L’avventura azzurra a Euro 2016 è finita ieri, con la triste eliminazione ai rigori contro la Germania. Noi, come sempre, abbiamo deciso di ricapitolare...

L’avventura azzurra a Euro 2016 è finita ieri, con la triste eliminazione ai rigori contro la Germania. Noi, come sempre, abbiamo deciso di ricapitolare l’avventura degli azzurri con il nostro classico pagellone delinquenziale.

Queste le nostre pagelle, tra serio e faceto, dei 23 azzurri. Che vogliamo comunque ringraziare per le emozioni che ci hanno fatto vivere.

Portieri

Gianluigi Buffon 9

Il capitano azzurro sembra non avvertire il peso dell’età. Indifferente al tempo che passa, continua a volare ovunque a risolvere situazioni intricate, come ringiovanito. Rischia di distruggersi una cinquantina di vertebre nell’esultanza post-Belgio, poi mette a posto le cose e chiude la saracinesca. Peccato per i rigori contro la Germania, qualcuno gli passa proprio a un palmo. Le prende tutte, ne tira tanti. LEONE INDOMABILE.

Federico Marchetti sv

Gitarella in Francia tutto spesato, saluti e baci a casa.

Salvatore Sirigu 5

Gioca l’inutile partita contro l’Irlanda, e riesce a combinare un buon numero di guai. Dal punto di vista delinquenziale si segnala per uno scambio di idee piuttosto ravvicinato con Shane Long, che rischia di concludersi con i ceffoni in faccia. Tanto, in ogni caso, per fare il secondo di Buffon potevamo chiamare anche Pinsoglio. SAGOMA

Difensori

Andrea Barzagli 8

Se vostro figlio crescerà con metà della fierezza che si porta appresso il Barzaglione nazionale, dovreste essere fieri e orgogliosi. Come al solito muro insuperabile, legnate per chiunque provi a superarlo e leadership che incuterebbe timore anche ai peggio criminali della terra. Si diletta a trovare e salvare coccinelle sul terreno di giuoco, commuovendo grandi, piccini e nonne a casa. MURO

Leonardo Bonucci 9

Tante polemiche per la maglia numero 10 a Thiago Motta, quando invece il numero 10 ce lo avevamo lì, pronto al centro della difesa. Mancano Pirlo, Marchisio e Verratti? Che problema c’è, ci pensa Bonnie, che con il suo piedino fatato imposta l’azione che nemmeno un regista hollywoodiano. Segna il rigore del pareggio con una freddezza che nemmeno Cristiano Ronaldo. Peccato per il rigore nella serie finale contro la Germania, la poltrona di Sergio Mattarella avrebbe clamorosamente vacillato. ILLUMINANTE

Giorgio Chiellini 8

In una nazionale che in attacco sembra fare un po’ fatica serve l’aiuto di tutti. E King Kong Chiellini si inventa goleador contro la Spagna con una tibiata sporca che rende al massimo l’idea di come questa Nazionale fosse interamente votata alla sfangata invereconda come filosofia di vita. Per il resto, dietro, insieme ai suoi compari, è una sicurezza. Elargisce randellate con il consueto savoir faire, poi contro la Germania lascia il posto a Zaza all’ultimo minuto dei supplementari per fargli tirare il rigore. Col senno di poi, forse sarebbe stata meglio una legnata di malleolo del Chiello. ROGNOSO

Angelo Ogbonna 6

Qualcuno, dopo la notizia dell’assenza di Danielino De Rossi per la partita contro la Germania, aveva ventilato un’ipotesi piuttosto particolare: spostare Bonucci a centrocampo e mettere Angelone Ogbonna al centro della difesa. Ipotesi tramontata, ma che avrebbe forse riscritto i limiti dell’immaginario delle italiche bestemmie. Una presenza contro l’Irlanda per il buon Angelone, che immaginiamo con Ventura potrà tornare protagonista. AIUTO

