Paulo Henrique Ganso, una promessa da mantenere Paulo Henrique Ganso, una promessa da mantenere
C’è stato un tempo, nemmeno troppo remoto, in cui un Neymar ancora molto giovane non era ancora l’oggetto principale dei desideri di tutti i... Paulo Henrique Ganso, una promessa da mantenere

C’è stato un tempo, nemmeno troppo remoto, in cui un Neymar ancora molto giovane non era ancora l’oggetto principale dei desideri di tutti i club d’Europa. C’è stato un tempo in cui a rubare l’occhio non era (solamente) la cresta dell’attaccante ora in forza al Barcellona, ma la regia illuminata, i colpi e la classe di chi gli recapitava il pallone nel Santos. C’è stato un tempo nel quale “the next big thing” del calcio brasiliano rispondeva al nome di Paulo Henrique Ganso, centrocampista dalla classe cristallina che per colpe non solo sue non è mai riuscito a spiccare il volo verso il calcio europeo, almeno fino ad oggi. Il nuovo allenatore del Siviglia Jorge Sampaoli ha scelto proprio lui come motore della sua squadra, portandolo finalmente nel vecchio continente.

Paulo Henrique Chagas de Lima nasce il 12 ottobre 1989 ad Ananindeua, una delle città più popolate dello stato di Parà, nel nord del Brasile. Il ragazzo cresce nelle giovanili del Tuna Luso prima e del Paysandu poi, due club della vicina città di Belém, fino all’età di 15 anni, quando l’ex nazionale brasiliano Giovanni se ne innamora e decide di portarlo al Santos, convincendo la società a investire 250mila euro sul talento ancora acerbo di Paulo. I primi tempi nel club che fu di Pelé sono tutt’altro che semplici: il giovane fa fatica a mettersi in mostra e il magazziniere del Peixe lo soprannomina, come fa sempre coi ragazzi poco talentuosi, “Ganso”, in pratica un’oca maschio. La prima impressione, come spesso accade, è però fuorviante; Paulo inizia a carburare e ad ogni gol, e ne segnerà parecchi nelle giovanili del Santos, esulta beffardo in faccia al magazziniere esclamando “Chi è il ganso ora?”. In Sudamerica funziona così, e Paulo Henrique Chagas diventa rapidamente per tutti Paulo Henrique Ganso, nickname che lo accompagnerà nell’arco della sua carriera.

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Vincitore del Campionato Paulista Under 20 con la rappresentativa giovanile del Santos, maglia numero 10 sulle spalle, Ganso inizia a respirare l’aria della prima squadra ad appena 19 anni e dal 2009 in avanti diventa un punto fisso del Peixe. In breve arriverà a fargli compagnia anche Neymar, di tre anni più giovane ma già capace di terrorizzare le difese del campionato brasiliano e segnare gol a grappolo assistito dall’amico Paulo. I due ragazzini terribili sono i talenti più fulgidi del calcio sudamericano dell’epoca e nel 2011 Ganso e Neymar, rispettivamente a 22 e 19 anni, alzano al cielo la Copa Libertadores.

Il primo assaggio del calcio europeo per Ganso arriva nel dicembre dello stesso anno: il Santos affronta l’imbattibile Barcellona di Guardiola nella finale del Mondiale per Club a Yokohama, coi brasiliani che vengono schiantati senza pietà dalla truppa blaugrana per 4-0. Sembra comunque il preludio allo sbarco nel vecchio continente, invece Ganso resta invischiato in un affare più grande di lui che ne compromette parzialmente la carriera. Mentre Neymar di lì a poco si trasferirà Barcellona, Paulo resta prigioniero del contratto siglato col Santos e col fondo d’investimento DIS, detentore del 45% del cartellino del calciatore, contenente una clausola rescissoria (valida solo in caso di acquirente europeo) pari a 54 milioni di euro. La clausola così elevata, unita alla Copa America decisamente incolore disputata dal centrocampista, sono fattori che scoraggiano i potenziali acquirenti europei, così Ganso passa un po’ a sorpresa al San Paolo per appena 9 milioni. I tifosi del Santos, per usare un eufemismo, non la prendono troppo bene: irritati dalle continue voci di mercato che circolano attorno al loro idolo, al termine di una sconfitta contro il Palmeiras lo fischiano apostrofandolo come “mercenario” e invitandolo a lasciare il club, cosa accaduta di lì a poco. In una delle gare tra San Paolo e Santos i suoi ormai ex tifosi arriveranno anche a tirargli monete e banconote…

Con la maglia del Tricolor Ganso non si comporta male, tutt’altro, ma il suo talento sembra normalizzarsi e adattarsi al campionato brasiliano, e il ragazzo dà l’impressione di non aver alcuna intenzione di attraversare l’oceano e mettersi in gioco nel calcio europeo, nonostante non abbia ancora 24 anni al momento del cambio di casacca. Troppo lento, troppo compassato, inadatto ai ritmi del calcio europeo, troppo leggero per giocare tra le linee, queste le principali motivazioni delle squadre che una dopo l’altra mollano la presa su di lui, e a Ganso sembra quasi star bene così. In Europa si dimenticano tutti di lui, tutti tranne uno: parliamo di Ramon Rodriguez Verdejo, ai più noto come Monchi, l’onnisciente direttore sportivo del Siviglia che in questi anni abbiamo imparato a conoscere grazie ai capolavori di mercato operati dal club andaluso. Ingaggiato Jorge Sampaoli per la panchina del club, il ds decide di regalargli gli uomini di qualità fondamentali per il suo gioco, modellato sui principi di Bielsa: in breve arrivano a Siviglia Correa, Vazquez e un assolutamente imprevisto Paulo Henrique Ganso, che a 27 anni suonati ha l’occasione della vita. Risvegliato dal torpore verdeoro che pareva condannarlo a chiudere la carriera senza infamia né lode, Ganso è sbarcato a Siviglia con una carica che sembrava aver perso, e la luce negli occhi di chi vuol far vedere al mondo cos’è capace di fare.

Questa sera alle ore 20:45 Paulo Henrique Chagas de Lima, per tutto il mondo Ganso, avrebbe dovuto avere la sua occasione per esordire nel calcio “che conta”, nella finale di Supercoppa Europea tra il suo Siviglia e il Real Madrid di Zidane. Niente da fare, Sampaoli, nelle ultime ore, ha annunciato che il ragazzo non è ancora pronto per fare il suo esordio. Riuscirà l’oca a trasformarsi in un cigno? Noi, neanche a dirlo, tifiamo per lui.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11

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