano belli i calci d’angolo battuti forti, tesi, in mezzo, a cercare una testa a caso in mezzo al mucchio. E invece oggi il calcio sembra essere diventata una corsa a battere i corner nella maniera più stupida possibile. Anche squadre dal tasso tecnico imbarazzante, invece di far salire le torri in mezzo all’area, mettono due uomini dalla bandierina, fanno viaggiare indietro il pallone un tocco alla volta e, quasi sempre, in affanno sul pressing di avversari più intelligenti di loro, fanno ripartire la manovra dal portiere.

Vanificando tutti gli sforzi fatti per arrivare a conquistare quel calcio d’angolo. Insomma, i calci d’angolo, per noi, vanno buttati forti e tesi nel mezzo, a cercare una testa in salto o una deviazione sporca e putrida. Questo è l’unico modo ammissibile per presentarsi sulla bandierina.

2. I rinvii corti del portiere

Il fatto di voler giocare la palla a tutti i costi ha rubato al nostro immaginario una delle scene più belle e classiche del calcio di una volta : il rinvio del portiere il più alto e lontano possibile. Al giorno d’oggi l’estremo difensore non deve più badare solamente a far sì  che la palla non finisca in porta, è infatti il primo iniziatore della manovra e deve cercare di giocarla con precisione ad uno dei suoi compagni meglio piazzati.

Non si ricerca solo uno che sappia parare ma anche qualcuno per cui i piedi non siano solamente l’appendice terminale del corpo, con tutte le storture che ne possono conseguire. Per un Neuer in rampa di lancio c’è un Ichazo pronto a far disastri e provocare infarti multipli ai propri tifosi, il tutto solo per non rinviare quel pallone quanto più lontano possibile da quella maledetta area di rigore. Diciamo chiaramente no ai rinvii corti del portiere, la palla va scagliata sulla zucca della punta più avanzata alla ricerca di una spizzata come cristo comanda.

3. I simulatori

Ecco un’altra piaga che affligge il calcio moderno e assolutamente da estirpare: i simulatori. Non sappiamo se una volta, essendoci meno telecamere, ci fossero ugualmente pur non essendo ripresi fatto sta che oggi si vedono giocatori che assomigliano più a Cagnotto e Di Biasi che non a calciatori. Appena arrivati in area di rigore, tali soggetti, vedono un’enorme vasca blu dove tuffarsi capo e collo riuscendo il più delle volte a farla franca tra lo stupore, e le bestemmie, della gente.

Non appena sentono un minimo contatto nella parte superiore del corpo (il più delle volte il petto ma può essere anche spalla, schiena, braccio e chi più ne ha più ne metta) cadono a terra tarantolati con le mani a coprirsi il volto inducendo l’arbitro ad estrarre dei cartellini rossi tragicomici. Soluzione proposta dai delinquenti: ad ogni simulatore acclarato verrà applicato il trattamento Montero, che consiste nel lasciare il simulatore da solo, in un luogo senza telecamere e al buio, alla sola presenza di Paolino nostro che deciderà cosa farne. Alla sua buon’anima, si fa per dire.

4. I numeri da circo

Gente che si porta avanti la palla con la testa per tutto il campo stile foca, gente che usa il doppio passo anche per andare a pisciare o altri che fanno l’elastico nella propria area di rigore. Ragazzi, non ci siamo proprio. Per uno che si può permettere questi numeri ce ne sono centinaia che raccolgono figure da cioccolataio inenarrabili. Parliamoci chiaro, per noi il calcio è e sarà sempre un gioco essenziale e pratico, spazio per gli orpelli ce ne deve essere poco.

Ad una rabona preferiremo sempre una spazzata, ad un inutile colpo di tacco è da preferire una bella entrata a forbice, genuina ed efficace. Questo dilagare di “colpi ad effetto” che si vedono nei principali campionati del mondo ha portato come conseguenza una serie infinita di fenomeni da baraccone che popolano i campacci infimi delle categorie inferiori, dove però la tutela loro riservata non è la medesima. Per fortuna, aggiungeremmo noi.

5. Le scarpe fluorescenti

Non vi diciamo di giocare solo con le Adidas Predator, o con le Copa Mundial, sebbene per randellare siano indubbiamente tra le più efficaci. Solamente bisogna porre un freno a questa ondata dilagante di scarpini fluorescenti, dai colori improbabili e veramente di cattivo gusto.

L’unica scarpa colorata accettata e rispettata dai delinquenti è la diadora rossa (ROSSA, non rosa fluo) resa celebre dal leone liberiano, George Weah. Tutto il resto è roba che non dovrebbe trovare posto sui terreni di giuoco di tutto il mondo.

