Ode al libero di terza categoria Ode al libero di terza categoria
Il calcio è una manifestazione così viscerale del nostro essere e una credenza così radicata nell’animo di questo maledetto Paese chiamato Italia perchè ha... Ode al libero di terza categoria

Il calcio è una manifestazione così viscerale del nostro essere e una credenza così radicata nell’animo di questo maledetto Paese chiamato Italia perchè ha la capacità di farci sognare. La capacità di prenderci fin da quando siamo piccoli, da quando abbiamo completato da poco la nostra evoluzione da quadrupedi a bipedi smettendo di gattonare. Da quando nostro padre, nostro zio, il nostro fratello maggiore hanno preso quella cosa rotonda e ce l’hanno buttata tra i piedi.

Da quel momento, iniziamo a sognare tutti, irrimediabilmente. Il sogno, quasi sempre, ci vede buttare il maggior numero possibile di palloni alle spalle di incolpevoli portieri, e ci vede festeggiare tra la folla in tripudio. Poi, siccome crescendo impariamo a conoscere quanto infausta possa essere la vita, e quanto sia importante scendere a compromessi con i nostri sogni, diventiamo il libero titolare della squadra di Terza Categoria del nostro quartiere.

Perchè si, i sogni sono belli, ma la realtà è altra. E la realtà, anche su un campo di calcio, è fatta di cose concrete. Coincidenza vuole che su un campo di calcio poche cose siano più concrete di un libero di Terza Categoria intento a compiere il suo mestiere. La concretezza tipica dei gesti, delle azioni, delle parole, delle bestemmie che un buon libero di Terza Categoria tira su durante quei dannati 90 minuti. Si, perchè un libero di Terza Categoria che chiude una partita senza un’imprecazione ai propri compagni, al direttore di gara, al numero 9 avversario, agli dei del calcio e a quelli celesti, non è credibile.

Per fare il libero di Terza Categoria sono richieste poche cose, ma tutte fastidiosamente necessarie. Un phisyque du role adeguato allo scopo, vale a dire tonnellaggio massiccio e peso forma che flirta con la quintalata; una faccia tosta e una scorza dura temprata dalle avversità della vita; un vocabolario fornito quanto più possibile di parole ingiuriose; un odio generalizzato e represso verso il genere umano tutto. Si, perchè non è facile essere un libero di Terza Categoria.

Alle volte un buon libero di Terza Categoria può chiudere la partita avendo tirato più calci alle gambe del proprio diretto avversario che al pallone. Alle volte un buon libero di Terza Categoria può sembrare una statua, con quella mano perennemente alzata e quell’invocazione sicura, infallibile, dannatamente piena di sé: “Signore, è fuorigioco!”. Alle volte un buon libero di Terza Categoria la partita non la finisce nemmeno, perchè se fa il suo sporco dovere, un paio di cartellini gialli a partita non glieli toglie nessuno. E, sfiga, quello che ha scritto le regole di questo sport ha deciso che con due cartellini gialli la doccia la si va a fare anzitempo. E non è detto che sia un male, che magari in questo campo sportivo dell’anteguerra l’acqua calda finisce prima.

 

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro