Perché si parla così poco di Heung-min Son? Perché si parla così poco di Heung-min Son?
Una delle squadre più in forma di quest’ultimo periodo, sia in Premier che in generale a livello europeo, è senza ombra di dubbio il... Perché si parla così poco di Heung-min Son?

Una delle squadre più in forma di quest’ultimo periodo, sia in Premier che in generale a livello europeo, è senza ombra di dubbio il Tottenham di Pochettino.

L’insperata e per certi versi rocambolesca qualificazione in Champions League, non tanto per il risultato in sé, ampiamente alla portata, quanto più per come si erano messe le cose nel girone dopo le prime partite, sembra aver donato nuova linfa agli Spurs che in campionato viaggiano a ritmo spedito.

L’ultima battuta di arresto risale ad inizio Dicembre nel derby del Nord di Londra contro l’Arsenal, una partita sempre difficilmente catalogabile che tende a fare storia a sé, dopo la quale sono arrivate 5 vittorie consecutive che hanno proiettato la squadra al secondo posto in classifica, addirittura davanti al Manchester City.

A sorprendere, oltre alle vittorie, è stato il modo in cui la squadra ha letteralmente macinato gli avversari, segnando gol a raffica e vincendo spesso con goleade (17 reti messe a segno nelle ultime 5, di cui 11 nelle ultime 2).

Questa serie di risultati positivi, se si eccettua la sconfitta nel derby gli Spurs vengono da 8 vittorie nelle ultime 9, è coincisa con l’esplosione, almeno a livello numerico, di Heung-min Son, il segreto nemmeno troppo nascosto di Mauricio Pochettino.

Prima di sviscerare tutte le considerazioni ed i numeri del giocatore sudcoreano facciamo una piccola premessa: ad inizio anno il Tottenham è stata l’unica squadra di un certo livello a rimanere completamente immobile sul mercato, sia in entrata che in uscita.

Pochettino non si è lamentato affatto, apprezzando al contrario gli sforzi della dirigenza in grado di trattenere pezzi pregiatissimi sul mercato quali Kane, Alli, Lloris, Eriksen e via discorrendo. Quasi nessuno inseriva Son tra i pezzi pregiati, in quanto sicuramente il suo valore di mercato era inferiore così come il suo appeal generale.

Eppure il piccolo sudcoreano, da quando è a Londra, sta dimostrando di essere un giocatore per certi versi imprescindibile, quanto e più di alcune di quelle che dovrebbero essere le stelle della squadra.

Il Tottenham lo ha prelevato dalla Bundesliga (dove aveva giocato con le maglie di Amburgo e Bayer Leverkusen, facendo in entrambi i club molto bene) e la sua importanza, stagione dopo stagione, è cresciuta in modo esponenziale, fino ad arrivare a queste ultime partite dove il suo rendimento, parliamoci chiaro, è quello di un top player.

Da quando è sbarcato a Londra ha messo insieme 37 gol e 16 assist in 115 partite disputate, se però consideriamo il periodo in cui il Tottenham ha cambiato marcia, ovvero le ultime 9 partite, il suo score recita 7 gol e 4 assist, con due doppiette nelle ultime due.

Se c’era qualcosa che mancava al gioco di Son era forse la capacità di determinare maggiormente sotto porta, cosa piuttosto normale se si considera il fatto che durante la partita corre per due, ripiega costantemente in difesa e si danna l’anima per i compagni più che per se stesso.

C’è un motivo però se Pochettino, pur avendo grande abbondanza nel reparto offensivo, raramente rinuncia a questo giocatore, soprattutto nelle partite importanti. Eppure di Son non parla quasi nessuno, perché le sue prestazioni raramente rubano l’occhio, difficilmente gli abbiamo visto segnare gol da antologia in grado di fare il giro del mondo e porlo davanti ai riflettori, con le luci puntate addosso.

Di lui si è parlato, e tanto, per i problemi con la Federazione coreana ed il relativo rischio di dover adempiere all’obbligo di servizio militare, scampato per un pelo. Poi quasi più nulla, anche se a leggere i tabellini delle partite degli Spurs il suo nome lo si ritrova quasi sempre, e se non lo si trova è perché ha comunque disputato, con ogni probabilità, una partita eccellente dal punto di vista tattico, dell’impegno e dell’abnegazione.

Heung-min Son ha la capacità di sapersi adattare, senza che la sua prestazione ne risenta in alcun modo, a tutte le posizioni del reparto offensivo e ha una innata predisposizione all’inserimento, caratteristiche che fanno di lui il giocatore che qualsiasi allenatore vorrebbe avere. Aiuta i centrocampisti e supporta la punta, il tutto grazie ad un lavoro aerobico di resistenza con pochi eguali.

Non ha la tecnica tipica del trequartista, non ha nemmeno la potenza di fuoco dei grandi bomber, eppure riesce a smazzare assist e segnare con ottima costanza, questo perché l’attitudine mentale e la predisposizione fisica ad un certo tipo di lavoro sono tanto importanti quanto le altre caratteristiche.

Indubbiamente fanno meno rumore, passateci il termine, rubano meno l’occhio, almeno quello più distratto in grado di captare solo numeri e magie.

Non siamo molto amanti dei termini “sopravvalutato” e “sottovalutato”, specialmente quando si parla di pallone, in quanto possono significare tutto e niente e normalmente non aiutano una discussione costruttiva. Quello che ci sembra evidente, però, è che se c’è un giocatore che meriterebbe più spazio, a livello mediatico, più attenzione e più riconoscimento, questo è senza ombra di dubbio Heung-min Son.

Lo sa bene Pochettino che ora dovrà rinunciare a Son per quasi un mese, a causa della Coppa delle Nazioni asiatiche, in programma dal 5 Gennaio al 1 Febbraio.

Perché l’importanza di questi giocatori si vede soprattutto quando mancano, quando bisogna inventarsi qualcosa per sopperire alle caratteristiche che nessun altro ha in rosa.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo