Arriba Arriba El Diablo Arriba Arriba El Diablo
Giro di notte con le anime perse Sì della famiglia io sono il ribelle Tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle E il... Arriba Arriba El Diablo

Giro di notte con le anime perse
Sì della famiglia io sono il ribelle
Tu vendimi l’anima e ti mando alle stelle
E il paradiso è un’astuta bugia
Tutta la vita è una grassa bugia

E’ il 1990 quando Piero Pelù, con i mitici Litfiba, incide un album all’interno del quale è contenuta l’omonima canzone, che nel giro di poco più di un anno venderà quasi mezzo milione di copie.
E’ un rock diretto, una svolta decisa nelle sonorità della band, che troverà pieno compimento nel lavoro in studio successivo chiamato “Terremoto”.

Da qualche parte, nello stesso anno ma a Montevideo, c’è un bambino di sette anni che sta tirando calci ad un pallone. Ancora non può saperlo, ma di lì a qualche anno il nome della canzone della famosa band fiorentina diventerà il suo soprannome, una seconda pelle dalla quale sarà impossibile distaccarsi.

Il suo nome è Pablo, di cognome fa Granoche, da tutti sarà conosciuto semplicemente come El Diablo.
Se nasci a Montevideo, dove l’aria profuma di futbol ventiquattro ore su ventiquattro, sei chiamato molto presto ad una grossa responsabilità, un bivio dal quale difficilmente potrai sottrarti: Nacional o Peñarol?
Se, come quasi sempre accade, la famiglia è già apertamente schierata la scelta è praticamente obbligata. In questo caso lo è, essendo il padre di Pablo un sostenitore del Nacional.
Ecco qualche volta però c’è l’eccezione che conferma la regola: il bambino che fa di testa sua, per capriccio, per dispetto o solamente perché il calcio non rispetta esattamente le regole della logica, anzi talvolta pare essere stato creato apposta per infrangerle.

Pablo cresce giocando per strada, sognando un giorno di vestire la maglia del suo amato Peñarol, in quegli anni estremamente competitivo. A 12 anni entra a far parte delle giovanili del River Plate di Montevideo, dove incomincia ad imparare i concetti di squadra, altruismo e sacrificio.
A soli 17 anni si ritrova in prima squadra, ma l’esplosione arriva solamente un anno più tardi quando si trasferisce al Miramar Misiones, squadra di Primera Division uruguaiana, con la quale realizzerà 38 reti in 56 apparizioni.

Dall’Uruguay vola in Messico per giocare prima nei Diablos Rojos di Toluca e successivamente nei Tiburones Rojos di Coatzacoalcos, dove esplode in termini di reti segnate e prestazioni.
Il suo nome, in Messico e soprattutto in patria, inizia a circolare. Il commissario tecnico della Celeste, la nazionale uruguaiana, decide di chiamarlo per la sfida contro il Messico nel 2005.

Era il 2005, ero appena passato al Toluca. Avevo 21 anni e naturalmente ero felicissimo. Indossare la maglia di una nazionale con un grande storia come la nostra è qualcosa di fantastico. Sono entrato a metà del secondo tempo la posto di una leggenda come il Loco Abreu. Purtroppo ho giocato solo quel match con la Celeste

Il passaggio di consegne alla guida tecnica tra Fossati e Tabarez, unitamente all’esplosione di giocaotori come Forlan, Cavani e Suarez, fa sì che per lui non ci sarà mai più posto in Nazionale, senza che questo arrivi a condizionare minimamente l’amore sconfinato per la maglia celeste.

Iniziano ad arrivare in Messico i primi emissari dall’Europa: per l’Italia l’unico ad arrivare è un osservatore della Triestina, che gli dice di averlo visionato a lungo, tramite videocassetta, e di essere interessato alle sue prestazioni. Gli mette davanti un contratto, insieme alla prospettiva di sbarcare in Europa. Granoche, già in possesso di passaporto italiano in virtù di un bisnonno di Arenzano, non ci pensa un secondo ed accetta.

E’ il 2007 e la Triestina, iscritta al campionato di serie B, sta cercando un attaccante che risolva i problemi in attacco patiti la stagione precedente. Nessuno sa chi sia Granoche, né da dove venga. Un giornalista, dovendo presentare l’acquisto, scrive “E’ arrivato il Diavolo Rosso del Toluca”, in riferimento al nome Diablos Rojos con il quale è conosciuta la squadra messicana. Da quel momento in poi Granoche sarà per tutti El Diablo.

