Non sparate su Josip Posavec Non sparate su Josip Posavec
Recitare il ruolo del numero uno non è mai molto facile, per tutta una serie di motivi che non staremo qui ad elencare. Ci... Non sparate su Josip Posavec

Recitare il ruolo del numero uno non è mai molto facile, per tutta una serie di motivi che non staremo qui ad elencare. Ci sono, in genere, due possibilità. Due situazioni che mettono a dura prova le tue doti, tecniche e soprattutto caratteriali. Due situazioni diametralmente opposte ma per le quali servono comunque doti non indifferenti.

Ci sono quei portieri – di solito quelli delle grandi squadre- che spesso restano inattivi per tutta la partita, felici di osservare i propri compagni che stringono d’assedio la metà campo avversaria. Ma che, poi, tutto d’un tratto, vengono chiamati in causa, magari per l’unico intervento della partita. Quella è forse la dote più importante per i portieri intenzionati a diventare i custodi dei pali di una grande squadra. Farsi trovare pronti in quella che può essere l’unica occasione della partita.

Lì è questione di testa, di rimanere concentrati per 90 minuti senza mai mollare. Ed è difficile, tremendamente difficile. Proprio per questo sono pochi i grandissimi.

Ma c’è anche un’altra situazione, del tutto diversa, che può mettere alla prova i nervi di un portiere. La situazione in cui la porta da difendere è quella di una squadra che lotta per non retrocedere, una squadra abituata a subire un mare di tiri in porta, una squadra obbligata per sua natura a soffrire. In quelle squadre, il portiere può esaltarsi. Ergersi ad ultimo baluardo e cercare in tutti i modi di salvare la baracca.

Anche in quel caso, però, di facile non c’è niente. Essere costretti a subire il fuoco avversario per 90 minuti può esaltarti, e regalarti gli applausi di tutti, quando riesci a fare la partita perfetta. Ma può anche esporti a figuracce, perché diciamocelo, il ruolo del portiere è il più ingrato. Se un attaccante sbaglia una palla gol clamorosa, magari viene messo in croce per un po’, ma poi, a meno di casi che fanno storia, finisce tutto in archivio. Ma se sbaglia il portiere, bè, nel migliore dei casi tocca mettere a referto un gol per gli altri.




E’ quello che è successo ieri sera al San Paolo a Josip Posavec, un ventenne croato che quest’estate si è ritrovato a difendere la porta di una delle squadre più disastrate di questa serie A: il povero Palermo di questi tempi, che sta provando a rimettere insieme i cocci di una stagione infelice.

E Josip Posavec, tra tutti, è quello che più di tutti si trova le patate bollenti tra le mani: perché gira e rigira, è lui che deve provare a metterci una pezza. La partita di ieri sera, poi, è stata esemplare. Il gol di Mertens ce l’ha decisamente e innegabilmente lui, sulla coscienza. Una palla innocua che gli passa incredibilmente sotto le gambe si può etichettare solo con la più infausta delle parole calcistiche: papera.

Ma, se non ci fosse stato Josip Posavec, il Palermo avrebbe resistito poi così tanto? Il portiere croato, fino a quel momento, aveva parato tutto: con il meglio del suo repertorio, vale a dire le parate di istinto e di riflessi, specialità in cui è tra i migliori in Italia, nonostante tutto. Non è un caso che il presidente Zamparini si sia innamorato di lui, al punto da dichiarare che è “il miglior portiere che il Palermo abbia mai avuto”.

Ma, soprattutto, ieri sera Posavec è stato bravo a mettere subito in archivio l’errore: con il Napoli alla disperata ricerca del gol del 2-1, sarebbe stato facile mollare gli ormeggi e prendere un altro gol. Posavec, però, ha resettato la situazione e si è rimesso a parare tutto quello che poteva. Il punticino strappato al San Paolo porta soprattutto la sua firma.

L’impresa rosanero è quasi disperata. Ma Josip Posavec, l’ultimo baluardo di Palermo, non mollerà tanto facilmente.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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