Parliamoci chiaro: se non siete cresciuti a pane, nutella e Holly e Benji non vi vogliamo nemmeno conoscere. Se non avete passato interi pomeriggi...

Parliamoci chiaro: se non siete cresciuti a pane, nutella e Holly e Benji non vi vogliamo nemmeno conoscere. Se non avete passato interi pomeriggi a cercare di emulare la catapulta infernale dei gemelli Derrick oppure il tiro della Tigre di Mark Lenders, non siete persone che meritano di vivere. Holly e Benji è stato il cartone cult della nostra infanzia, e, per molti, il primo approccio al mondo del calcio. Approccio che ci ha segnato a vita, facendoci desistere dall’intraprendere la carriera da professionisti perchè scoraggiati dal fatto che il campo sembrava essere lungo svariate decine di chilometri (nonchè in pendenze spesso superiori al 15%).

Ci sembrava doveroso rendere tributo a questa meraviglia che ci ha fatto diventare grandi. Proviamo a farlo con questo pagellone delinquenziale riepilogativo, in cui diamo il nostro voto a gran parte dei protagonisti che abbiamo visto scendere in campo negli anni. Siete ovviamente liberi di segnalarci tutto quello che ci siamo dimenticati. Attenzione: potreste scoppiare in lacrime e desiderare di tornare infanti.

Mark Lenders voto 10

Mark Lenders è IL delinquente per eccellenza della saga. Cresciuto su a pane e violenza domestica, il buon Mark diventa presto grande. Una volta evitata la cattiva strada, decide di sfogare tutta la sua violenza repressa sul campo da calcio. Qualche ormone in eccesso lo fa crescere al doppio della velocità degli altri, per cui si ritrova a dominare fisicamente i suoi coetanei in campo. Ogni volta che scende in campo, con le maniche arrotolate, sintomo di pastorizia portata nel cuore, è una battaglia.

Pur di vincere si farebbe asportare un rene, e, tecnicamente, si fa notare per una potenza e una fisicità inaudita. Non si contano le ossa rotte e le ferite lacero-contuse riportate dagli stolti che hanno provato ad opporsi alle sue gesta. Il Tiro della Tigre, suo marchio di fabbrica, è una delle massime espressioni delinquenziali che si possa ammirare su un campo da calcio. L’approdo finale alla Reggiana è il tocco di gran classe. Se da piccoli, sotto sotto, tifavate Mark Lenders e la Muppet, vuol dire che avevate già l’imprinting della delinquenza.

Oliver Hutton voto 4

L’antidelinquente per eccellenza. La faccia da sbarbatello sorridente, l’ingenua convinzione in cuore che, vincendo quel benedetto campionato, Roberto Sedinho l’avrebbe portato con sé in Brasile, a fare cosa Dio solo lo sa. I suoi monologhi interiori sul come fare gol a porta vuota hanno segnato intere generazioni di ragazzini, convinti che per giocare a calcio bisognasse farsi milioni di pippe mentali a partita in corsa.

Tecnicamente niente da dire, il piedino c’è sempre stato, e la coppia con Tom Becker era micidiale. Ha anche delle ottime doti da trascinatore, e, con un pizzico di cattiveria in più nel cuore sarebbe stato pure un buon delinquente. Però a noi quella storia del pallone come migliore amico non è mai andata giù…

Benjamin Price voto 8

Un leone tra i pali, uno spirito combattivo da delinquente doc. Il cappellino sempre in faccia, a nascondere gli occhi, come solo un vero criminale sa fare. L’atteggiamento perenne da guappo, pronto a sfidare chiunque gli si paresse davanti con aria di superiorità e protervia lo eleva a idolo indiscusso e indiscutibile. Apprezziamo particolarmente la sua soglia di sopportazione del dolore: sono infatti numerosissime le partite in cui il buon Benji ha giocato con un dolore insopportabile alla gamba, seppure, nonostante avesse uno staff medico personale a disposizione, non fosse mai stato chiarito quale fosse il problema con quella gamba che di tanto in tanto diventava rossa e pulsava di dolore. Leggendaria la volta in cui, durante una delle tante finali con la Muppet, perse il senno e andò via galoppando palla al piede fino al limite della porta di Ed Warner, propiziando il gol di Hutton. Neueresco.

Tom Becker voto 6,5

Esiste una nutritissima scuola di pensiero hipster che tende ad esaltare Tom Becker come tecnicamente molto più forte di Oliver Hutton. Non sappiamo dirvi se sia vero oppure no, ma sappiamo dirvi che a noi piaceva probabilmente molto di più. Nonostante l’atteggiamento leggermente effeminato, il buon Tom correva a perdifiato su e giù per il campo, sacrificandosi per il bene della squadra, fungendo da preziosissimo raccordo tra i reparti e finendo per diventare la spalla ideale per quella becera primadonna di Oliver Hutton. Un gregario di lusso, insomma, un portatore d’acqua che sapeva farsi rispettare. Un mezzo voto in più per quel personaggio bohemienne che era il padre del buon Tom, che, dipingendo in giro per il Giappone costringeva il ragazzo a cambiare più casacche di Nick Piedecaldo Amoruso.