6. Gli schemi cervellotici su calcio piazzato

Come ci siamo rotti il cazzo, perdonate il francesismo, dei corner corti così ci mandano ai matti i calci di punizione che si vedono ogni domenica su ogni campo del globo terracqueo. Non stiamo parlando dei blocchi atti a favorire l’inserimento del colpitore di testa, quelli sono sacrosanti soprattutto se eseguiti con i gomiti altezza zigomo.

Quello che non è tollerabile è lo schema arzigogolato con 25 passaggi di 1 metro culminato con il lancio a cercare un fantomatico inserimento che non riesce neanche negli allenamenti senza difesa. Nel migliore dei casi questi schemi si concludono con una palla in curva o con l’attaccante destinatario dell’ultimo passaggio in fuorigioco, nel peggiore dei casi aprono un contropiede spesso letale, degna conclusione di uno scempio tattico e concettuale.

7. Il tiqui-taca

Poche cose in una partita di pallone ci rendono nervosi come il possesso palla sterile, fine a se stesso, di chi vuole avere il pallino del gioco a tutti i costi. Non importa se a centrocampo la squadra è formata da cacciaviti con le qualità tecniche del peggior medianaccio di rottura, l’unica cosa che conta è far girare quel pallone in orizzontale con passaggi di mezzo metro al fine di mantenere il possesso palla. Per farci cosa non si sa, infatti il più delle volte alla prima verticalizzazione la squadra avversaria va in porta, con buona pace del tiki taka e dei suoi estimatori.

Ogni delinquente che si rispetti aborra il tiqui taca, che è quanto di più lontano esista dalla nostra mentalità, e punta al sodo verticalizzando non appena si presenti un’occasione utile. Diciamo no ad una difesa composta solo da buoni giocatori che impostano la manovra, no ad un centrocampo formato esclusivamente da prestigiatori e senza randellatori. All’attaccante simbolo del tiki taka, ovvero il falso nueve, abbiamo dedicato un punto a parte, ci sembrava doveroso.

8. Il falso nueve

No, qua proprio non ce la facciamo. Ci si chiude la vena e non capiamo più un cazzo di nulla. Non venite a parlare con noi di falso nueve, di quel centravanti spurio che in realtà fa un po’ l’attaccante, un po’ il trequartista e un po’ il centrocampista avanzato e chissà quali altre amenità. Da una cosa la nostra squadra ideale  non potrà mai prescindere: il cristone d’area di rigore. Quello che per tutta la partita sta là davanti a fare a botte con il mondo, a volte senza strusciare un pallone per tutta la gara, la cui unica occasione per far gol si presenta a seguito di un mischione inverecondo a pochi secondi dalla fine.

Quello che per addomesticare un pallone alza i gomiti sulla faccia dell’avversario e scalcia, cercando di dare un senso alla propria esistenza. Perdonateci ma il falso nueve non fa parte del nostro modo di intendere il calcio, troppo sofisticato e altezzoso per noi delinquenti da quattro soldi.

9. Le acconciature curiose

Ormai il calcio è diventata una sorta di passerella per far scendere in campo calciatori con le acconciature più curiose, un modo per far sfogare fashion stylist e coiffeur. Insomma, per buona parte dei calciatori moderni (grazie a Dio c’è una grossa fetta di veterani che resiste imperterrita al passare del tempo, con i suoi tagli militari o con le sue righe in mezzo) il campo è diventato anche e soprattutto un luogo in cui mettere in mostra il proprio lato fashion, da vendere poi per le pubblicità, per le riviste di moda e per il cinema.

Insomma, scendere in campo con dei capelli normali, senza creste, ghepardi disegnati sulle tempie, disegni strani sulla nuca, fulmini e saette addosso, sembra essere diventata sempre più una cosa rara. E, a gente come noi, questa cosa innervosisce parecchio. Perchè in campo ci si va per sudare, sporcarsi la maglia e, sissignore, pure la faccia. Quindi bisogna essere il più minimal possibile. Viva la pelata del medianaccio di terza categoria, insomma.

10. Le innovazioni regolamentari

Ogni mattina, un funzionario FIFA si sveglia e decide di complicare la vita ad un appassionato di calcio. Ogni mattina, un tifoso di calcio si sveglia e sa che probabilmente dovrà cercare di capire una nuova interpretazione del fuorigioco. Uno dei mali del calcio moderno è stato, senza ombra di dubbio, la continua ricerca di innovazioni e modifiche al regolamento per rendere il gioco più spettacolare.

Ecco, il risultato è che oggi, per decidere se un gol è in fuorigioco o meno, bisogna fare dei complicati calcoli e tirare in mezzo l’astrofisica nucleare, per stabilire se ci fosse luce tra un giocatore e l’altro, se la posizione fosse attiva o passiva, se Marte fosse in Acquario al momento del lancio del pallone. Insomma, stare dietro alle novità regolamentari rischia seriamente di farci uscire di senno.