Una rivalità intensificatasi con il passare del tempo. Le città di Nottingham e Derby distano soltanto 26 chilometri, eppure il loro è un antagonismo...

Una rivalità intensificatasi con il passare del tempo.

Le città di Nottingham e Derby distano soltanto 26 chilometri, eppure il loro è un antagonismo che inizialmente non aveva le proporzioni attuali.
Sul finire del 1800, infatti, Derby possedeva 3 squadre -Derby County, Derby Junction e il Derby Midland- mentre Nottingham aveva in Nottingham Forest-Notts County la maggiore rivalità locale.

Persino quando il Derby Junction fallì e venne integrato nel Derby County, le animosità tra i due club restarono su livelli non certo degni di nota.
L’inimicizia tra le due squadre e le due tifoserie non è dunque quella che si potrebbe definire una rivalità storica: nonostante una finale di FA Cup che le vide opposte nel 1898, con una vittoria del Forest per 3-1, fino agli anni ’60 le alterne vicende delle squadre avevano fatto sì che tra di esse si fossero registrate tutto sommato poche partite.

La goccia che fece traboccare il vaso.

Dopo 64 anni di attesa, nella stagione 1969-70, la sfida tra Forest e Derby tornò a essere protagonista nel campionato di First Division. Fu proprio negli anni ’70 che la rivalità esplose a causa del passaggio di Brian Clough (di cui parleremo più avanti) dal Leeds al Nottingham. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il manager aveva in precedenza allenato anche il Derby County, sua squadra del cuore della quale era stato pure giocatore.
L’inimicizia tra i tifosi di Forest e Derby aveva molto più a che fare con la reciproca convinzione di essere stati la squadra della vita del tecnico inglese, piuttosto che con la vicinanza geografica tre le due città.

Questo evento si unì al fatto che nessuno dei due club aveva veri e propri rivali storici (Derby è una one team city, mentre il Notts County non è mai stato preso seriamente come avversario dai tifosi del Forest) e contribuì in maniera determinante al nascere di quella che al giorno d’oggi è la più sentita faida sportiva in Championship.

Ad acuire ancora di più la rivalità, in tempi recenti concorsero due fatti particolarmente indigesti a entrambe le tifoserie che riguardarono i manager Billy Davies e Nigel Clough, figlio di Brian. Il primo fu esonerato dalla dirigenza del Derby nel 2007 e due anni dopo venne ingaggiato dal Forest, decidendo, tra l’altro, di portare con sé alcuni giocatori che aveva allenato nella vecchia squadra.
Nigel, al contrario, finì sotto contratto con il Derby County nel 2009, in un trasferimento inverso rispetto a quello compiuto dal padre 34 anni prima.

Taylor e il coltello girato nella piaga.

A mettere uno dei chiodi più robusti alla palizzata d’odio che divide le due tifoserie fu un altro personaggio mitico dal nome Peter Taylor. Dopo aver annunciato il suo ritiro alla fine del campionato 1981-82, e avere conseguentemente abbandonato l’amico di sempre Brian Clough e il Nottingham Forest, accettò un po’ a sorpresa la proposta di diventare manager del Derby County, dove rimase fino alla fine della stagione 1983-84. Egli convinse John Robertson, ala sinistra decisiva nei successi del Forest e molto cara a Brian Clough, ad abbandonare il Nottingham per seguirlo nella nuova avventura. Oltre che i tifosi del Forest – il cui amore nei confronti di Taylor fu macchiato dalla sua decisione – questo gesto offese mortalmente anche lo stesso Brian Clough, segnando la fine dell’amicizia pluridecennale tra i due.

La vicenda Clough.

Un qualsiasi appassionato di calcio inglese, pensando a Nottingham Forest e Derby County, ricorderà sicuramente le gesta di Brian Howard Clough, manager inglese che tra gli anni ’60 e ’90 si impose in Inghilterra, rivoluzionando un calcio legato alle tradizioni come quello dell’epoca attraverso novità che si tramutarono in una lunga serie di successi.
Nato nella proletaria Middlesbrough il 21 marzo 1935 da una famiglia operaia, secondo di otto figli, Brian Clough giocò per diversi anni nelle fila di Middlesbrough e Sunderland, segnando un totale di ben 251 in 274 partite nel giro di 9 anni. Proprio con la maglia dei Black Cats si infortunò gravemente al ginocchio nel 1964; questo evento lo costrinse ad abbandonare il calcio giocato, ma gli aprì al tempo stesso le porte dell’attività manageriale che ne avrebbe fatto una figura leggendaria di lì a poco.

Nel 1967, insieme all’amico e osservatore Peter Taylor conosciuto ai tempi del Boro negli anni ‘50, Clough finì sotto a soli 32 anni sotto contratto con il Derby County, sua squadra del cuore, che allora navigava in pessime acque in Second Division. Il loro impatto fu devastante: nel 1968-69 avvenne la promozione in First Division, mentre nel 1971-72 i Rams sollevarono il loro primo titolo nazionale in 88 anni di storia. Nella stagione seguente, il Derby arrivò a giocarsi la Coppa dei Campioni, ma fu eliminato in semifinale dalla Juventus. Decisivo si rivelò il 3-1 dell’andata giocata a Torino che i Rams non seppero ribaltare al ritorno, impattando sullo 0-0. Clough non digerì il beffardo ko in terra italiana, lamentando una partita truccata in favore dei bianconeri e rifiutandosi di parlare con la stampa italiana: “No cheating bastards will I talk to; I will not talk to any cheating bastards!” (Non voglio parlare con nessun bastardo impostore).

Le quotazioni della coppia Clough-Taylor al County iniziarono a calare presso la dirigenza, per via dei contrasti tra il manager e il presidente Sam Longson e per il ruolo non ben definito di Taylor nel management del club. Questi dissidi portarono i due a rassegnare le dimissioni e a provare la successiva esperienza nel modesto Brighton & Hove Albion, club di Third Division. L’avventura non fu però esaltante e Clough abbandonò alla fine della prima stagione, mentre Taylor rimase alla guida del club in qualità di allenatore, prendendo il posto dell’amico.

Nell’estate del 1974 accadde uno degli episodi più famosi e controversi nella storia di Clough: il Leeds United, squadra da lui detestata per il gioco sporco e l’assenza di fair play, era rimasto orfano di Don Revie, passato ad allenare la nazionale inglese, e pensò bene di offrire la panchina a Clough. Una scelta davvero incomprensibile, come lo fu ancor di più la decisione del manager di accettare l’offerta. Il 20 luglio 1974 iniziò così la sua avventura nel nuovo club, durata la bellezza di soli 44, maledetti giorni (da cui David Peace prese spunto per il suo libro “Il maledetto United”, riprodotto poi sul grande schermo dal regista Tom Hooper).

Signori, tanto vale che ve lo dica subito. Voialtri potete anche aver vinto tutti i trofei nazionali e qualcuno di quelli europei, ma per quanto mi riguarda la prima cosa che potete fare per me è prendere tutte le vostre medaglie e tutte le vostre presenze in nazionale e tutte le vostre coppe e tutte le vostre targhe e buttarle nel più grosso fottuto cestino che riuscite a trovare, perché non ne avete vinta nemmeno una onestamente. Lo avete fatto sempre giocando sporco, cazzo.

Questo fu il biglietto da visita con cui Clough si presentò ai suoi giocatori nel giorno del primo allenamento, chiarendo fin da subito tutti i sentimenti che provava verso la sua nuova squadra. Durante questa sua brevissima permanenza, egli volle imporre quella disciplina e quel rispetto degli avversari che fino ad allora erano sempre mancati, introducendo anche un nuovo stile di gioco: palla bassa, fraseggio, tecnica, spettacolo, correttezza. Tutto il contrario del giammai digerito football Revieano che del lancio lungo e della durezza faceva il proprio credo. Tuttavia, l’odio che provava nei confronti della squadra,la sua abitudine di condurre trasferimenti senza consultare i vertici della dirigenza e i pessimi risultati maturati dopo sole 7 partite, indussero il presidente del Leeds a sollevarlo dall’incarico. Ma Clough ne uscì in grande stile, ricevendo come clausola per la rescissione 25mila sterline, il pagamento delle sue tasse sulla propria casa a opera della società e una Mercedes. I problemi con l’alcool e il tabacco iniziarono intanto a farsi sentire e a indebolirne la salute, ma il meglio doveva ancora venire…


I
l fatidico 6 gennaio 1975, Clough e Taylor si ricongiunsero alla guida del Nottingham Forest, squadra della Second Division di cui presero il comando a stagione in corso. Il contesto era quello di una città industriale, profondamente colpita dalla crisi economica e sociale. Gli scioperi si susseguivano (appoggiati anche da Clough, dichiaratamente di sinistra e iscritto al Partito Laburista) e il calcio era una valvola di sfogo per i tifosi appartenenti al proletariato cittadino. E proprio al Forest il duo Clough-Taylor riscrisse la storia e divenne un mito: nel 1976-77 il club arrivò terzo e fu promosso in First Division, per poi vincere il primo e unico titolo nazionale nella stagione successiva con ben quattro giornate di anticipo sul Liverpool. Arrivarono poi il Community Shield nello stesso anno e due Coppe di Lega consecutive. In competizioni nazionali il Nottingham raggiunse ben 42 partite di fila senza sconfitte (record battuto solo dall’Arsenal degli Invincibles nella stagione 2003-04).

Ma la vera sfida era in Europa, palcoscenico in cui si verificò il miracolo sportivo firmato da Clough e Taylor. Per due annate consecutive, il Forest ottenne altrettante Coppe dei Campioni, rispettivamente contro il Malmo nel 1978-79 e l’Amburgo nel 1979-80. Il mito era diventato leggenda. Clough raggiunse l’apice della sua carriera sportiva e iniziò a questo punto una lenta quanto inesorabile discesa verso la normalità. Gli anni a seguire furono di ordinaria amministrazione per il Nottingham: arrivarono ancora due Coppe di Lega (1988-89 e 1989-90) e altrettante Full Members Cup (torneo indetto nel periodo in cui le squadre inglesi vennero squalificate da tutte le competizioni europee per via dei tragici fatti dell’Heysel). Nel frattempo Peter Taylor –nonostante avesse annunciato il ritiro alla fine del campionato 1981-82 e la separazione da Brian Clough e dal Nottingham Forest- accettò la proposta di diventare manager del Derby County, dove rimase fino alla fine della stagione 1983-84. Egli convinse inoltre John Robertson, ala sinistra decisiva nei successi del Forest e molto cara a Clough, ad abbandonare il Nottingham per seguirlo nella nuova avventura. Il loro sodalizio si interrupe così bruscamente nel 1980, ponendo fine a un’amicizia pluridecennale. Clough partecipò al funerale di Taylor nel 1990, dopo 10 anni di indifferenza reciproca. La sua reazione all’annuncio della morte del vecchio amico fu un lungo silenzio seguito da un pianto sincero quanto disperato. Con voce commossa, in occasione di una celebrazione a Nottingham, ebbe modo di ricordare l’amico perduto: “Ho solo un rimpianto oggi ed è che il mio amico non sia qui con me”.

I 14 anni successivi alla vittoria della seconda Coppa dei Campioni furono avari di soddisfazioni e vissuti nell’anonimato. Nella stagione 1988-89, il Nottingham giunse in semifinale di FA Cup e affrontò il Liverpool: quel 15 aprile 1989, allo stadio di Hillsborough, a distanza di appena 5 anni dalla tragedia dell’Heysel, persero la vita ben 96 tifosi dei Reds, schiacciati contro le recinzioni del terreno di gioco. Dopo la partita, Clough si lasciò andare a dichiarazioni veementi contro i tifosi del Liverpool, diventando il bersaglio principale di stampa ed opinione pubblica.

La morte dell’ex amico Peter Taylor, la tragedia di Hillsborough con le conseguenti polemiche in seguito alle sue dichiarazioni post partita, ma soprattutto il dolore per la morte di 96 giovani tifosi, lo provarono più di ogni altra cosa. Il declino a livello sportivo era quindi questione di tempo e si concretizzò il giorno 8 maggio 1993: ventiduesimo posto in Premier League (nata l’anno precedente), retrocessione in First Division (figlia delle vecchia Second Division) e addio di Brian Clough dopo ben 18 anni alla guida del club. Fine di un’era. I problemi con l’alcol –che lo accompagnarono a lungo nel corso della sua vita- gli causarono un cancro allo stomaco, causa della morte avvenuta a Derby il 20 settembre2004 all’età di 69 anni.

Dal momento dell’addio del manager che lo rese grande in Inghilterra e in Europa, il Forest non toccò più i fasti della gestione Clough, finendo addirittura in Terza Divisione prima di rimontare nell’attuale Championship. Ed è qui che sabato Nottingham Forest-Derby County si sfideranno, nel segno di Brian Howard Clough, quello spregiudicato, sprezzante e superbo allenatore che unì e divise al tempo stesso Forest e Rams, facendo miracoli alla guida della sua squadra del cuore ma compiendo un assoluto capolavoro sulla panchina dei rivali. Un manager tra i più bravi, vincenti e controversi di sempre che scatenò una delle rivalità più accese d’Inghilterra, “colpevole” di aver ottenuto risultati incredibili da una parte e dall’altra. Di essere stato storia, mito e leggenda sia al Derby che –soprattutto- al Nottingham. Disse Victor Hugo: “Storia e leggenda sono accomunate da una stessa finalità: tratteggiare l’uomo eterno attraverso gli uomini caduchi”. E il ricordo di Clough, football genius e innovatore di un calcio legato alle tradizioni, è racchiuso alla perfezione in queste parole.

Dal 2007 viene messo in palio in sua memoria durante ogni incontro tra Nottingham Forest e Derby County il Brian Clough Trophy, una coppa nata per iniziativa del Brian Clough Memorial Fund e della vedova Barbara, avente carattere ufficiale. Solo la prima edizione del trofeo fu una partita organizzata appositamente, consistente in un’amichevole a scopo benefico, mentre in tutte le altre occasioni il trofeo è stato messo in palio in ogni incontro ufficiale tra le due squadre, di coppa o di campionato. In caso di pareggio, il trofeo rimane alla squadra che lo detiene all’inizio della partita.
La coppa è d’argento, molto vecchia e risalente alla fine dell’ 800, sulla cui cima del coperchio è stata aggiunta la figurina di Clough.

Le prime sfide.

La prima partita si disputò nel 1892 al Racecourse Ground di Derby e vide la vittoria del Nottingham per 3-2. Il Forest era alla sua prima partecipazione al massimo campionato inglese, sebbene si trattasse di un club molto più vecchio dei Bianchi di Derby.
Fino al 1906, con le squadre impegnate nel massimo campionato, gli incontri si svolsero regolarmente, ma in quell’anno il Forest fu retrocesso; tra guerre e alterne vicende delle squadre, fino a tutti gli anni ’60 il derby delle East Midlands si tenne solo altre 12 volte, tutte in seconda divisione, con l’aggiunta di quattro sfide in FA Cup.

Una fase di stallo.

Dopo un periodo in cui molti tifosi del Forest ponevano il Liverpool come il più acerrimo rivale -a causa degli scontri degli anni ’70 e ’80- il divaricarsi dei destini delle due squadre e la pacificazione avvenuta sui tremendi fatti di Hillsborough (quel maledetto 15 aprile si giocava la semifinale di FA Cup proprio tra Reds e Forest), restituì al Derby il ruolo di nemico pubblico numero uno: al giorno d’oggi, il 98% dei tifosi di entrambe le squadre indica nei reciproci rivali il peggior nemico contro cui vi è più soddisfazione nel vincere.
Secondo un recente sondaggio, l’East Midlands Derby costituisce l’11° antagonismo nel Football d’Oltremanica, rendendo i match tra i due club unici, elettrizzanti e senza esclusione di colpi.

