Gennaro Gattuso è uno dei personaggi che più abbiamo imparato ad apprezzare nel mondo del calcio. E uno come lui, sui campi d’Italia e...

Gennaro Gattuso è uno dei personaggi che più abbiamo imparato ad apprezzare nel mondo del calcio. E uno come lui, sui campi d’Italia e del mondo, oggi ci manca da morire.

Il coriaceo centrocampista calabrese è infatti un esempio di dedizione alla causa, di voglia di combattere in campo senza lasciare nemmeno un centimetro all’avversario, ma anche e soprattutto l’esempio di come in campo si possa randellare e far viaggiare la roncola senza prendersi troppo sul serio. Fuori dal campo, infatti, Ringhio ci ha abituato a simpatiche interviste, a citazioni da ricordare e a momenti magici.

Abbiamo raccolto in queste 10 perle, tutto quello che è stato per noi Gennaro Gattuso. Sia in campo, con quei momenti ad alta tensione, sia fuori dal campo, dove anche nella carriera da allenatore ha saputo regalarci momenti indimenticabili. Ecco a voi le 10 perle di Ringhio Gattuso.

1. L’ammonizione

Mondiali 2006. Siamo nel prepartita della semifinale Italia-Germania. Rino viene intervistato ai microfoni della Rai. La situazione è delicata. Con la partita contro i tedeschi all’orizzonte, lui è in diffida. E ricevere un cartellino giallo gli farebbe saltare l’eventuale finale.

I cronisti gli chiedono come intende comportarsi, se ha intenzione di cambiare il suo gioco e il suo modo di stare in campo per paura di ricevere quel maledetto cartellino giallo. Pare che la risposta sia stata negativa.

Metterei una firma grande come una casa pur di vedere l’Italia in finale anche senza di me. Non penserò al cartellino, perché se lo faccio non gioco come so fare. Sarà una prova di maturità; una prova con me stesso. Sembra però che l’ammonizione me l’hanno già data: non è che mi devo mettere la fascia di Rambo e andare a beccarlo per forza; me lo mangio il cartellino.

2. Lo scherzo di Gazza

Ringhio ha avuto anche la fortuna di giocare con un mito come Paul Gascoigne. E’ stato durante la sua esperienza in Scozia, con la mitica maglia dei Rangers di Glasgow. Siamo nel 1997, e un diciannovenne Gattuso si presenta per la prima volta nello spogliatoio dei Rangers per fare allenamento.

Gascoigne pensa bene di fargli un regalo, che Rino ricorderà per sempre.

Era il mio primo allenamento con i Rangers. Appena tornato in cabina dopo la doccia ho sentito uno sgradevole odore. Ho preso i miei boxer e notato che dentro c’era qualcosa di pesante. In poche parole Gascoigne aveva fatto il bisogno dentro il calzino, aveva fatto la cacca dentro il calzino. Gazza era un pazzo al quale piaceva fare scherzi del genere. Questo è il suo modo di essere. In seguito sono tornato a casa senza mutande.

3. Il calabrese

Rino non ha mai fatto mistero di andare particolarmente orgoglioso delle sue origini calabresi. Anzi, più volte si è dichiarato orgogliosamente terrone. Di queste sue radici ne ha fatto un vanto, e anche in campo, quando c’è da parlare, al bando la diplomazia.

La lingua ufficiale adottata da Ringhio Gattuso per prendere questioni sul terreno di gioco è sempre stata il suo dialetto. Chissà in quanti sono stati vittime dei famigerati sermoni del buon Ringhio.

Io penso e parlo in calabrese, è più veloce, è più comodo. Quando devo imprecare lo faccio in calabrese. Chissà quanti morti che t’è muort, morti ‘e mammete o vai a fare in du culu ho tirato durante la mia carriera.

4. Ringhio e Pirlo

Ci sono due tipi di centrocampisti. Quelli come Ringhio, che portano l’acqua, macinano chilometri e randellano forte per recuperare il pallone e per guardare le spalle ai propri compagni. E quelli come Andrea Pirlo, che illuminano il gioco e che con il pallone tra i piedi sanno inventare, creare, fare magie che a noi umani sfuggono.

Anche Gennaro Gattuso, qualche volta, osservando giocare Pirlo, è rimasto estasiato e ha pensato che forse uno come lui gioca veramente un altro sport. Anzi, Ringhio, più onestamente, ha pensato di essere lui a giocare un altro sport.

Quando vedo giocare Andrea Pirlo, quando lo vedo col pallone tra i piedi, mi chiedo se io posso essere considerato davvero un calciatore.

Ringhio, però, ci rivela anche un lato nascosto del carattere di Pirlo. E soprattutto ci racconta che lo prendeva a ceffoni, spesso.

Lui non è come sembra, ci ho giocato per 14-15 anni, lo prendevo sempre a schiaffi perché non faceva altro che stuzzicare, fare battute, scherzare, non è quello che vedete in tv.

