Il bello del calcio è che non c’è un senso logico, un filo razionale che tiene insieme tutte le meravigliose storie che questo sport...

Il bello del calcio è che non c’è un senso logico, un filo razionale che tiene insieme tutte le meravigliose storie che questo sport è in grado di regalarci. Il bello del calcio è che non smette di sorprenderti, non smette di fornire materiale alle penne che non aspettano altro di essere bagnate nell’inchiostro per scrivere nuove storie, sempre più strane, sempre più particolari.

Il bello del calcio è che spesso le cose succedono quando meno te lo aspetti, quando sembrano improbabili. Anzi, quando non dovrebbero proprio succedere, quando dovrebbero essere impossibili. E ieri sera siamo stati di nuovo, ancora una volta, testimoni del miracolo dell’impossibile nel calcio. Un miracolo che tende a ripetersi fin troppo spesso per essere solo una chimera o un’invenzione delle nostre fantasie. Tbilisi, Boris Paichadze Dinamo Arena: il Barcellona dei record e il Siviglia di Unai Emery si affrontano in una Supercoppa Europea versione Liga per portarsi a casa il primo trofeo continentale della stagione, o, come alcuni pensano, l’ultimo trofeo della stagione precedente. Ma, in ogni caso, è una partita più che vera.

Ed è, soprattutto, una partita che si capisce subito non sarà normale. Non sarà una partita che passerà alla storia in mezzo alle tante, ma sarà una di quelle partite che ricorderemo a lungo. Banega dopo pochi minuti disegna una punizione perfetta per battere Ter Stegen. Poi, sempre da calcio piazzato, risponde l’Alieno con il numero 10: due magie incredibili nel giro di 10 minuti, due pennellate imparabili che ribaltano il match. Poi il Pistolero si inventa un assist geniale per Rafinha con un tunnel, e successivamente segna anche il 4-1. Sarebbe una partita chiusa, se fosse una partita normale. Ma in Georgia sembra esserci qualcosa di strano nell’aria.

Il Barcellona si addormenta, smette di giocare, permette piano piano al Siviglia di rientrare. Ciro Immobile si fa vedere per la prima volta e mette in mezzo il pallone che Konoplyanka deve solo spingere in rete. E’ quattro a quattro. La Supercoppa va ai supplementari. E ai supplementari spesso non conta più la ragione, non contano più le trame di gioco, l’organizzazione, la tattica. Ai supplementari spesso contano gli uomini, i loro cuori, le loro storie. Luis Enrique decide di giocarsi l’ultima carta a sua disposizione. E’ Pedro Eliezer Rodríguez Ledesma, il ragazzo che da quando è nato non ha indossato altra maglia che non quella blaugrana del Barcellona. Pedro però adesso dalla Catalogna vorrebbe andare via. Ha vinto tutto con la maglia del suo cuore, ma adesso vorrebbe farlo da protagonista assoluto. Davanti a sè, adesso, ci sono tre fenomeni. Messi, Suarez, Neymar. Per quanto possa essere forte e decisivo Pedro, nessuno di quei tre può stare fuori nelle partite importanti. A Pedro restano solo scampoli di partita e elemosine dettate dal turnover. Il ragazzo vuole andare via, e, a pochi giorni dalla Supercoppa il suo passaggio al Manchester United sembra quasi cosa fatta. Talmente tanto fatta che pare sicura, visto che Luis Enrique preferisce schierare Rafinha fuori ruolo piuttosto che Pedro per sostituire Neymar messo a letto dagli orecchioni.

Ma siccome il calcio non ha un perchè, non ha ragioni e non vuole sentirne, al 115′ il pallone giusto, quello che scriverà la storia di questa Supercoppa, capita proprio sul piede di Pedro, il ragazzo con la valigia. Il tiro di Messi viene respinto da Beto e finisce dritto dritto verso Pedro, che deve solo scaraventare in porta da due passi il gol partita. Lui, proprio lui, che fra qualche giorno probabilmente saluterà tutti, nonostante in Catalogna gli vogliano bene come un figlio e vorrebbero tenerlo ancora tra loro. Lui, proprio lui che quella partita non la doveva giocare e non l’avrebbe forse giocata, se non ci fosse stato bisogno della mossa della disperazione. Lui, proprio lui, che prima di chiudere quelle valigie e salire su un aereo che lo porterà lontano da Barcellona, ha deciso di fare un ultimo regalo alla sua gente. Le storie del calcio non smetteranno mai di sorprenderci. Almeno fin quando somiglieranno a dei romanzi con delle trame come questa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro