Nostalgia Canaglia: Pino Taglialatela Nostalgia Canaglia: Pino Taglialatela
Gli anni ’90 ci hanno regalato tantissime cose di cui sentiamo terribilmente la mancanza al giorno d’oggi. Tra queste possiamo annoverare una generazione di... Nostalgia Canaglia: Pino Taglialatela

Gli anni ’90 ci hanno regalato tantissime cose di cui sentiamo terribilmente la mancanza al giorno d’oggi. Tra queste possiamo annoverare una generazione di portieri italiani che non si è più vista in futuro: pensiamo ad esempio a Pagliuca, Peruzzi, Zenga, Toldo, Rossi ed un Buffon che stava spiccando il volo. Poi ce n’era un altro, dal nostro punto di vista fin troppo sottovalutato, che ci ha sempre fatto battere il cuore all’impazzata, Pino Taglialatela.

Giuseppe Taglialatela detto Pino nasce a Ischia il 2 gennaio 1969. Dopo i primi passi nella squadra della città natale, l’Ischia Isolaverde, passa al Napoli con cui approda in prima squadra come terzo portiere. Viene girato in prestito prima al Palermo e poi all’Avellino dove comincia a mettersi in mostra. Quello che balza subito agli occhi di chi lo osserva difendere i pali è la sua eleganza unita alla tecnica del gesto. E’ dotato inoltre di un grande istinto che gli permette spesso di intuire in anticipo le decisioni dell’attaccante arrivando a parare tiri che sembrerebbero impossibili da prendere. Prova a far ritorno al Napoli, fresco campione d’Italia, nel 1990 ma la presenza di Giovanni Galli è di quelle ingombranti e il giovane Pino fa fatica a ritagliarsi il suo spazio.

E’ di nuovo Palermo, sempre in prestito e poi Bari, dove si troverà molto bene fino ad essere quasi sul punto di trasferirsi in via definitiva al club pugliese. Ma l’aria di casa, si sa, è irresistibile e quando il Napoli lo chiama per comunicargli che la porta è tutta sua a Pino non sembra vero. Il giorno più bello di tutta la vita.

pinotaglialatela

Sono anni difficili per il Napoli che sta attraversando una brutta crisi finanziaria. Sul campo però le cose non vanno così male, anche grazie alle prestazioni di Taglialatela che rende la porta portenopea un fortino spesso inespugnabile. E’ in questi anni che sfodera le sue migliori prestazioni e ai quali si deve il soprannome Batman, con cui viene osannato da tutti i sostenitori azzurri. Si fa cucire su misura una divisa spettacolare con il simbolo del pipistrello, diventata un vero e proprio cimelio per i collezionisti.

A fine partita venivano tutti a chiedermi una maglia: capitani avversari, allenatori, persino arbitri e guardalinee. Credo di averne regalate almeno trecento

E’ anche in procinto di esser convocato in Nazionale, cosa che alla fine non avverrà mai. La sua straordinaria reattività tra i pali lo colloca tra i migliori portieri pararigori che si siano mai visti in circolazione. Neutralizza ben 11 dei 27 rigori calciati verso la sua porta, un dato incredibile. Tra i giocatori finiti imprigionati nelle sue ali troviamo fenomeni del calibro di Baggio, Signori e Ronaldo.

Ma il tempo a Napoli sta facendosi sempre più buio fino ad arrivare all’apocalisse della retrocessione del 1998. E’ l’11 aprile quando il Napoli retrocede matematicamente e l’immagine di Pino Taglialatela in lacrime sulla spalla di Cannavaro è indelebile nella memoria di ogni tifoso napoletano.

Dopo l’esperienza partenopea lo attendono tre anni sulle rive dell’Arno, a Firenze. Arriva per fare da vice a Francesco Toldo ed in tre anni raccoglierà solo 12 presenze. La parabola discendente è ampiamente cominciata, mancano solo gli ultimi titoli di coda a Siena, Benevento ed Avellino prima di poter tirare le somme su questo grandissimo interprete del ruolo.

Oltre al valore indiscutibile del calciatore è da sottolineare la sua grande correttezza ed umiltà nell’accettare logni decisione. Non si ricordano sue dichiarazioni fuori posto o sopra le righe, solo tantissima dedizione alla causa, qualunque essa fosse. Non sappiamo voi, ma noi un Pino Taglialatela a difendere i pali della nostra porta lo vorremmo sempre, a prescindere.

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