5. Milan-Tottenham: la discussione con Joe Jordan

Uno dei momenti più concitati vissuti da Rino Gattuso in campo risale ad un’epica serata di Champions League. Siamo nel 2011 e a San Siro si affrontano Milan e Tottenham in una sfida al veleno. La partita è tesa, tesissima. Dalla panchina del Tottenham si alza Joe Jordan, lo squalo, all’epoca assistente di Harry Redknapp, che aveva vestito in passato anche la maglia rossonera.

Si alza e, secondo quanto riferito da più di qualcuno, urla “Italian Bastard! Italian Bastard!”. Rino Gattuso non capisce più niente, corre verso la panchina del Tottenham e va da Jordan a chiarire la faccenda mettendogli in tutta serenità le mani al collo. A fine partita, altro duro confronto tra i due, con Ringhio che cerca ancora di spiegare a Jordan la sua visione del mondo.

Godetevi tutto in questo video. C’è anche una bella entrataccia a piedi uniti di Mathieu Flamini che non fa mai male.

6. L’intervista da ubriaco

Torniamo ai magici Mondiali del 2006. L’Italia alla fine ce l’ha fatta. Dopo una battaglia da 120 minuti più rigori, ha battuto la Francia e ha conquistato il suo quarto titolo mondiale. Gennaro Gattuso è ovviamente stato tra i grandi protagonisti dell’impresa, e dopo i meritati e scatenati festeggiamenti in campo e negli spogliatoi, è pronto a presentarsi davanti alle telecamere della RAI per festeggiare in diretta con tutto il popolo italiano.

Seduto con Varriale, a torso nudo, con la faccia distrutta, Ringhio ci regala una perla da antologia, un’intervista condotta in evidente e meritatissimo stato di ubriachezza. Spettacolo totale.

7. Kakà e il Pallone d’Oro

L’abbiamo detto prima: Gennaro Gattuso era uno di quei giocatori che in campo dava tutto per proteggere e per scortare i suoi compagni, quelli con le doti tecniche più elevate. Uno di questi era senza ombra di dubbio Kakà, il brasiliano che, nei suoi anni al Milan con Gattuso, era chiaramente uno dei giocatori più forti al mondo.

Eppure, il Pallone d’Oro non volevano darglielo proprio. Ma niente paura, Ringhio aveva la soluzione.

Kakà è un fenomeno al 100%. Se quest’anno non vince il Pallone d’oro glielo vado a comprare io.

In questo filmato di repertorio, se volete, potete ammirare una rara scena di delinquenza del buon Kakà contro Liverani. Indovinate chi arriva a dare manforte al brasiliano? Si, Ringhio.

8. La conferenza stampa in Grecia

Uno dei momenti più belli degli ultimi anni, non abbiamo dubbio alcuno. Gennaro Gattuso, nella sua carriera da allenatore, è finito in Grecia, all’OFI Creta. Ma la situazione non è rosea, ci sono debiti, insolvenze, stipendi non pagati. Insomma, non è l’ambiente ideale in cui lavorare, ma Ringhio come sempre ci mette il cuore e accetta l’incarico, lavorando con dignità e professionalità fino all’ultimo momento.

A un certo punto, però, non ce la fa più. E questa conferenza stampa memorabile lo dimostra. Rino sbotta e scoppia in una dura reprimenda nei confronti dei giornalisti colpevoli di aver scritto inesattezze. Le parole incazzate di Rino, “il condottiere d’abbarc ca non abbandon abbarc” risuonano ancora nelle nostre orecchie. MALAKIA!!!

9. Il torello in allenamento al Pisa

La nuova carriera da allenatore di Ringhio regala altrettante perle. Dopo le sfortunate esperienze all’estero, Gattuso si è accasato in Italia, al Pisa, in Lega Pro, e lo ha condotto a una entusiasmante promozione in Serie B. E l’anno scorso, appena arrivato, ha cercato di mettere subito in chiaro le cose. Nei primi giorni della sua avventura sulla panchina toscana, è spuntato questo meraviglioso video di un torello in allenamento.

Il Pisa sta facendo il torello, e qualcuno, invece di giocare semplice e passare subito la palla, indugia in giochetti e colpi di tacco. Ecco, diciamo che Gattuso non la prende benissimo e non è tenerissimo. Potete godervi la testimonianza video qui sotto: vale più di mille parole.

10. I palloni gonfiati

Chiudiamo con delle parole che spiegano meglio di tante altre il carattere di questo straordinario calciatore. Uno che non le ha mai mandate a dire, uno che si è sempre mostrato per quello che era. Uno che, da calciatore o da allenatore, ha sempre detto tutto quello che pensava.

Senza filtri, senza maschere, senza falso buonismo. Gennaro Gattuso è uno vero, uno di quelli che la faccia ce la mette sempre e comunque. Uno che non molla un centimetro, in campo come nella vita. Uno al quale non puoi non volere bene.

Perché recitare, fingere di essere quello che non sono non fa parte del mio sangue, io sono quello che la gente vede, senza filtri né maschere. Perché lo so bene che nella vita, come nel calcio, i palloni gonfiati fanno poca strada.