L’odio profondo tra le due tifoserie.

La faida tra i supporters dei due club è spesso puntellata da episodi molto cruenti: negli anni ’80, i tifosi del Derby e del Leicester, dopo le partite contro il Forest, organizzavano spesso vere e proprie cacce all’uomo nei confronti dei tifosi Rossi nel centro di Nottingham e nel 2009 i sostenitori del Forest fecero trovare teste di pecora mozzate fuori da alcuni pub di Derby.

Le origini del Nottingham Forest.

1865: nasce il Nottingham Forest Football Club per mano di un gruppo di giocatori di quello che è oggi l’hockey su prato.
1899-1890: il club diventa professionista.

Soprannome, stemma e divisa.

Il nickname più famoso del club è Forest, semplice abbreviazione del nome completo. Accanto a questo ne esiste un altro, forse un po’ meno celebre ma altrettanto caratteristico: si tratta di Garibaldi Reds, nomignolo scelto in riferimento alla casacca del club, a sua volta ispirata alle Camicie rosse guidate da Giuseppe Garibaldi nel 1843.

L’attuale crest del Nottingham Forest fu adottato nel 1974 e rappresenta un albero in primo piano (non in riferimento alla foresta di Sherwood, come verrebbe da pensare, ma a quella del Forest Recreation Ground dove il club giocò nei primi anni di fondazione ), alla cui base sono disegnate tre onde per simboleggiare il fiume Trent che costeggia lo stadio. Sotto alle stesse, compare infine la dicitura Forest.
Prima di quella data, a partire dal 1945 apparve sulle maglie da gioco il simbolo della città di Nottingham, utilizzato con regolarità sin dal 1959 e successivamente mutato nel 1970 nel logo che fece da base per tutti gli stemmi a venire, compreso quello attuale.

Il colore sociale del club è il rosso dal lontano 1865, anno in cui il Nottingham Forest vide la luce. I vertici della società scelsero questo colore in onore del famoso generale italiano Giuseppe Garibaldi che guidava le Camicie rosse. Il Forest fu inoltre il primo club ad assumere il rosso come tonalità per le proprie divise e fu anche colui che donò un kit con il proprio colore all’Arsenal, squadra nata nel 1886.

Stadio.

Il Nottingham Forest cambiò parecchi stadi nel corso della sua lunga esistenza. Il primo terreno di gioco fu il Forest Recreation Ground, adoperato dal 1865 al 1879. In quell’anno il club si trasferì al The Meadows, ma decise di disputare i match con maggiore affluenza di pubblico al Trent Bridge, che divenne casa ufficiale del club nel 1880. Nel 1882 il Forest traslocò ancora, questa volta nell’area di Lenton, dove edificò un nuovo impianto chiamato Parkside, ristrutturato nel 1885 al prezzo di 500 sterline. Cinque anni dopo fu la volta del Town Ground, costruito per un costo di 1000 sterline ma poi abbandonato nel 1898 in favore del City Ground, attuale impianto del Nottingham Forest scelto allora per via della sua elevata capienza. Lo stadio sorge sulle riva del fiume Trent e, contrariamente al nome, si trova in periferia e non nel centro cittadino. La scelta di nominarlo City Ground nacque per commemorare l’evento che vide l’assegnazione dello status di City a Nottingham nel 1897. E tanto per rimarcare ancor di più l’unicità delle realtà inglesi, dall’altro lato del fiume si scorge Meadow Lane, stadio di proprietà dei rivali cittadini del Notts County, distante solo 275 metri.
Oggigiorno City Ground, la cui capienza è di 30.576 posti a sedere, è una struttura che risente parecchio degli oltre cent’anni di esistenza, ma non per questo priva di fascino soprattutto per via della suggestiva collocazione.
L’atmosfera che si respira al suo interno rimane comunque una delle migliori d’Inghilterra e in particolare della Championship, anche se al tempo della militanza in First Division il supporto dei tifosi era nettamente migliore.

Tifosi.

I supporters del Nottingham Forest hanno sempre mostrato una grande lealtà nei confronti della società: negli anni in cui arrivarono le due Coppe dei Campioni era facile andare allo stadio, ma anche adesso in Championship si verifica una grande partecipazione collettiva, pur non essendoci più il clima festoso di un tempo.
Il gruppo di hooligans del Forest, la Forest Executive Crew, fu protagonista di numerose risse, soprattutto con i rivali del Derby, senza mai tirarsi indietro di fronte a uno scontro.
Molti incidenti avvennero anche con il Liverpool, specialmente durante gli anni ’70 e’80, periodo in cui i Garibaldi Reds e i Reds di Anfield erano assoluti padroni della scena nazionale inglese.
Il 29 marzo 2010 ci furono tafferugli tra 6 supporter del Derby contro altrettanti del Forest. Fu considerato colpevole, e promotore degli scontri, il 49enne Ian Alvaston Innes, il quale ricevette una condanna di 20 mesi e una reclusione dai campi di gioco inglesi e gallesi di addirittura 10 anni.

Le origini del Derby County.

1884: fondazione del club come succursale di una squadra di cricket per permettere ai giocatori di praticare uno sport all’aperto anche nei mesi invernali.
1888: il Derby County è uno dei membri fondatori della Football League.

Soprannome, stemma e divisa.

Il Derby County ha come nickname The Rams (gli arieti), come omaggio al First Regiment of Derbyshire Militia che nel 1855 adottò un ariete come mascotte per le ballate del proprio reggimento.

Lo stemma cambiò diverse volte nel corso del tempo: il primo, creato nel 1925, era formato da uno scudo circolare diviso in 3 parti uguali, che rappresentavano il club, i tifosi e la zona di appartenenza. Comparivano anche alcuni elementi caratteristici della città di Derby, come la rosa Tudor, una corona e la testa d’ariete.

Nel 1934 venne introdotto un nuovo stemma: il crest era sempre composto da uno scudo diviso in 3 parti, ma il cervo nel parco era stato rimosso, con la corona e la rosa a occupare un posto ciascuno, mentre la testa dell’ariete campeggiava nella sezione più grande.
L’ultimo simbolo del club, adottato nel 1971 e attualmente in uso –seppur con qualche modifica rispetto al passato- è assai diverso: il logo era inizialmente costituito da un ariete bianco stilizzato rivolto verso sinistra, successivamente accompagnato dalla scritta Derby County F.C introdotta nel 1979. La dicitura divenne in seguito costituita da lettere dorate nel 1997, mentre dieci anni dopo tutto lo stemma fu racchiuso all’interno di un cerchio.
Nel 2012 avvenne l’ultima modifica, caratterizzata da una sorta di ritorno alle origini e dalla ricomparsa del crest del 1971.

I colori originari del club erano l’ambrato, il marrone e il blu, ma già a partire dal 1897 si adottarono gli attuali bianco per la maglietta e nero per i pantaloncini, tuttora colori sociali del Derby County. Una leggere eccezione si ebbe negli anni ’70 e ’80, quando il club vestì per le gare casalinghe magliette bianche con piccoli tocchi di blu o rosso, calzoncini blu e calzettoni a loro volta blu, rossi, bianchi o una combinazione dei tre colori.

Stadio.

Il Derby County disputò dapprima le proprie gare casalinghe al Racecourse Ground dal 1884 al 1895, passando poi al Baseball Ground fino al 1997, prima di trasferirsi all’attuale impianto chiamato Pride Park Stadium.
I motivi di questo cambiamento furono molteplici: a causa del rapporto Taylor, emanato in seguito alla strage di Hillsborough del 1989, il Baseball Ground (come tutti gli stadi inglesi) dovette ridurre i posti rendendoli solo ed esclusivamente a sedere (eliminando le terraces, dove prima si assisteva in piedi alle partite). Inoltre, nella stagione 1994-95 lo stadio ridusse i posti arrivando a quota 17.500, non abbastanza per l’allora ambizioso club di Second Division.
Un altro problema si presentò con i componenti in legno del terreno (considerato inaccettabile dopo il disastro di Bradford nel 1985) e nel febbraio 1996 il club prese la decisione di trasferirsi altrove.
Il Derby County si spostò così al Pride Park Stadium nel 1997. La sua capacità è di 33.502 posti a sedere ed è il sedicesimo per capacità in Inghilterra e il ventesimo nel Regno Unito.

