Il calcio è il gioco più bello del mondo, noi dubbi non ne abbiamo. Solo che, fino a qualche anno fa, per quelli come...

Il calcio è il gioco più bello del mondo, noi dubbi non ne abbiamo. Solo che, fino a qualche anno fa, per quelli come noi dal cuore romantico, il calcio era tutta un’altra cosa. Prima dell’avvento delle pay tv, dei social network, del calcio moderno, questo gioco era tutta un’altra cosa. Era tutta un’altra magia.

Per questo abbiamo raccolto le 10 cose del calcio di una volta che ci mancano da morire. E abbiamo fatto fatica a rimanere composti.

Le divise da gioco

Prima che il calcio finisse nelle mani di improvvidi stilisti a caccia della novità rivoluzionaria, prima che le seconde e terze maglie diventassero terreno di esplorazione per esperimenti temerari, dall’utilizzo di colori fluo, al mimetico, allo sconvolgimento dei simboli tradizionali delle nostre amate divise, le maglie da calcio erano un oggetto di culto.

Divise larghissime, colori che non cambiavano quasi mai, sicurezze intramontabili. Fino a una decina di anni fa l’attaccamento alla maglia era anche questione di divisa.

I campionati equilibrati

C’era una volta la serie A delle Sette Sorelle. Campionati equilibratissimi in cui anche le prime della classe potevano perdere punti sui campi delle squadre in lotta per non retrocedere. Campionati incerti fino all’ultimo in cui finchè la matematica non aveva espresso le sue sentenze non si poteva mollare di un attimo l’attenzione.

Con tutto il rispetto per la Juventus dei quattro scudetti in fila, ci manca da morire l’incertezza di attendere l’ultima giornata per sapere chi si porterà a casa il tricolore. Forse, quest’anno, saremo comunque accontentati in questo senso…

Le provinciali

Oggi la favola di una provinciale significa arrivare in serie A, e magari rimanerci. Qualche anno fa, invece, il Chievo di Del Neri poteva rimanere in testa al campionato per tutto un girone, e il Vicenza di Guidolin poteva arrivare a un passo dalla conquista della finale della Coppa delle Coppe (si, ci manca anche quella).

Insomma, ci manca moltissimo il fascino delle inimitabili favole scritte dalle provinciali del calcio italiano, e speriamo che ritornino subito.

Il calcio in televisione

Una volta il fascino del calcio significava anche attendere le 18 per vedere le prime immagini dai campi della Penisola. Oppure rimanere con le orecchie attaccate alla radio per ascoltare, in religioso silenzio, le voci di Tutto il calcio minuto per minuto, voci diventate familiari e magiche per noi.

Ok, la comodità e la velocità di un Diretta Gol in televisione è qualcosa di inimmaginabile fino a poco tempo fa. Ma il fascino di uno “Scusa Cucchi, intervengo dal Del Duca per segnalare il vantaggio dell’Ascoli” non ha paragoni. E nemmeno quello di andarsi a cercare le notizie sul televideo.

Il fascino dell’ignoto

Quando non c’era Youtube, quando non sapevamo tutto di ogni singolo giocatore comparso sulla faccia della terra, ad agosto si sognavano i grandi colpi di calciomercato, il nuovo Batistuta, il nuovo Zidane, il nuovo Romario. E puntualmente, a settembre, ci vedevamo arrivare in casa orde di bidoni inverecondi, gente che non era in grado di fare tre palleggi consecutivi e che in campo poteva starci solo a fare la bandierina del corner, forse manco quella.

Era il bello del fascino dell’ignoto, che ci faceva sognare sulle ali dei nomi esotici e degli stranieri di impatto. Aridatece Alì Samereh.

Gli uomini veri

Non c’erano fighette, non c’erano calciatori con le scarpe fluorescenti, con le creste, con il gel o con i cerchietti. No, una volta in campo c’erano uomini veri che non avevano paura di prendersi calcioni, ma anche, ovviamente, di tirarli.

Non c’erano troppi convenevoli, si scendeva in campo, si giocava, ci si prendeva anche per il collo, ma poi tutti amici come prima. Per noi, l’immagine di quel calcio che non c’è più, è Jaap Stam che si fa ricucire l’arcata sopraccigliare senza muovere un muscolo, aspettando solo di tornare in campo a delinquere.

La schedina

Si, potersi giocare un under 5.5 calci d’angolo ad una partita a caso del campionato moldavo è una conquista dell’umanità, pure piuttosto grossa. Ma il fascino della schedina del Totocalcio, quelle 13 partite da indovinare, senza fronzoli, solo uno-ics-due, resta immutabile e ineguagliabile.

L’attesa per il posticipo, per sperare nel miracolo di un 12 o, volesse Iddio, addirittura di un 13, e l’attesa per la pubblicazione del montepremi e delle quote delle vincite. Magia, brividi, sogno.

Il gossip

Prima dell’avvento di Twitter, Facebook, Instagram, il gossip pallonaro era anche qualcosa di piacevole. Le prime storie d’amore tra calciatori e veline, velonze, velone. Le prime conquiste di giocatori che irrompevano nel mondo dello spettacolo, le storie d’amore indimenticabili come quella tra Inzaghino e la Marcuzzi o Bobone Vieri e la Canalis.

Poi, piano piano, è andato tutto a donne di facili costumi. In quasi tutti i sensi.

La genuinità

In tempi in cui tutto è costruito, tutto è comunicazione, tutto è marketing, ci manca da morire la splendida genuinità del calcio di una volta. Quella di presidenti come Romeo Anconetani o Costantino Rozzi, oppure quella di allenatori che sono passati alla storia come, uno su tutti, Carletto Mazzone. Gente che non aveva paura di dire quello che pensava, senza filtri, senza ragionamenti, senza pensare all’effetto delle dichiarazioni sul titolo in borsa. Insomma, il calcio pane e salame che tanto ci faceva emozionare.

Le partite tutte insieme

Il calcio spezzatino ci ha convinti del fatto che abbiamo fame di calcio a tutte le ore, tutti i giorni. Per cui, da settembre in poi, c’è qualcosa da vedere dal lunedi alla domenica. Eppure, una volta, gli appuntamenti erano fissi e ineludibili. Le partite cominciavano tutte insieme, la domenica pomeriggio, tranne il posticipo serale. E c’era la magia del mercoledi di Coppa, con le squadre in campo tutte insieme, anche per la Coppa UEFA. Che non si chiamava Europa League.