Matteo Darmian 5,5

Alla fine non è nemmeno colpa sua, se si arrivano a tirare 9 rigori è ovvio che poi alla fine arrivino a tirare anche quelli che un rigore del genere non lo tirerebbero neppure sotto tortura. Tira una ciavattata tremenda che ci manda fuori dagli Europei, ma noi non abbiamo poi da rimproverargli molto. Poteva spingere di più, poteva mostrare di più, poteva fare di più. Pazienza, anche su di lui contiamo per il futuro. INCOLORE

Mattia De Sciglio 6

Il giovane De Sciglio entra agli Europei manifestando una carenza di personalità: dopo un mese nelle mani di Antonio Conte potrebbe consumarsi in un leonino delinquente pronto alla morte. Ieri, al 90′, una sua minella ha rischiato di trafiggere Neuer all’ultimo istante. La Uefa avrebbe probabilmente immediatamente sospeso la manifestazione, noi ci abbiamo creduto. Avrebbe bisogno di un po’ di confidenza, tipo come quando ti butti 3 gin lemon uno dietro l’altro in discoteca e poi vai a provarci con quella che ti piace.

Centrocampisti

Federico Bernardeschi 6

E’ ovviamente un sei di incoraggiamento, in quanto l’unica presenza in campo nella partita contro l’Irlanda avrebbe meritato un’insufficienza netta. D’altra parte non è facile farsi trovare pronti in una partita con poche ambizioni e contro un avversario che fa della fisicità e delle mazzate il proprio credo calcistico. Il primo pensiero che sarà balenato nella testa di Federico sarà stato quello di portare a casa la pellaccia nella speranza di una seconda opportunità che, purtroppo per lui, non è mai arrivata. Le doti tecniche ci sono, il tempo è dalla sua parte deve solo farsi insegnare da qualcuno più scafato di lui come affrontare le angherie di quest’esistenza infame. CHI L’HA VISTO?

Antonio Candreva 6,5

Nella gara d’esordio contro i Belgi è una spina nel fianco costante, sembra poter essere l’interprete perfetto nello scacchiere tattico voluto da mister Antonio Conte. Contro la Svezia si perde un po’ nella mediocrità generale della sfida, risultando comunque tra i più positivi, pur senza incantare. Poi, siccome la vita è terribile e il destino infame, un infortunio agli adduttori della gamba destra ci priva della sua presenza nel prosieguo del torneo, dove sarebbe stato fondamentale il suo dinamismo ed interpretazione del ruolo. MAI UNA GIOIA

Daniele De Rossi 8

Fosse stato per lui con la Germania sarebbe sceso in campo zoppo, mutilato, con una gamba in cancrena e via discorrendo. E ci sarebbe servito come il pane.  Anche per Daniele i dubbi alla vigilia erano tanti, legati principalmente alla condizione fisica e all’età non più verdissima, dubbi spazzati via dopo la gara d’esordio alla maniera dei suoi tackle, senza prendere prigionieri. Ha lottato su ogni pallone e cercato di far ripartire l’azione, in quello che è stato l’ultimo Europeo della sua carriera ha voluto dare tutto per essere ricordato come un LEONE.

Stephan El Shaarawy 6

Per il Faraoncino l’Europeo equivale a dieci minuti giocati nel finale di Italia-Irlanda, senza peraltro incidere particolarmente. L’unica cosa positiva per lui è che i barili di gel portati da casa per sorreggere l’impalcatura non sono serviti, per il resto ha ancora moltissimi anni davanti a sé per dimostrare di essere il futuro della Nazionale, come tutti si aspettavano quando il suo nome è cominciato a circolare nel calcio che conta.