Ed Warner voto 9

Diteci voi se la banda di Mark Lenders non era un’accozzaglia di delinquenti. Quando in porta arriva questo fenomeno con un passato nel karate, la Muppet, poi Toho, diventa una specie di Atletico Madrid nipponico. Se c’è da andare a menare le mani Warner non se lo fa ripetere due volte. Non fatevi ingannare dal ciuffo alla Perin: il buon Ed, che dimostrava almeno 30 anni, aveva sicuramente qualche macchia importante sulla fedina penale. Il duello con Benji Price è diventato epico,  come le parate del buon Warner. Nemmeno spiazzarlo era garanzia di successo, perchè il ragazzo faceva perno sul palo e si lanciava dall’altra parte. Ne siamo certi, in qualche occasione avrà fatto scappare qualche bestemmiuccia anche dalle labbra del pretissimo Hutton.

Julian Ross voto 8

Niente scherzi: ogni delinquente che si rispetti non può non amare alla follia il personaggio più romantico dell’anime. Chiaramente ispirato a Cruijff, con quel 14 sulla schiena, se avesse avuto un cuore normale al posto di una bomba a orologeria, sarebbe stato il giocatore più forte mai visto sui campi nipponici. Qualcuno dei più appassionati giura di averlo visto anche muoversi, ma in realtà il 90% del tempo il buon Julian lo passa appoggiato al palo della porta, a comandare la difesa. Un paio di domande sorgono spontanee: come le fanno le visite per l’idoneità agonistica in Giappone? E qualcuno ha mai spiegato a Ross che così facendo tiene tutti in gioco impedendo di fatto di fare il fuorigioco?

James & Jason Derrick voto 8,5

I due castoroni della Hot Dog erano dei delinquentelli fatti e finiti. Sempre pronti alla rissa, sempre sull’orlo della scapocciata, avevano messo a punto un paio di schemi e tattiche da fare invidia ai calci piazzati del Catania di Zenga, con la gente che si tirava giù i pantaloncini in area di rigore per distrarre gli avversari. Allo stesso modo, con questi due balordi omozigoti non sapevi mai cosa poteva finire. Dalla catapulta infernale al tiro triangolare, ogni volta che la Hot Dog si spingeva in avanti c’era gente che si spingeva l’un l’altra e loschi personaggi che si arrampicavano sulle traverse. Strano che nessuno li abbia mai conciati per le feste.

Bruce Harper voto 7

Parte in sordina, combinandone una più di Bertoldo. Le prime 100 puntate le passa con il culo attaccato alla panchina. Quando si rende necessario il suo ingresso in campo, ci si rende conto del perchè quel culo stesse così bene su quella panchina. E’ un disastro totale. In una delle sue prime apparizioni realizza un autogol straordinario, svirgolando d’esterno alla Roberto Carlos nella propria porta. E’ uno dei momenti più tristi a cui abbiamo mai potuto assistere.

La musichetta triste, gli occhi pieni di lacrime di Bruce, lo sguardo disperato di Alan Crocker. Tutto lasciava presagire che nella scena successiva avremmo visto Harper penzolare dalla traversa con un cappio al collo. Successivamente si redime, diventa affidabile, ma non troppo, e conquista il suo posto in campo a suon di randellate e tackle deprecabili. Vai così, Bruce!

Alan Crocker voto 5,5

Parte molto male. Nelle prime stagioni fa il numero 12, la riserva di Benji. Quando, per sciagura, vede il campo, si capisce che forse una sedia avrebbe fatto più bella figura. Nei suoi primi 5 minuti in campo si prende una pallonata tremebonda da Lenders in pieno volto, che gli cambia i connotati e costringe i suoi compagni a interminabili trattative per convincerlo che il pallone è suo amico e non succederà più nulla di male.

Una volta superato lo shock, non è che dia poi tutte queste garanzie, un po’ come lasciare un micetto sulla A14 a metà agosto. Inspiegabilmente riuscirà ad ottenere la maglia di terzo portiere della nazionale giapponese ai campionati del mondo, a dimostrazione del fatto che nella vita tutti ce la possiamo fare.

Jeff Turner voto 11

Vorremmo conoscere il balordo che ha affidato una squadra giovanile nelle mani di questo alcolizzato allenatore dedito alle più spregevoli pratiche che l’animo umano possa conoscere. Sempre fornito di bastone, con le immancabili infradito, il grandissimo Jeff Turner istigava le sue squadre alla delinquenza più assoluta.

Se qualcuno lasciava intravedere qualche sprazzo di fair play, procedeva con le legnate sui reni. Indimenticabile il discorso sulla tigre in gabbia con cui istiga Mark Lenders a tornare ad essere un criminale in campo. Altro che Mourinho, il vero Special One è Jeff Turner.

Denny Mellow voto 6

La spalla di Mark Lenders, l’unico giocatore che a 10 anni era già praticamente calvo. In qualche occasione potrebbe configurarsi il reato di schiavismo, dal momento che il buon Danny seguiva Lenders anche al di fuori del rettangolo di gioco, aiutandolo a consegnare latte e giornali durante la settimana. Tecnicamente ben dotato, di statura bassa ma ben piantato a terra, avrebbe potuto cercare anche gloria da protagonista, ma ha preferito restare fedele al suo capitano.

Anche perchè, probabilmente, fosse andato via, avrebbe preso più di qualche ceffone. Vittima di bullismo.