Nostalgia Canaglia: Maurizio Ganz Nostalgia Canaglia: Maurizio Ganz
Si possono girare città e cambiare le maglie, ma le abitudini sono dure a morire. Si può cambiare colore alle strisce che si indossano,... Nostalgia Canaglia: Maurizio Ganz

Si possono girare città e cambiare le maglie, ma le abitudini sono dure a morire. Si può cambiare colore alle strisce che si indossano, ma i vizi restano sempre gli stessi. Si può girare l’Italia continuando a fare il proprio dovere, come se fosse frutto di un appuntamento fisso. L’abitudine è quella del gol, il vizietto è quello di trafiggere i portieri avversari, l’appuntamento fisso è quello con il pallone a pochi metri dalla porta. Il protagonista è Maurizio Ganz, el segna semper lü.

Ganz nasce a Tolmezzo il 13 ottobre del 1968, e si forma nelle giovanili della Sampdoria. Con la maglia della squadra blucerchiata fa il suo esordio tra i grandi nel 1986. Poi, come tutti i giovani che devono farsi le ossa, inizia la trafila dei prestiti, trafila che lo porta a Monza, Parma e Brescia in Serie B. E proprio con la maglia delle Rondinelle vince il titolo di capocannoniere del torneo cadetto: con 19 reti si lascia alle spalle Totò De Vitis e Salvatore Campilongo.

Arriva a questo punto la chiamata importante dalla serie A. Sono gli odiati cugini bergamaschi ad accaparrarsi le prestazioni dell’attaccante di Tolmezzo, che nel frattempo ha preso sempre più confidenza con la porta.

A Bergamo Maurizio Ganz trascorrerà tre stagioni importantissime, in cui metterà a segno la bellezza di 37 reti. Inizia a diventare uno spauracchio per le difese avversarie. Lasciargli anche solo qualche centimetro di spazio significa firmare la propria condanna e andare a raccogliere il pallone in fondo al sacco. Così, nel 1995, anche le grandi si accorgono di lui. Massimo Moratti decide di portarlo all’ombra del Duomo regalandogli la maglia nerazzurra dell’Inter.

Segna 13 gol nella sua prima stagione, 11 nella seconda. Si fa notare soprattutto con le reti in Europa, dove vince la classifica cannonieri della Coppa Uefa nel 1997. Poi, però, a Milano sbarca Ronaldo, e per Ganz c’è sempre meno posto. Uno come lui ha bisogno di giocare e di ricevere palloni, cosa che con il brasiliano davanti è sempre più difficile. Simoni prova a farlo giocare esterno, ma Maurizio deve stare vicino alla porta, sentire il profumo del gol.

Nel dicembre del 1997 l’Inter lo cede. Ed è un trasferimento destinato a fare scalpore, perchè Ganz non vola lontano da Milano, cambia semplicemente spogliatoio di San Siro: si accasa infatti al Milan. E bastano pochi giorni per colpire al cuore i suoi vecchi tifosi. I rossoneri si impongono per 5-0 nel derby di Coppa Italia, e una delle reti la firma proprio Ganz, che esulta. E’ la rivincita del leone in gabbia, che, ferito dalla sua vecchia squadra, ruggisce e la graffia. Da quel momento, i tifosi nerazzurri non lo vedranno mai più di buon occhio.

L’anno successivo vince lo Scudetto con la maglia rossonera, segnando 4 reti, tutte decisive per il titolo. In particolare, quella del 3-2 contro la Samp a San Siro, complice una deviazione di Castellini, vale anche una picconata bella grossa alla retrocessione dei blucerchiati. Ancora una volta da ex, Ganz non perdona.

Dal 1999 incomincia a girare l’Italia: Venezia, di nuovo Bergamo, Firenze, poi fa tornare l’Ancona in serie A a suon di gol, preludio alla sfortunata e tragicomica esperienza dei marchigiani in A. Un anno a Modena, poi l’esperienza in Svizzera al Lugano. Nel 2006, a 38 anni, segna le ultime 10 reti della sua carriera in C2, alla Pro Vercelli, poi si ritira. Torna a tirare qualche calcio con la selezione della Padania, ai Campionati del Mondo delle nazioni non riconosciute. Trova il tempo di segnare al Regno delle Due Sicilie, alla Provenza e alla Lapponia, poi decide di smettere per davvero e iniziare la carriera in panchina. Con qualche puntata sulla sabbia del beach soccer, certo.

Persi nel calcio di oggi, in cui all’attaccante viene chiesto di fare il falso nueve, di pressare i difensori, di iniziare la manovra, di inventarsi terzino, rimpiangiamo con nostalgia i tempi in cui gli attaccanti erano quelli come Maurizio Ganz. Magari non proprio una gioia per gli occhi e per i gusti sopraffini, magari con l’eleganza dimenticata a casa. Ma quegli attaccanti come Maurizio Ganz, facevano una sola cosa, maledettamente bene: la buttavano dentro.

Il calcio non è come il ciclismo. Nel calcio non esiste mai la discesa, c’è solo la salita.

Related Posts

Come funziona l’allenamento di Maurizio Sarri

2019-07-12 13:35:25
delinquentidelpallone

18

Come giocherà la Juventus di Maurizio Sarri

2019-06-16 14:28:01
delinquentidelpallone

18

Quanto guadagnerà Maurizio Sarri alla Juventus

2019-06-15 11:52:42
delinquentidelpallone

18

Le parole di Maurizio Sarri sul suo futuro

2019-05-22 13:13:30
delinquentidelpallone

18

Ma cosa volete da Maurizio Sarri?

2019-05-10 10:09:06
delinquentidelpallone

18

La polemica di Maurizio Sarri contro la Premier League

2019-04-08 09:27:49
delinquentidelpallone

18

La polemica di Maurizio Sarri con i tifosi del Chelsea

2019-03-30 09:20:37
delinquentidelpallone

18

Maurizio Sarri potrebbe rischiare grosso

2019-03-20 08:47:09
delinquentidelpallone

18

Luka Modric e la nostalgia di Cristiano Ronaldo

2019-03-05 08:59:39
delinquentidelpallone

18