Tifosi.

Gli hooligans del Derby County vengono chiamati con il nome di Derby Lunatic Fringe (DLF) e sono attivi dai tardi anni ’70. Non sono considerati tra i gruppi più pericolosi del Paese, ma in occasione del derby con il Forest non esitano a cercare lo scontro con i rivali.
Passionali, caldi e sempre al sostegno della squadra sono le qualità che meglio caratterizzano la tifoseria del Derby County, capace di riempire sempre il proprio stadio da più di 30mila posti avendo una popolazione cittadina che non supera le 235mila unità.

Sezione Curiosità.

Il 67enne Stuart Astill non perdeva una partita del Forest dal 1973, quando fece il testimone a un matrimonio. Da allora, questo fedelissimo sostenitore dei Rossi ha visto 1786 incontri di fila, per un totale di 2.534 dal 1956 ad oggi.
Nemmeno un’infezione al piede lo aveva tenuto lontano dalla sfida casalinga con il Brighton il sabato prima di pasqua, ma i medici gli hanno proibito la trasferta di Burnley di due giorni dopo: quel piede andava operato, quindi niente stadio.

Il trofeo più bizzarro conservato nella bacheca del Derby County è uno di quei grossi bicchieri di plastica nei quali in Inghilterra si usa mettere il caffè e il cappuccino da asporto. È un cimelio “conquistato” nel corso di una partita tenutasi nel marzo del 2004, in una situazione piuttosto drammatica, dato che entrambe le squadre stavano lottando per rimanere in Seconda Divisione. La gara, disputatasi al Pride Park e finita 4-2 per il Derby, fu decisa anche dal fatto che il portiere del Forest scivolò proprio su questo bicchierone, gettato in campo da un tifoso dei Rams, mentre stava raccogliendo un pallone in area, mancando così clamorosamente la presa; la sfera finì a Peschisolido che, a porta sguarnita, siglò il 2-0. Non fu certo un comportamento da gentleman il suo, visto che il gesto suscitò parecchie polemiche nel dopogara.
Archiviata in seguito la proposta iniziale di vendere all’asta la “Coffee Cup” per raccogliere fondi per una statua in memoria di Bloomer, la società del Derby County decise di inserire la Coppa di plastica tra i trofei d’argento, gesto che rende bene l’idea dei rapporti non certo amichevoli tra le due squadre.

Bibliografia consigliata.

Per chi volesse ulteriormente conoscere le vicende di Brian Clough al Derby County, esiste un libro che fa al caso suo. Si tratta del romanzo “Il maledetto United” di David Peace, da cui è stato tratto anche l’omonimo film.

La storia, un mix tra finzione e realtà, descrive parallelamente le avventure di Clough al Derby County e al Leeds United, club dove vi restò appena 44 giorni (da cui deriva appunto il nome dell’opera).

Scritto in prima persona, come se l’autore si fosse immedesimato in Clough, nelle pagine del libro emerge chiaramente lo spirito del manager e l’amore per i propri ragazzi del Derby, a cui fa da contraltare l’odio provato verso i giocatori del Leeds e l’ossessione perenne con il loro precedente manager Don Revie.

I numeri dell’East Midlands Derby:

Incontri totali: 136

Vittorie Nottingham Forest: 48

Pareggi: 32

Vittorie Derby County: 56

I trofei a confronto:

Nottingham Forest:

1 Titolo d’Inghilterra

2 Coppe d’Inghilterra

3 Coppe d’Inghilterra

1 Charity/Community Shield

2 Coppe dei Campioni

1 Supercoppa Uefa

Derby County:

2 Titoli d’Inghilterra

1 Coppa d’Inghilterra

1 Charity/Community Shield

a cura di Indro Pajaro e Luca Garino di teladoiolamerica