Alessandro Florenzi 6,5

Subito dopo la mossa di Shaolin Soccer, con cui ieri ha deviato il tiro a botta sicura di Muller, eravamo indecisi se intitolargli una piazza, un monumento o santificarlo seduta stante, S. Florenzi da Bordeaux. Poco prima dell’esordio italiano è costretto ad abbandonare il ritiro per l’imminente nascita della figlia, ce lo immaginiamo tutto trafelato farsi di corsa Montpellier-Roma andata e ritorno, perché se c’è una cosa di cui potete star sicuri è che Alessandro Florenzi correrà. Non importa dove, come e quando, lui correrà su e giù per il campo come un maratoneta instancabile, salvo poi peccare di lucidità in alcuni frangenti. Quella che in linea teorica dovrebbe essere la sua forza, la duttilità tattica, rischia di trasformarsi in uno dei rebus di più difficile soluzione dell’era moderna. Qual è il suo ruolo? CORRIDORE

Emanuele Giaccherini 9

Alzi la mano chi pensava, alla vigilia, che il folletto di Talla sarebbe stato uno dei migliori della spedizione azzurra in Francia. Che fosse un pretoriano di Conte si sapeva, che si sarebbe trasformato in un ibrido tra Ronaldinho e Gattuso, abbinando giocate di qualità a recuperi da maratoneta, era un po’ più difficile da prevedere. Il suo gol contro il Belgio all’esordio è uno dei momenti di maggior godimento di questo europeo per noi italiani, Giak ha saputo interpretare alla perfezione lo spirito guerriero che Conte voleva dai propri ragazzi. INESAURIBILE

Stefano Sturaro 5,5

Nostro cavallo da tempi non sospetti, Stefano Sturaro poteva agilmente essere l’uomo del destino per questa Italia. L’unico giocatore in campo ad aver già segnato a Neuer stava per bissare l’impresa nel primo tempo, con un rasoterra respinto al mittente come le nostre imprecazioni al cielo. Sarebbe stato troppo per il giuoco del calcio. Ovviamente ad inizio partita avevamo lanciato un sondaggio per vedere chi indovinasse il minuto esatto della sua ammonizione che, puntualmente, è arrivata al minuto 55 oltre ogni più rosea aspettativa. Classico soldatino che dove lo metti sta, picchia e corre come un assatanato e alla fine ti da pure il resto. Se non hai la qualità provi a buttarla in caciara, non puoi fare altrimenti.

Thiago Motta 5

Il boato che ha accolto in tutte le piazze l’ammonizione di Thiago Motta, rendendolo di fatto indisponibile per la gara con la Germania, fa capire molto circa il grado di apprezzamento che gli italiani, qualche eccezione eslcusa, nutrano nei confronti del centrocampista in forza al PSG. Lento e farraginoso sicuramente era il classico pesce fuor d’acqua in un centrocampo che doveva essere dinamico per accorciare e far ripartire l’azione il giù velocemente possibile. Sotto la lente d’ingrandimento delinquenziale, fate attenzione, non ne esce per nulla male: Thiagone Motta è spesso in mezzo ad episodi torbidi ed accenni di rissa, nonostante la classica faccia insospettabile.  MANI IN FACCIA

Marco Parolo 7

Dietro la faccia pulita e l’espressione composta abbiamo imparato ad ammirare un demonio mica da ridere. Quando c’era da sporcarsi maglia e calzoncini Marco è stato sempre in trincea, emblema la scivolata nella gara di ieri per borseggiare il pallone ad un Muller involato verso la nostra area di rigore. I suoi inserimenti ci sarebbero serviti come l’acqua in un deserto, sfortuna vuole che la natura lo abbia dotato solo di un paio di polmoni che ha deciso di impiegare per randellare nella zona nevralgica del campo, che si è trasformata in zona algica per le caviglie avversarie. FACCIA D’ANGELO.

