Perché bisogna fermare il campionato di Serie A Perché bisogna fermare il campionato di Serie A
Oggi dovrebbe tornare in campo la Serie A, per il recupero delle partite che non si sono disputate domenica scorsa, e per il big... Perché bisogna fermare il campionato di Serie A

Oggi dovrebbe tornare in campo la Serie A, per il recupero delle partite che non si sono disputate domenica scorsa, e per il big match tra Juve e Inter.

Dovremmo avere fame di calcio, dovremmo essere felici di poter tornare alla normalità, o quasi, e invece, in questa domenica strana, il segnale più importante è un altro.

Forse, stavolta, non abbiamo voglia di pallone.

Sì, perché nel frattempo, mentre gli uomini forti del nostro calcio litigavano su rinvii, porte chiuse e partite in chiaro, in questa settimana la situazione non è di certo migliorata.

L’emergenza sanitaria che da due settimane sta imperversando nel Nord Italia è ben lontana da una risoluzione, e anzi, le notizie che arrivano dagli ospedali sono tutt’altro che incoraggianti: se la diffusione del coronavirus dovesse proseguire a questa velocità, presto gli ospedali potrebbero arrivare al collasso, e quello sì che sarebbeu un vero problema.

La serata di ieri, forse, ce la ricorderemo per parecchio tempo. Tra l’irresponsabilità di chi ha diffuso alla stampa le bozze di un decreto di fondamentale importanza per il Paese, la follia di chi, sulla base di quelle anticipazioni, si è precipitato ad assaltare i treni per il Sud con il rischio di esportare ulteriormente il contagio, una conferenza stampa surreale del Presidente del Consiglio alle 2.30 di notte, è stata una giornata che inevitabilmente segnerà il destino dell’Italia nelle prossime settimane.

Ce lo hanno ripetuto in tutte le salse: adesso è il momento di essere persone responsabili, e di provare a rallentare la diffusione del coronavirus con tutti gli strumenti a nostra disposizione. Limitare gli spostamenti, evitare i luoghi affollati, uscire di casa il meno possibile, proteggere le persone più in là con gli anni.

In tutto questo, c’è anche il calcio. Ma, in tutto questo, ha davvero senso continuare a far rotolare il pallone con partite militarizzate in stadi deserti?

Giusto ieri, il presidente dell’AIC Damiano Tommasi ha chiesto che prevalgano le esigenze dei calciatori, e ha detto che per lui non ci sono le condizioni per continuare il campionato.

Noi siamo d’accordo con lui.

Che senso ha continuare a giocare la Serie A in queste condizioni? Che senso ha, tra spostamenti, contatti, attività fisica, mettere a rischio la salute dei calciatori e dei loro familiari, sapendo che, in ogni caso, al primo caso di contagio di qualcuno il campionato si dovrebbe fermare lo stesso?

Siamo i primi ad amare questo sport. Siamo i primi a voler credere che tutto possa tornare alla normalità. Ma visto che ormai la normalità, per un bel po’, non esisterà più, è inutile fare finta che non sia successo niente, fare come i giapponesi convinti che la Seconda Guerra Mondiale non fosse mai finita.

Il calcio, è vero, ha anche un importante ruolo sociale, e magari 90 minuti alla volta hanno il potere di rinfrancare un po’ gli animi in un momento difficile. Ma voi, davvero riuscirete a godervi lo Juve-Inter di questa sera con tutto quello che c’è intorno? E se anche ci riuscissimo, tutti quei posti vuoti e quel silenzio spettrale sarebbero lì a ricordarcelo costantemente.

È difficile farlo, ma in queste condizioni, anche ai più innamorati come noi sta passando la voglia di pallone.

Fermiamoci, chi se ne importa di che fine farà questo campionato. Magari non lo assegneremo a nessuno, magari lo assegneremo a settembre, magari ci inventeremo dell’altro.

Ma il calcio deve essere una gioia, un divertimento. Adesso, invece, è semplicemente il momento della responsabilità, e fermarsi, forse, sarebbe l’atto più responsabile possibile.