Petr Cech e i progetti del destino Petr Cech e i progetti del destino
Ieri sera, al Mestalla, mentre tutti i giocatori dell’Arsenal festeggiavano l’approdo alla finale di Europa League, c’era uno dei Gunners che si era rifugiato... Petr Cech e i progetti del destino

Ieri sera, al Mestalla, mentre tutti i giocatori dell’Arsenal festeggiavano l’approdo alla finale di Europa League, c’era uno dei Gunners che si era rifugiato in un angolino.

In mano aveva uno smartphone, e con la testa curva sui pochi pollici di quello schermo, seguiva con estrema attenzione quello che stava succedendo a centinaia di chilometri di distanza, in uno stadio da lui molto conosciuto.

Mentre i compagni di squadra scattavano selfie e facevano storie su Instagram per celebrare il traguardo raggiunto con il successo sul Valencia, Petr Cech seguiva, concentrato ed emozionato, i rigori dell’altra semifinale, quella tra l’Eintracht di Francoforte e il “suo” Chelsea.

E quando Eden Hazard ha messo dentro il rigore decisivo, il portiere ceco ha trattenuto a stento la gioia.

Certo, probabilmente la squadra di Sarri sarà un ostacolo molto più duro di quanto non sarebbe stato l’Eintracht, e il percorso dei Gunners verso la conquista della coppa potrebbe essere ben più arduo.

Ma la finale di Baku sarà anche l’ultima partita della carriera di Cech, che è stato scelto da Emery come portiere di coppa, e che quindi scenderà in campo anche nell’ultimo atto della competizione. Che sarà, come detto, anche l’ultima partita ufficiale della sua vita, visto che il portiere nativo di Plzen ha annunciato da tempo il suo addio al calcio alla fine di questa stagione.

Non poteva immaginare un finale migliore, un finale più romantico, e lo ha anche detto. Lui che con la maglia del Chelsea ha giocato quasi 500 partite, vincendo tutto quello che c’era da vincere, comprese entrambe le coppe europee, giocherà proprio contro i Blues gli ultimi 90 (0 120) minuti della sua carriera.

Un piano perfetto, un piano scritto dal destino, un regalo enorme a un giocatore sempre ammirato dai tifosi dei Blues, e che per quella maglia ha anche rischiato la pelle, come dimostra quel caschetto che ormai è diventato parte integrante del suo abbigliamento sportivo.

Baku è lontana da Londra, e forse l’ultima notte di Petr Cech avrebbe meritato un palcoscenico più degno. Ma l’omaggio del Dio del Calcio è evidente, e Petr Cech lo ha già capito ieri sera, mentre guardava i calci di rigore. Lui, comunque vada il 29 maggio prossimo, sarà felice, perché in una sola notte potrà rivivere tutte le emozioni della sua vita.

Vincere o perdere, in fondo, in una notte come quella, farà davvero pochissima differenza.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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