Attaccanti

Citadin Martins Eder 7

Arriva in Francia tirandosi dietro le Madonne di mezza Italia per la convocazione, dopo una stagione non certo da protagonista con la maglia dell’Inter. Poi Antonio Conte lo trasforma in una bestia assetata di sangue pronta a correre su e giù per il campo a pressare qualsiasi avversario. A quel punto le Madonne degli interisti si moltiplicano ancora di più, visto che quel giocatore avrebbero voluto vederlo con la maglia della loro squadra. Contro la Germania, comunque, decide di sparire dal campo per far vedere che è ancora lui. Segna un solo gol a questi Europei: quello che ci manda nella parte di tabellone contro le Forze del Male. GUASTAFESTE

Ciro Immobile 6,5

Si porta a casa uno degli ultimi posti utili per l’Europeo, poi vede il campo solo nell’inutile partita contro l’Irlanda e nel finale di gara contro il Belgio, per aprire la strada al raddoppio. Su di lui puntavamo molto per il carico di delinquenza necessaria a portare a casa la pellaccia, il buon Ciruzzo lo ha fatto con responsabilità. Si poteva fare di più. ANONIMO

Lorenzo Insigne 6,5

Non c’è casa d’Italia in cui, superata la mezzora, non si levi alto il grido: MITT A INSIGNE! E in effetti, quando lo scugnizzo entra in campo, pare O’ Track, con quell’entusiasmo giovanile con cui si può provare a ribaltare il mondo. Quando gioca, fa vedere che avrebbe i numeri. Conte, per qualche strano motivo, preferisce tenerlo nascosto ai più. In modo da farlo passare come eroe romantico della spedizione, quello che avrebbe potuto cambiare la nostra storia. Perché così ci piace pensare. MALAMMORE

Graziano Pellè 7

Di questa avventura, forse, passerà colpevolmente alla storia l’eccesso di delinquenza con cui mima il cucchiaio a Neuer e poi spara una ciabattata ignobile a tre metri dalla porta. Invece il buon Grazianone è stato anche altro, sbattendosi come un dannato per andare a fare a sportellate con tutte le difese avversarie. Poi, da buon marpione, piazza due zampate a porta vuota al 90′ nelle partite contro Spagna e Belgio per sigillare questo Europeo. Noi facciamo finta che quell’ultimo rigore non sia mai esistito e corriamo a chiudere a chiave la nostra fidanzata, visto che potrebbe rubarcela Grazianone in un amen. GLITTERATO

Simone Zaza 5,5

Vede poco il campo, e poi Antonio Conte decide che per i rigori contro la Germania servirà il suo apporto. Lo butta dentro all’ultimo minuto dei supplementari caricandolo di ulteriori responsabilità. Lui entra dopo essersi riscaldato per dei millenni, ma forse, non ancora soddisfatto, decide di effettuare un altro minuto di skip basso sul dischetto del rigore prima di tirare. Poi la spara sulla luna e apre la sequenza di errori che ci condannerà. Non si è portato a casa nemmeno una tibia, diamine. LUCANO AMARO.

Allenatore

Antonio Conte 10

Metafora abusata e stra abusata che però non possiamo evitare di fare nostra, visto che corrisponde solo e soltanto alla verità. In una Nazionale senza top player e senza giocatori in grado di cambiare le partite con una semplice giocata, la nostra arma in più è stato il nostro commissario tecnico, che era arrivato a questi Europei con una decina di migliaia di spade di Damocle puntate sulla testa e una serie di fucili spianati pronti a sparargli addosso.

Lo ammettiamo, anche noi avevamo caricato a bastoni invocando la convocazione del nostro cavallo di razza Leonardo Pavoletti, per poi rimanere delusi alla mancanza del suo nome nella lista dei convocati. Poi, una volta scesi in campo, Antonio Conte ha trasformato questa Nazionale in una banda di bestie assatanate pronte a mordere chiunque e a delinquere impunemente pur di portarsi a casa il risultato. Solidi, compatti, rognosi. Abbiamo dato la paga alla Spagna e fatto sudare la Germania prima di andare a casa.

Poi, Conte, in panchina, ha dato vita a una lunga serie di show e teatrini. Dal naso distrutto al gol di Giaccherini, alle esultanze smodate contro la Spagna e al pallone rinviato nell’iperspazio dopo un’arrabbiatura per un pallone buttato via dai suoi ragazzi. Insomma, missione compiuta: Conte la sua anima alla squadra l’ha data, poi la sfortuna ci ha messo del suo. Grazie, Mister. GLADIATORIO