Norbert Peter Stiles, il Boia sdentato Norbert Peter Stiles, il Boia sdentato
È passato quasi mezzo secolo, oramai, da quella storica semifinale fra Inghilterra e Portogallo, valevole l’accesso alla finale della Coppa del Mondo 1966. Erano... Norbert Peter Stiles, il Boia sdentato

È passato quasi mezzo secolo, oramai, da quella storica semifinale fra Inghilterra e Portogallo, valevole l’accesso alla finale della Coppa del Mondo 1966. Erano senza dubbio altri tempi: i calciatori non andavano all’allenamento in Ferrari, non si facevano creste assurde ai capelli, non andavano dall’estetista e, soprattutto, non sperperavano soldi in donnine perché non navigavano nell’oro. Non la stragrande maggioranza, almeno. Lontani anni luce dai nostri infighettati giocatori metrosexual, quei cari reperti storici di un’altra epoca giocavano per un solo obiettivo: sputare sangue, e farlo sputare agli altri.

A questa nobile ma poco osannata categoria apparteneva un uomo unico nel suo genere, forse il primo vero antesignano dei mediani mordi-caviglie, che in campo seminavano terrore e menischi spezzati come se si trovassero a porre rimedio ad una inusuale carenza di pazienti in un reparto ospedaliero. Il suo nome era, (e continua ad essere) Norbert Peter Stiles, il Boia.

2
Nato negli anni ’40 nel quartiere operaio di Collyhurst, alla periferia di Manchester, la sua infanzia fu segnata da un clima di povertà e di bruttezza sociale e fisica inauditi: basso, gracile, con le ginocchia orrendamente storte, quasi totalmente cieco e con una stempiatura che faceva provincia, Norbert faceva apparentemente parte di quella schiera di ragazzotti coperti di fango e bitume destinati dal fato a non trovare vie di fuga dal grigiore della propria esistenza. Ma Nobby aveva un dono che gli altri non possedevano: sapeva giocare a calcio, o quantomeno, a qualcosa che gli somigliasse vagamente.

Fu così che Nobby trovò le forze ed il coraggio di lanciarsi nel mondo del pallone professionistico, abbandonando gli scassati campetti di cemento del suo quartiere e, si racconta, anche quasi tutti i denti, seminati in giro per Collyhurst dopo una terrificante facciata in seguito ad un scontro di gioco e sostituiti da una dentiera che amava togliersi prima delle partite, così da terrorizzare gli avversari col suo ghigno innaturale da nano malefico.


C’è chi dice che la colpa fosse stata della piorrea, ma a noi ci piace pensare che li abbia sacrificati in nome di un obiettivo più alto: diventare uno dei giocatori-chiave di quella magica Coppa alzata nel 1966 dall’Inghilterra.

Il Manchester United gli offrì l’occasione di emergere e lui non se la fece sfuggire: nel 1960, a 18 anni, esordì nella massima serie inglese contro il Bolton e da lì fu un incredibile crescendo. Brutto come la morte, fastidioso come le tasse, Nobby fece di necessità virtù e portò a livelli mai visti la brutalità calcistica.

4

Operaio d’estrazione sociale, amava trasferire questa sua peculiarità sull’erba e darci dentro come se da ogni pallone strappato agli avversari dipendesse la sua paga giornaliera. Lo chiamavano, non a caso, il Boia: ogni suo tackle era infatti una sentenza per gli avversari, costretti in un modo o nell’altro a cedere il pallone o i legamenti.

Matt Busby, allenatore del Manchester, non gli chiese mai di impostare il gioco o di infilare la palla in rete: gli bastava che Nobby inquadrasse le caviglie avversarie, e lui come un cecchino lo faceva, grazie alle lentine che indossava per ovviare alla cecità.

Con la maglia dei Red Devils Norbert vinse da protagonista un pacco di trofei, guadagnandosi la chiamata in nazionale di Alf Ramsey, in occasione dei mondiali del 1966. Fresco vincitore di un campionato inglese e destinato a vincerne un secondo poco dopo, Stiles conquistò i cuori dell’intera nazione inglese, diventando uno dei protagonisti assoluti di quel mondiale.

È passato quasi mezzo secolo ma in pochi hanno dimenticato la sua ossessiva marcatura su Eusebio, in semifinale col Portogallo: la Pantera Negra non vide la palla per 90 minuti, neanche per sbaglio. Fece lo stesso capolavoro di Gentile su Maradona, ma lo fece 16 anni prima con meno fisico, meno baffi e meno notorietà: un’impresa che permise all’Inghilterra di affrontare quella storica finale contro la Germania Ovest, di vincerla e di alzare la prima e unica Coppa del Mondo della sua storia.

Gabriele Li Mandri
Twitter: @Milandrenko

Related Posts

Il colpo di genio di Peter Crouch dopo la rovesciata di Ronaldo

2018-04-03 20:44:29
delinquentidelpallone

18

Peter Schmeichel: un colosso tra i pali

2015-10-15 11:28:05
delinquentidelpallone

18

Il capocannoniere della Premier League 2019/20 sarà Teemu Pukki

2019-08-17 15:59:49
delinquentidelpallone

8

Dani Ceballos si è già preso l’Arsenal

2019-08-17 13:51:08
delinquentidelpallone

8

La partita perfetta di Jason Denayer

2019-08-17 08:57:41
delinquentidelpallone

8

Lasse Schöne farà divertire i tifosi del Genoa

2019-08-16 22:58:50
delinquentidelpallone

8