Gennaro Gattuso, oggi, sembra aver trovato la sua dimensione e, dopo qualche avventura sfortunata, sta guidando con onore il suo Pisa in Lega Pro...

Gennaro Gattuso, oggi, sembra aver trovato la sua dimensione e, dopo qualche avventura sfortunata, sta guidando con onore il suo Pisa in Lega Pro dalla panchina. Oggi, intervistato dal Corriere dello Sport, ha parlato a ruota libera di alcune delle sue esperienze passate, e, soprattutto, ha detto la sua sul momento difficile del Milan, senza farsi mancare qualche stoccata polemica.

Parole alla Ringhio, insomma.

Sulle esperienze del passato, poco felici, a Palermo, in Svizzera, in Grecia, Gattuso si dimostra tutto sommato contento, felice di aver affrontato e superato delle difficoltà. Sempre a modo suo.

Non rinnego quello che ho fatto prima, anzi. Ho cominciato presto con una grande come il Palermo, dove penso di non aver fatto male, perché dopo 7 partite, con una squadra retrocessa dalla A alla B, essere staccati di solo 3 punti dalla prima non era una tragedia. I rischi li conoscevo bene, solo che nella mia vita non ho mai fatto calcoli, sono uno sanguigno, è andata così punto e basta.

Molto significative, e cariche di personalità, le parole sull’esperienza con il Sion:

A Sion, invece, non ero ancora un allenatore, non mi ero spogliato, facevo il manager e il giocatore. Creta è stata una tappa importantissima. Sei mesi in quelle condizioni, fare 18 punti con tutti quei problemi, far allenare ragazzi che non prendevano lo stipendio, non sapevo come schierare una difesa a tre, ho studiato e cambiato, è stata l’esperienza più importante della mia carriera.

Ma a far parlare sono soprattutto le parole sulla situazione attuale del Milan, squadra alla quale Gattuso resta sempre legato. Anche lui, come molti altri ex, punta il dito e accusa la dirigenza e la gestione della squadra rossonera.

Cosa sta succedendo al Milan? Innanzitutto bisogna ringraziare la famiglia Berlusconi e Adriano Galliani per quello che hanno fatto: per 22-23 anni è stata una delle squadre più importanti al mondo, per quello che esprimeva sul campo e per l’organizzazione del club. Negli ultimi anni non è più il Milan. Ci sono meno soldi, ma sono soprattutto le scelte che lasciano a desiderare: si parla di giovani e poi dopo 6 mesi vengono ceduti in prestito, poi si punta su un allenatore giovane e si cambia subito idea. Una volta tutto questo non succedeva.