Non è un soprannome che lo convinca particolarmente, almeno all’inizio, ma vedendolo giocare sembra proprio calzargli a pennello. Il Diavolo: abituato a muoversi nell’ombra, con fare circospetto per poi poi colpire, quando meno te lo aspetti. Non è forse il modo di interpretare il ruolo di centravanti di Pablo Granoche?

E’ forte fisicamente, dotato di una buona tecnica di base ed in area di rigore si muove con maestria, alla costante ricerca dello spazio da attaccare per anticipare il difensore avversario. Di testa è una sentenza. Dopo la prima stagione in maglia alabardata, condita da 24 reti in 38 presenze, nessuno si domanda più chi sia quel capellone venuto da lontano. El Diablo ha fatto breccia nel cuore di tutti, senza parlare, solamente a suon di gol che, nel caso di un attaccante, valgono più di mille parole. La seconda stagione, complice un infortunio che lo condizionerà per buona parte dell’anno, non è all’altezza della prima ma è comunque sufficiente perché un club di serie A decida di scommettere su di lui.

E’ il Chievo Verona la squadra che lo porta nella massima serie, in cui però il Diavolo sembra smarrirsi. Non è dato sapere il motivo ma ci sono giocatori che per rendere hanno bisogno della loro dimensione, di trovare una piazza, un tipo di calcio a loro congeniale per potersi esprimere al meglio. Verona e la serie A non sono quelle adatte a Granoche, che ci riprova anche a Novara senza peraltro ottenere miglior fortuna.

L’inferno del Diavolo, ovvero l’habitat naturale, è la serie B: è qui che si sente a casa, è in questo contesto che riesce ad esprimere tutto il proprio potenziale.
A Varese, arrivato nel mercato invernale, torna ad ottimi livelli, attraversa fugacemente Padova e Cesena, ma è solo a Modena, in quella che considera la sua seconda casa, che il Diablo si scatena, sulle note della canzone dei Litfiba che parte dagli altoparlanti del Braglia, ad ogni suo gol realizzato.

Con la maglia dei Canarini, nella sua prima stagione, vince la classifica di capocannoniere e grazie ai suoi gol, uno dei quali realizzato nel play out contro la Virtus Entella, il Modena mantiene la categoria.
Diventa anche il calciatore straniero ad aver realizzato più gol in serie B, superando un altro mostro sacro come Jeda.
Dopo due anni in Emilia, con 36 reti totali realizzate, El Diablo passa allo Spezia, squadra nella quale milita dall’inizio di questa stagione.

Capelli lunghi al vento e fascetta in fronte, un look che ricorda quello di Gabriel Omar Batistuta, suo idolo di sempre nonostante la rivalità tra Uruguay e Argentina, sempre molto sentita da entrambe le parti.
A 34 anni Pablo Granoche è ancora più vivo che mai: non fa rumore, per 90 minuti puoi persino non vederlo, ma se c’è da piazzare la zampata giusta, in area di rigore, puoi scommettere su di lui ad occhi chiusi. Come cantava il buon Piero “Ahh mama mia El Diablo

Anche se non giocava nel mio ruolo, mi è sempre piaciuto Paolo Montero per il suo grande carisma. Vederlo giocare con la Celeste, mi emozionava

Paolo Vigo
Twitter:@Pagolo

Related Posts

Iago Aspas, una maglia cucita sulla pelle

2017-03-22 18:42:16
delinquentidelpallone

8

Mourinho ha un nuovo soprannome!

2017-03-22 17:27:00
delinquentidelpallone

8

I calciatori con più presenze nella storia del calcio

2017-03-22 10:42:47
delinquentidelpallone

8

10 buoni motivi per non odiare la pausa nazionali

2017-03-22 10:24:17
delinquentidelpallone

8

10 giocate di Ronaldo da giovane che ti faranno impazzire

2017-03-21 11:39:48
delinquentidelpallone

8

La prima maglia della Juventus per il 2017/18

2017-03-20 20:48:47
delinquentidelpallone

8

I 10 calciatori che hanno fatto più assist quest’anno

2017-03-20 15:31:32
delinquentidelpallone

8

Kylian Mbappé non si ferma più

2017-03-20 14:44:58
delinquentidelpallone

8